C'è un confine sottile tra l'occasione persa e il delitto sportivo, e l'Atalanta a Bruxelles ha deciso di varcarlo con una nonchalance disarmante. Alla fine, guardare il tabellone e calcolare se quei tre punti avrebbero garantito la Top 8 è un esercizio di masochismo inutile. Ciò che resta, e che brucia come sale sulle ferite, è la consapevolezza di aver gettato alle ortiche un'opportunità colossale ancor prima del fischio finale. In una delle serate più buie della storia europea recente, non è scesa in campo la squadra capace di incantare il continente, ma una sua controfigura sbiadita, svuotata di quella ferocia agonistica che dovrebbe essere il marchio di fabbrica della casa. Mentre sugli altri campi i risultati si incastravano come in un puzzle magico offrendo la qualificazione su un piatto d'argento, i nerazzurri restavano a guardare, incapaci di azzannare una partita che chiedeva solo di essere vinta.

L'ECLISSI DELL'ANIMA E L'ASSENZA DI REAZIONE - L'aspetto più inquietante non è la sconfitta in sé, ma la totale assenza di pulsazioni vitali. Per novanta minuti si è atteso invano uno scatto d'orgoglio, una scintilla che potesse ribaltare un'inerzia negativa palese fin dalle prime battute. Invece, il nulla. Nemmeno dopo lo svantaggio, nemmeno di fronte allo spettro di una figuraccia contro un avversario modesto, la squadra ha saputo alzare i giri del motore. È mancato l'aggancio emotivo alla gara, quella capacità di "sentire" il momento che distingue i campioni dai semplici giocatori. Il gol subito non è stato un incidente, ma la logica conseguenza di un atteggiamento passivo, quasi rassegnato, che ha trasformato una notte di possibile gloria in un incubo a occhi aperti.

IL TURN-OVER: QUANDO LA STRATEGIA DIVENTA BOOMERANG? - Sul banco degli imputati finiscono inevitabilmente le scelte di Raffaele Palladino. La rivoluzione dell'undici titolare ha inviato allo spogliatoio un messaggio subliminale pericoloso: la priorità è il Como, l'Europa può attendere. Una valutazione che, col senno di poi, si è rivelata un boomerang devastante. Certo, la sfida di campionato è cruciale per la rincorsa, ma sacrificare l'ambizione internazionale sull'altare della gestione delle energie è un azzardo che una grande squadra non dovrebbe permettersi. Anche un'Atalanta "B" avrebbe dovuto avere la meglio sull'Union Saint-Gilloise, ma se la testa non funziona, le gambe non girano. E i correttivi, arrivati solo a ripresa inoltrata, sono suonati come un tentativo tardivo di chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati.

IL PARADOSSO DI DR. JEKYLL E MR. HYDE - Il problema strutturale, ormai endemico, è questa schizofrenia competitiva. L'Atalanta è diventata un enigma a tratti irrisolvibile: una formazione tecnicamente attrezzata per battere chiunque, ma mentalmente fragile al punto da poter perdere contro chiunque. Vincere le battaglie impossibili e cadere nelle guerre di posizione sta diventando un leitmotiv stucchevole. 

LA GENESI DEL RIMPIANTO - Sarebbe però miope limitare l'analisi al disastro belga. Il mancato accesso diretto agli ottavi è la somma di una serie di peccati commessi lungo il cammino. Ora bisognerà rialzarsi, come sempre, ma la sensazione è che il credito di fiducia verso la maturità di questo gruppo si stia assottigliando partita dopo partita.

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Sezione: Copertina / Data: Gio 29 gennaio 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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