Mercoledì sera al Lotto Park l’Atalanta ha superato due limiti in un colpo solo. Il primo, quello auspicato, riguarda il passaggio alla fase a eliminazione diretta: un obiettivo centrato, sebbene attraverso un sentiero più accidentato del previsto. Il secondo, decisamente da evitare, è quello della linea sottile che separa la leggerezza dalla superficialità. Un rischio che Raffaele Palladino aveva paventato alla vigilia, ma che non è riuscito a scongiurare.

TURNOVER: COLPEVOLE O NECESSARIO? - Quando il risultato è negativo, il dito indice punta sempre sulle scelte. Ha sbagliato Palladino a fare eccessivo turnover? Forse, ma il precedente di Verona (dove mancava solo Scamacca) dimostra che anche i titolarissimi possono fallire l'approccio. Inoltre, in un calendario così fitto, le rotazioni sono un dovere per non arrivare "cotti" a sfide cruciali come quella di Como. La verità è che le cosiddette "seconde linee" nerazzurre avrebbero dovuto essere più che sufficienti per avere la meglio su un Union SG già eliminato e privo di grandi stelle, ma motivato a chiudere con onore davanti al proprio pubblico.

LA GALLERIA DEGLI ORRORI - Il vero allarme risuona nella ciclicità di questi blackout - analizza a raggi 'X' L'Eco di Bergamo -. La "galleria degli orrori" della stagione comincia ad essere affollata: Pisa, Parma, Udine, Sassuolo (con Juric), Verona, Genoa e ora Union SG, senza dimenticare il quarto d'ora di follia col Bilbao. Si pensava che la Champions fosse l'unico palcoscenico in grado di garantire stimoli automatici, ma Bruxelles ha smentito questa tesi. Non è un problema di allenatore (Palladino, risultati alla mano, ha risolto tante grane della gestione precedente), né di singoli, visto che hanno giocato tutti. È un difetto di fabbrica mentale: una volta su tre, la squadra spegne l'interruttore.

NODO TATTICO E DUELLI PERSI - C'è poi un aspetto di campo. Il calcio evolve e gli avversari hanno imparato a leggere la Dea. L'Atalanta va in crisi contro il blocco basso, la densità centrale e le ripartenze veloci. Il tecnico dei belgi, Hubert, ha studiato le sfide col Bruges e ha replicato lo spartito: difesa attenta e disposizione a specchio (3-4-3). Quando ci si mette a specchio, solitamente vince chi ha più qualità nei duelli individuali. Paradossalmente, mercoledì i duelli li hanno vinti quasi tutti i giocatori di casa.

I SINGOLI: CHI SI SALVA E IL CASO SAMARDZIC - Nel grigiore generale, si salvano le certezze. Carnesecchi è inamovibile, Scalvini è il più in forma della retroguardia, mentre De Ketelaere ha raggiunto una maturità tale da emergere anche nel caos (i suoi strappi ci sono sempre). Bene anche la solidità di Ederson e de Roon. Discorso diverso per i giovani Bernasconi e Ahanor (errori di gioventù concessi), mentre apre un dibattito la prova di Lazar Samardzic. Schierato esterno d'attacco, ha steccato ancora. Il serbo ha sempre dato il meglio da mezzala o trequartista puro, ruoli che il 3-4-3 fatica a contemplare. Forse, con l'inserimento di Raspadori, si potrà vederlo in futuro come inventore alle spalle di due punte, per non disperdere il suo talento in fascia.

Al netto delle critiche, l'Atalanta è dentro. Da metà febbraio si apriranno nuovi orizzonti europei. Se qualcuno lo considera scontato, citofonare a Napoli, Marsiglia o Ajax, che la coppa la guarderanno dal divano. Ora però serve resettare: Como, Juventus in Coppa Italia e i playoff non ammettono più cali di tensione.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Ven 30 gennaio 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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