Atalanta in scena in Belgio per affrontare l’Union Saint-Gilloise, una delle squadre più antiche e affascinanti del calcio belga. Un vero fenomeno moderno che l’ha vista risalire dalla seconda divisione alla Champions League in pochi anni e senza spese folli, ma valorizzando giovani talenti. È Antonio Sorrentino, storico collaboratore di Monza-News e profondo conoscitore del Club belga, a presentarci l’ultima partita del girone di Champions League dei nerazzurri. Una sfida particolare: la squadra belga non è matematicamente eliminata, ma difficilmente potrà accedere ai playoff, mentre l’Atalanta, già qualificata, punta a consolidare il proprio cammino.
LA FAVOLA UNION SAINT-GILLOISE
Che squadra è l’Union Saint-Gilloise e come si presenta in questo momento?
«È la squadra campione del Belgio dopo novant’anni – confida ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Da cinque stagioni è tornata stabilmente nella Serie A belga e da allora è sempre stata nelle primissime posizioni. Tuttavia è una squadra molto rimaneggiata rispetto allo scorso anno. Nella sessione di mercato estiva, e anche recentemente, ci sono stati parecchi cambiamenti. Il calciomercato ha di fatto tolto circa cinque undicesimi della formazione titolare che aveva vinto lo Scudetto, tra cui pedine importanti come Ivanovic e il capitano Moris. Al momento l’USG è una squadra in corsa su tutti i fronti, ma numericamente molto corta, con una rosa di pochi giocatori, tutti molto utilizzati. Gioca praticamente ogni tre giorni e, nonostante la sosta più lunga, arriva alla sfida con un po’ di fiato corto. Sabato scorso, in campionato, c’erano tre squalificati, di cui due difensori. Giocando con la difesa a tre e con solo quattro difensori di ruolo più una bandiera che, in tre anni, non ho mai visto giocare titolare, l’allenatore ha dovuto adattare una mezzala nel ruolo di braccetto difensivo».
Come arriva l’USG alla partita con l’Atalanta?
«Con 5 partite consecutive senza vittorie fuori casa in campionato. Dopo 22 giornate, però, hanno perso solo due volte, entrambe per 1-0 in trasferta contro Club Brugge e Anderlecht, che sono le rivali dirette per lo Scudetto, anche se nell’ultimo mese e mezzo hanno rallentato, soprattutto in trasferta, dove pareggiano spesso e faticano a vincere. Il dato positivo è l’ottima difesa, con circa 12 gol subiti, mentre le altre squadre di vertice ne hanno almeno dieci in più. Al momento sono primi in classifica».
E il cammino in Champions?
«Il cammino europeo era partito bene, con una vittoria importante contro il PSV Eindhoven. Loro hanno una mentalità particolare. Ai sorteggi speravano di affrontare Real Madrid e Barcellona, squadre di altissimo livello, per misurarsi, fare esperienza e offrire una vetrina ai propri giocatori, in linea con la filosofia del Club che è quella di scovare talenti per lo più sconosciuti, comprarli a poco e rivenderli ricavando plusvalenze. Non plusvalenze stratosferiche per diventare ricchi. L’obiettivo, infatti, è quello di valorizzare i giocatori e poi lasciarli andare in Club più importanti. Sono molto legati ai loro ex. Li seguono e li celebrano».
Non sono matematicamente eliminati, ma per qualificarsi ai playoff di Champions serve un miracolo. Tutto troppo facile per l’Atalanta?
«Domenica l’Union ha uno scontro diretto in campionato e settimana prossima l’andata della semifinale di Coppa del Belgio, un trofeo davvero alla sua portata. Ma nonostante questi impegni e sebbene la Champions non sia più una priorità, scenderanno in campo per dare il massimo, com'è nella loro filosofia. Quindi nessuno sconto per l’Atalanta».
TATTICA E ASSENZE
Non dobbiamo aspettarci nessun turnover?
«Passare il turno è quasi impossibile, ma l’Union vuole onorare la competizione. C’è arrivata e vuole giocarsela fino in fondo. Tra l’altro, in Champions, contro le grandi non ha fatto male dal punto di vista del gioco proposto. Contro il Bayern, ad esempio, ha retto fino al 50’, salvo subire due gol in due minuti che hanno chiuso la partita. A Madrid ha tenuto botta fino al 40’, quando è andata sotto di un gol, ma al 90’ era ancora sul 2-1 e ha persino sprecato l’occasione del 2-2 prima di subire il terzo gol. Anche contro l’Inter aveva iniziato molto bene e poi ha pagato il grande divario. Tutti danno sempre il massimo, ma il gap tecnico alla lunga emerge. Del resto, il livello medio del campionato belga non è lo stesso di quello italiano. È meno tecnico e paragonabile alla nostra Serie B».
Che tipo di gioco propone la squadra belga?
«L’Union è una squadra prudente: gioca in difesa e riparte in contropiede sfruttando attaccanti veloci. Lavora molto anche sui calci piazzati. Due dei tre centrali sono molto strutturati fisicamente e anche Mac Allister, pur non essendo così alto, si fa sentire sulle ribattute in area. Il problema è che, quando vanno sotto contro squadre più forti, spesso faticano a reggere. Se subiscono il primo gol, rischiano di prendere anche il secondo. Ed è lì che una squadra come l’Atalanta, se sblocca la partita, può anche dilagare».
Quindi l’Atalanta come dovrebbe affrontare l’USG?
«L’Union Saint-Gilloise vive soprattutto di contropiede. Contro un’Atalanta che gioca con intensità e ritmo, non credo abbia grandi possibilità di creare problemi. Sarei sorpreso se l’Atalanta non vincesse. L’importante è sbloccarla, perché se si resta sullo 0-0 fino al 60’, la partita può diventare un po’ più pericolosa. Però, ripeto, l’Union non è al massimo della forma, ha tanti impegni e una rosa corta. Davanti, ad esempio, ruotano tre titolari, perché il quarto attaccante è appena rientrato da un’operazione alla caviglia ed è fuori praticamente da tutto il precampionato. Gli altri sono giocatori di contorno. Di questi tre che ruotano, però, due non ci saranno: David, il centravanti che in contropiede è l’uomo chiave, è squalificato, mentre Rodriguez, soprannominato “la roccia”, che quest’anno ha segnato una decina di gol ed è probabilmente il pericolo numero uno, è infortunato».
Come credi si schiereranno in campo?
«Credo che giocheranno con una sola punta, supportata da un trequartista o da una finta seconda punta. La punta dovrebbe essere Florucz, un giocatore austriaco di origine rumena, re dei bomber in Slovenia nella passata stagione. Non ha fatto benissimo finora. Aveva iniziato bene, poi ha avuto un paio di problemi al polpaccio ed è uscito dalle rotazioni. Ha comunque caratteristiche interessanti perché è un buon rigorista e ha un bel sinistro. Probabilmente partirà da solo davanti. Per me il più forte, comunque, è Zorgane, una mezzala che quando sta bene è dominante in mezzo al campo. È algerino e lo chiamano “il maestro”, non tanto per i piedi, ma per il possesso della mediana».
ATALANTA E PALLADINO
Del cammino in Champions dell’Atalanta, invece, cosa ne pensi?
«Con l’Athletic ha sprecato un’occasione e ora la situazione si è complicata. Comunque, andando ai playoff, con un buon sorteggio e giocando il ritorno in casa, per me l’Atalanta può anche arrivare ai quarti come nella sua stagione migliore».
E in campionato?
«Credo che la scelta iniziale sia stata sbagliata. A me Juric come allenatore non dispiace, ma non lo vedo all’altezza di una squadra che gioca stabilmente in Europa. Con Palladino c’è stata una sterzata e per me ora l’Atalanta non è fuori dai giochi per i primi quattro posti. Qualcuno davanti può calare e io non credo nemmeno che il Como possa farcela».
Sei stato il primo a intervistare mister Palladino quando era arrivato alle giovanili del Monza. Era un predestinato?
«Era la sua prima esperienza da allenatore, all’inizio del suo percorso nelle giovanili. Quello è stato praticamente il primo anno in cui è stato capo allenatore, perché l’anno precedente collaborava con altri nelle categorie più basse. Si sentiva portato, pronto e si è messo in luce. Tutti dicevano che sarebbe arrivato tra i grandi, ma non si pensava così presto, anche perché la sua Primavera si fermò in semifinale, mentre quella dell’anno dopo, anche un po’ per fortuna, conquistò la promozione. Quando è stato scelto sulla panchina del Monza per sostituire l’esonerato Stroppa, onestamente tutti pensavamo che fosse una scelta azzardata, ma evidentemente Galliani aveva ragione e ci aveva visto bene. Palladino, oltre a essere umile e alla mano, è ambizioso e determinato. Gli avevano proposto, visto che la prima sarebbe stata contro la Juve, di prendere il timone della squadra la partita successiva, ma lui volle accettare subito la sfida, esordendo con l’1-0 alla Juventus. È un allenatore molto esigente e per me avrà una bella carriera».
Per chiudere, che consiglio dai all’Atalanta per la partita di domani?
«Il “consiglio” non è tecnico, ma solo quello di rispettare il clima di festa dei tifosi avversari. Quella dell’Union è una tifoseria che ha un’identità fortissima: una squadra profondamente legata al suo quartiere, tifata dai “vecchi” e dai figli dei vecchi, dagli immigrati italiani di ieri e da quelli di oggi. Una tifoseria fedele, vera. La classica squadra che fa simpatia, quella che arriva dal basso, che si guadagna tutto sul campo e che viene seguita con affetto anche da chi non è tifoso. Un po’ come l’Atalanta, il Chievo o il Monza dei primi anni di Palladino».
L’Union Saint-Gilloise si presenterà in campo con il consueto spirito combattivo e la mentalità di squadra compatta, pronta a dare il massimo nonostante qualche difficoltà. L’Atalanta, dal canto suo, dovrà fare attenzione ai contropiedi e agli uomini chiave della squadra belga, anche se il divario tecnico e la continuità di rendimento favoriscono i nerazzurri. Sarà quindi una partita in cui rispetto e attenzione saranno fondamentali, ma pure l’intensità e la capacità di sbloccare subito il match potrebbero fare la differenza. Non si giocherà solo per i punti, ma anche per confermare il valore e la solidità di due squadre con filosofie diverse e storie profonde: una in ascesa dal basso e l’altra già da anni protagonista in Europa.
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