Nel ventre dell'Allianz Arena, a pochi istanti da una sfida che sa di missione ai limiti dell'impossibile, la voce della dirigenza nerazzurra suona ferma, lucida e intrisa di un orgoglio che va ben oltre il severo tabellone dell'andata. Luca Percassi, Amministratore Delegato del club bergamasco, si presenta ai microfoni di Prime Video per inquadrare il ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro il colosso Bayern Monaco. Nessuna illusione di rincorse fantascientifiche, ma la solida consapevolezza di chi sa quanto sudore e quanta programmazione servano per calcare stabilmente palcoscenici di questa caratura. Dalla consacrazione di un leader silenzioso come Marten de Roon alla valorizzazione del vivaio nostrano, il dirigente risponde anche alle prestigiose suggestioni tricolori sollevate da Clarence Seedorf, ribadendo come il miracolo della Dea non sia frutto del caso, bensì di una filosofia aziendale incrollabile. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
I tifosi ormai lo chiamano "sindaco", se non addirittura "Presidente della Repubblica" con un marcato accento bergamasco. Alla luce di questo legame viscerale, possiamo affermare che Marten de Roon sia diventato il simbolo assoluto di questo club, destinato a restare a Bergamo a vita o finché lo desidererà?
«Diciamo che, in questo preciso momento, le nostre aspettative nei suoi confronti sono ancora altissime sotto il profilo puramente sportivo e agonistico. Pretendiamo e ci aspettiamo ancora tantissimo da lui come giocatore, per cui il suo focus principale deve rimanere saldamente concentrato sulle dinamiche del campo. Marten rappresenta per tutti noi una garanzia assoluta, un punto di riferimento che conosciamo benissimo sia per le sue immense qualità umane che per la sua abnegazione tattica. Andiamo avanti insieme con grande soddisfazione».
Restando legati alle dinamiche del campo, ripartire da quel pesantissimo 1-6 subìto all'andata non è un'impresa semplice a livello psicologico. Come inquadra la sfida di questa sera? Inoltre, considerando le vette toccate fin dall'era Gasperini, quali sono le tempistiche previste nella vostra mente affinché la squadra possa ritornare a essere stabilmente protagonista in Champions League, come lo è stata fino al recente tracollo interno?
«Credo sia doveroso fare una premessa fondamentale: se stasera questa squadra si appresta a giocare un ottavo di finale all'Allianz Arena, lo fa con pieno e assoluto merito, traguardo conseguito sfoderando prestazioni di altissimo livello nel corso del girone. Raggiungere la semplice qualificazione alla Champions League è già di per sé un'impresa complessa; approdare alla fase a eliminazione diretta e agli ottavi lo è immensamente di più. Pertanto, ritengo sia vitale conferire la giusta importanza, il giusto peso specifico e il dovuto rispetto a ciò che questo gruppo ha saputo ottenere. Siamo perfettamente consapevoli e obiettivi nell'ammettere che all'andata, a Bergamo, si potesse e si dovesse fare decisamente meglio per arginare l'avversario. Tuttavia, ci siamo scontrati contro una corazzata che, nell'attuale panorama calcistico, rappresenta senza ombra di dubbio una delle massime espressioni europee. Affrontiamo questo ritorno con la chiara consapevolezza delle nostre indubbie qualità, nutrendo la forte speranza di offrire una prestazione nettamente superiore, ma restando altrettanto lucidi nel riconoscere la forza devastante di un avversario a cui persino il nostro saggio e maturo pubblico ha tributato il giusto onore, riconoscendone la straordinaria qualità».
Allargando lo sguardo alle prospettive future, Clarence Seedorf ha poc'anzi sollevato una riflessione molto affascinante dallo studio: per la costante crescita palesata e per la qualità del gioco espressa negli anni, questo club dovrà prima o poi competere dichiaratamente per lo Scudetto. Qual è la rotta del vostro progetto aziendale e sportivo da questa sera in avanti?
«La nostra filosofia societaria è scolpita nella pietra e non subirà variazioni. Se saremo così bravi e capaci da mantenere questi standard elevatissimi, continuando a centrare i traguardi straordinari che abbiamo consolidato in questi anni, sarebbe già di per sé uno scenario fantastico e un successo enorme. Sappiamo perfettamente quanto sia feroce e complessa la competizione, specialmente all'interno dei confini italiani. Eppure, ascoltando con grande attenzione il vostro dibattito in studio sull'utilizzo degli stranieri, mi riempie di orgoglio poter sottolineare un dato per noi vitale: stasera possiamo vantare ben dieci calciatori italiani in rosa, di cui sei cresciuti, formati e plasmati direttamente all'interno del nostro settore giovanile. Queste sono le vere, grandi soddisfazioni che certificano la bontà del nostro lavoro. Il progetto dell'Atalanta prosegue esattamente su questo binario: manterremo la testa lucida e i piedi ben piantati per terra, ma sempre accompagnati dalla sfrenata ambizione di poter continuare a vivere, e far vivere alla nostra gente, notti magiche e prestigiose come queste».
Lucidità manageriale e incrollabile fierezza. Luca Percassi blinda le ambizioni della Dea, respingendo le pressioni di chi chiede traguardi impossibili, ma rivendicando con forza il miracolo di un modello societario sano, capace di esportare il talento italiano nell'Olimpo del calcio europeo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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