Il risultato finale di 3-0 potrebbe far pensare a una gara a senso unico, ma l'episodio che ha stappato il match tra Atalanta e Juventus continua a far discutere. Negli studi di Sport Mediaset, la moviola di Graziano Cesari si accende sull'episodio cruciale del primo tempo: il calcio di rigore concesso ai nerazzurri per il tocco di mano di Bremer sul cross di Ederson. Mentre Luciano Spalletti ha liquidato la questione con un'accettazione che sapeva di rassegnazione (o ironia), l'analisi tecnica dell'ex fischietto internazionale è impietosa verso la decisione presa dalla squadra arbitrale. Tra i tempi di reazione del VAR, la dinamica biomeccanica del gesto e il concetto stesso di punibilità, Cesari non usa mezzi termini, arrivando a definire la sanzione come la negazione stessa del gioco del calcio. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Graziano, partiamo dalle dichiarazioni di Spalletti nel post-gara. Il mister ha detto "è rigore perché l'ha fischiato", mostrando un grande fair play apparente. Lei però ha letto nelle sue parole una sfumatura diversa?
«Assolutamente no, non chiamiamolo fair play. Spalletti è stato chiaramente sarcastico, il suo era un commento amaro e ironico. E ha ragione ad esserlo se andiamo a vedere come si è sviluppata l'azione. Siamo al minuto 21: c'è un lancio per Ederson che cerca di rimettere il pallone in mezzo. In quel momento, al minuto 21.39, Bremer tocca il pallone con la mano. In diretta nessuno si accorge di nulla: l'arbitro Fabbri è in buona posizione, potrebbe giudicare, ma lascia correre. Addirittura il giocatore dell'Atalanta rientra in campo e riprende a giocare normalissimamente. Il gioco viene fermato solo un minuto e quindici secondi dopo per l'intervento del VAR. Evidentemente da Lissone hanno sentito il dovere di "aiutare" Fabbri in questo modo, ma la dinamica lascia enormi perplessità».
Entriamo nel dettaglio tecnico. Perché, secondo la sua lettura, questo non doveva essere calcio di rigore? Quali sono i criteri che scagionerebbero Bremer?
«Guardate bene le immagini. Affinché ci sia calcio di rigore punibile per fallo di mano, devono esserci dei requisiti precisi: non ci deve essere una distanza ravvicinata, la mano deve andare verso il pallone e, soprattutto, deve esserci un movimento innaturale del braccio che non sia giustificato dalla corsa o dal gesto tecnico. Io qui vedo l'esatto opposto. La distanza è ravvicinatissima. Inoltre, Bremer sta effettuando un movimento di stop nella corsa: quando ti fermi bruscamente, è automatico e biomeccanico alzare le braccia per bilanciare il corpo ed equilibrarti. Se non lo fai, cadi. Non si può chiedere ai difensori di saltare o correre con le braccia dietro la schiena come ha fatto Di Lorenzo in altre occasioni, quella sì che è una postura innaturale».
Quindi la sua sentenza è netta: l'intervento del VAR e la decisione di Fabbri sono un errore concettuale?
«Ti posso dire una cosa in tutta onestà? Questo è anticalcio. Lo ripeto: è l'anticalcio. Bremer non può mai smaterializzare la mano in quella frazione di secondo, non può spostarla e non può tagliarsela. È un movimento congruo alla dinamica di gioco. Punire un intervento del genere significa andare contro la natura stessa di questo sport. È un rigore che non esiste».
Cesari chiude il collegamento con una condanna senza appello verso l'interpretazione moderna dei falli di mano. Per l'Atalanta è il rigore che ha spianato la strada verso la semifinale, per la Juventus e per l'ex arbitro resta l'amarezza di una decisione che sembra premiare il regolamento a discapito della logica di campo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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