Di solito, quando un club presenta l'acquisto più caro della propria storia, la sala stampa è un teatro: musica, slogan, la parola «ambizione» ripetuta come un ritornello. A Zingonia, giovedì, è successo il contrario. Cristiano Giuntoli ha speso i primi minuti a ringraziare la proprietà — la famiglia Percassi, Steve Pagliuca, e Luca Percassi «vicino tutti i giorni» — e i secondi a chiedere pazienza, due volte. Poi la frase che vale l'intera conferenza: «Il nostro è un percorso, non è un evento». Quaranta milioni, presentati a bassa voce.
Stiamo parlando di comunicazione, non di tattica, ma è una comunicazione che dice molto. Perché Jonathan Rowe — cinque milioni di prestito, trenta di riscatto obbligatorio, cinque di bonus, il record che scavalca El Bilal Touré e Gianluca Scamacca — arriva in una classifica che segna sei punti, gli stessi del Cagliari di domani sera, tre giorni dopo un Olimpico perso nel recupero. In un contesto così, il prudente direttore non poteva presentare un trofeo: ha presentato un attrezzo. E ha usato la pazienza anche come scudo, perché un ragazzo di 23 anni con quella cifra sulle spalle non ha bisogno di sentirsi dire che deve salvare la stagione.
Curiosità che l'inglese ha rivelato lui stesso, e che vale più di dieci slide di presentazione: quest'estate, in vacanza, ha incontrato Ademola Lookman, cioè l'uomo che ha vestito la sua maglia numero 11 e che a Dublino ha scritto la pagina più alta della storia del club. «Aveva soltanto delle belle cose da dire sull'Atalanta», ha raccontato Rowe, e ammette che quel colloquio l'ha motivato prima ancora che cominciasse la trattativa. Il predecessore come procuratore inconsapevole. Poi la distinzione, che è il tratto più maturo dell'intera conferenza: «In campo lui ha le sue qualità, io ho le mie. Siamo due calciatori e due uomini diversi». Ma torniamo a ciò che serve al campo.
Perché il motivo tecnico dell'operazione non è cambiato dal 20 agosto. Contro l'Hapoel, contro il Sassuolo e a Roma gli esterni nerazzurri hanno prodotto pochissimo nell'uno contro uno, cioè nella cosa che Maurizio Sarri ha chiesto pubblicamente più volte. Rowe è stato preso per quello, per la scossa negli ultimi venti metri, e dopo una settimana intera di allenamenti è pronto per la prima da titolare, in una serata in cui anche Franck Kessie potrebbe avere spazio dall'inizio. Tenete presente che il ragazzo, a Bologna, ha segnato otto gol in 45 partite, quattro dei quali in Europa League, e che nel 2025 ha deciso ai supplementari una finale europea Under 21. Non è un'incognita: è un giocatore che sa dove sta la porta quando la partita pesa.
C'è però un dettaglio della stessa serata che completa il quadro e rende la parola «percorso» meno retorica. Mentre Giuntoli presentava un inglese da quaranta milioni, il club chiudeva l'intesa totale per il rinnovo di Giorgio Scalvini, cresciuto a Zingonia e ormai fra i più esperti dello spogliatoio. Nel giorno in cui una voce storica del vivaio come Osvaldo Palazzini lamentava ai nostri microfoni esclusivi di TuttoAtalanta.com l'assenza di un vero leader dopo l'addio di de Roon, la risposta è arrivata in due atti: uno comprato, uno coltivato. È così che un percorso si distingue da un evento.
Gli eventi si applaudono la sera stessa. I percorsi si aspettano. A Bergamo, per una volta, hanno pagato quaranta milioni per il secondo.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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