Vigilia di campionato e profumo d'Europa. L'Atalanta, rinvigorita dal pesante successo di Bologna, si prepara ad ospitare il Torino alla New Balance Arena per continuare la sua rincorsa. Per leggere le carte della sfida e analizzare il momento d'oro dei nerazzurri, TuttoMercatoWeb ha intercettato Massimo Donati. Il doppio ex, protagonista in entrambe le piazze, offre uno sguardo lucido sul cambio di marcia impresso da Raffaele Palladino e sulle prospettive della Dea.
LA CURA PALLADINO E IL RAMMARICO JURIC - Il sorpasso in classifica e l'entusiasmo ritrovato hanno un nome e un cognome. Donati non ha dubbi nell'individuare la chiave della svolta: «Si è ricreato entusiasmo e la voglia di ripetere il recente passato. Quando c’è un cambio d’allenatore è sempre difficile, ma Palladino sta facendo un buon lavoro ricompattando il gruppo. Ha inciso soprattutto sotto l’aspetto mentale». L'ex centrocampista spezza però una lancia anche in favore del predecessore, Ivan Juric, il cui esonero brucia ancora per le modalità: «Juric ha avuto molta sfortuna. A livello di gioco non vedo tantissime differenze, ma la testa fa tanto e Palladino è stato bravo a risollevarla. Ivan ha pagato il dazio del "post-Gasperini": quando va via un gigante del genere, è sempre difficile reggere le aspettative, indipendentemente dai risultati».
I NUOVI LEADERS: CDK E LA MOSSA ZALEWSKI - L'analisi si sposta poi sui singoli che stanno trascinando la squadra. Se Ederson è una certezza («La sua presenza si sente sempre, non si discute»), la vera sorpresa è la maturazione di Charles De Ketelaere: «È diventato un vero leader - spiega Donati - Palladino sta facendo un grande lavoro con lui e con tutta la rosa». E a proposito di intuizioni tattiche, l'adattamento offensivo di Zalewski riscuote consensi: «È una buona soluzione che dà equilibrio e qualità. Una bella intuizione che offre una valida alternativa a Lookman: avere giocatori bravi come loro è fondamentale».
CUORE ZINGONIA: DA BERNASCONI A PERICO - L'esordio del giovane Bernasconi è l'assist per aprire il libro dei ricordi e celebrare l'eterna inesauribilità del vivaio atalantino. «È una scuola di vita oltre che di calcio», ricorda Donati con emozione, dedicando un pensiero commosso a Mino Perico, figura storica del settore giovanile recentemente scomparsa: «Purtroppo è venuto a mancare un mister che era importante per noi. In quella famiglia c’è tanta professionalità umana e tecnica. Bernasconi è solo l'ultimo di una lunga serie che farà grande la Dea». Il paragone corre alla "banda Vavassori" del 2001 e a quella di Colantuono: «Eravamo forti, un bel gruppo con un mister motivato. Sia nel 2001 che nel 2007 avremmo potuto raggiungere l'Europa, avevamo corsa, qualità e temperamento».
LA SFIDA COL TORO - Sabato sera, però, non ci sarà spazio per i sentimentalismi. Donati vede i nerazzurri favoriti, soprattutto per una questione psicologica: «A livello mentale arriva molto meglio l’Atalanta. Il Torino a Verona l’ho visto bene, e Petrachi è un direttore navigato che sa cosa fare, ma la stagione di Baroni è ancora a metà e serve tempo. Vedo una Dea che proverà a fare la partita, forte del suo momento, ma nel calcio tutto può succedere».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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