Non si placa la polemica sulla direzione di gara di Michael Fabbri nel quarto di finale di Coppa Italia. Se il 3-0 finale dell'Atalanta potrebbe far pensare a una serata tranquilla per la terna arbitrale, l'episodio del rigore concesso per il tocco di mano di Bremer resta una ferita aperta nel dibattito calcistico. Graziano Cesari, dagli studi di Sport Mediaset, rincara la dose con un'analisi supplementare che va oltre la semplice moviola, toccando i fondamenti della biomeccanica e dell'essenza del gioco. Per l'ex fischietto internazionale, la gestione del VAR, l'esitazione al monitor e l'applicazione robotica del regolamento portano a un voto gravemente insufficiente: un 4,5 che suona come una bocciatura senz'appello per l'arbitro della sezione di Ravenna. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Graziano, lei ha definito "imbarazzante" l'intera gestione dell'episodio, assegnando un 4,5 in pagella a Fabbri. Si riferisce solo alla decisione finale o anche alla procedura con cui si è arrivati al fischio?
«Mi riferisco a tutto il contesto, che diventa imbarazzante dal momento in cui il gioco si ferma. Quando un arbitro viene richiamato al VAR, la situazione deve essere gestita diversamente. Non puoi stare lì davanti al monitor a discutere o a mostrare incertezza. Quando vai alla review devi essere deciso, devi essere convinto. Quell'esitazione prolungata trasmette insicurezza a tutti: giocatori, panchine e pubblico. Se la tecnologia ti mostra l'immagine, la decisione deve essere presa con autorità, cosa che a Fabbri è mancata totalmente».
Guardando l'episodio con gli occhi di un calciatore, non viene il dubbio che questa interpretazione del regolamento rischi di cambiare la strategia stessa del gioco?
«Vi faccio una provocazione, ma fino a un certo punto. Io non so giocare a calcio, ma se fossi un attaccante oggi, vedendo come vengono valutati questi episodi, cambierei strategia: cercherei sistematicamente di calciare sulle mani del mio avversario. Sembra che ormai, in qualsiasi modo un difensore si trovi in area, se la palla tocca il braccio sia rigore automatico. Se basta trovarsi lì per essere puniti, stiamo trasformando il calcio in un tiro al bersaglio sulle braccia piuttosto che verso la porta».
Si invoca spesso l'oggettività e l'aumento del volume corporeo per giustificare questi rigori. Ma tecnicamente, analizzando la biomeccanica di Bremer, cosa avrebbe dovuto fare il difensore brasiliano per evitare il fischio?
«La mia analisi resta ferma su questo punto: spiegatemi voi cosa deve fare un giocatore che arriva in quella posizione. Bremer è completamente sbilanciato con il corpo all'indietro, arriva con il piede sinistro in avanti in scivolata. In quella dinamica, le braccia servono per non cadere, per bilanciarsi. Qui il difensore non fa nulla di attivo. Se ci nascondiamo dietro la parola "oggettività", allora chiudiamo il discorso: ogni tocco è rigore e fine della discussione. Ma il calcio è movimento. Guardate il braccio: è piegato, non rigido, e soprattutto non va mai verso il pallone, non lo cerca mai. Punire questo movimento naturale significa ignorare la realtà fisica del gioco. Per questo il 4,5 è inevitabile».
Cesari chiude il caso con una sentenza tecnica che va oltre il tifo: il rigore di Bergamo è il simbolo di un corto circuito tra regolamento scritto e dinamica di campo. E il voto basso a Fabbri è la naturale conseguenza di una serata gestita senza la necessaria sensibilità calcistica.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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