È tempo di vigilia, è tempo di parole. L'Atalanta scalda i motori in vista della delicata trasferta di domenica sera (ore 20:45) allo stadio Luigi Ferraris contro il Genoa. Un test probante per la formazione orobica, chiamata a confermare il buon momento di forma e a gestire le energie dopo le fatiche europee, facendo i conti con qualche defezione importante in difesa. Raffaele Palladino ha incontrato i media presso la sala conferenze dell'Accademia Favini al Centro Sportivo Bortolotti.
La vigilia è stata segnata da un'emozione profonda, che ha toccato le corde più intime dello spogliatoio andando ben oltre il calcio giocato. Palladino racconta con grande umanità i giorni difficili vissuti dal gruppo per il lutto che ha colpito Pasalic: «È stata una settimana toccante. Ieri siamo volati in Croazia per portare fisicamente la nostra vicinanza a Mario, perché in questi momenti delicati è fondamentale fargli sentire che siamo con lui». Una situazione che porta inevitabilmente a una scelta di cuore prima che tecnica: «Domani Mario non sarà della partita, è giusto che in questo momento stia al fianco della sua famiglia. Noi lo aspettiamo a braccia aperte».
IL TABÙ TRASFERTA – Archiviate le emozioni, l'attenzione si sposta sul campo e sulla necessità di confermare i segnali di ripresa. Il tecnico ha le idee chiare sullo stato di salute della squadra dopo l'ultimo turno: «Dalla sfida contro il Cagliari ho ricevuto risposte importanti, sia sul piano del risultato che della prestazione, ma ora serve continuità». Il vero banco di prova sarà il rendimento esterno, un trend negativo che dura da troppo tempo: «Domani ci attende una grande prova di maturità. C'è un dato che dobbiamo invertire assolutamente: non vinciamo lontano da casa dal 21 settembre. Per noi è fondamentale tornare a fare bottino pieno in trasferta, scendendo in campo con gli stessi stimoli feroci mostrati tra le mura amiche».
FANTASIA AL POTERE – C'è un filo rosso che collega i talenti della trequarti nerazzurra, ed è la richiesta specifica di anarchia organizzata. Il paragone tra Samardzic e De Ketelaere non è solo suggestione giornalistica, ma trova conferme nelle parole di Palladino: «Voglio che i miei giocatori offensivi godano della massima libertà per esprimere il proprio talento. Il discorso vale per Charles così come per Lazar: Samardzic ha tutte le qualità tecniche per interpretare questo ruolo e non fa mai mancare il suo impegno in fase di non possesso».
L'INSIDIA GENOA – Lo sguardo si allarga anche all'orizzonte del campionato e al prossimo ostacolo sulla tabella di marcia. Il tecnico tiene alta la guardia in vista della sfida contro il Grifone: «Ci aspetta un confronto con una squadra tosta, capace di abbinare quantità a qualità. Contro il Genoa voglio vedere un'Atalanta feroce, che scenda in campo con la stessa mentalità battagliera degli avversari».
EMERGENZA E RISORSE – La conta degli assenti non deve diventare un alibi. Palladino serra i ranghi e chiede uno sforzo extra al gruppo: «Al di là di chi mancherà, pretendo il 110% da parte di tutti. Ho studiato diverse soluzioni per il reparto avanzato». Buone notizie arrivano dall'infermeria e dalla panchina: «Sulemana è recuperato ed è una pedina fondamentale per velocità e capacità nel dribbling, così come diventano cruciali risorse come Daniel Maldini e Zalewski. Anche Scalvini è pronto: per noi è un giocatore imprescindibile e sicuramente potrà dare il suo contributo per blindare la difesa».
LABORATORIO TATTICO – Tra le pieghe della conferenza c'è spazio anche per l'evoluzione tattica della Dea. Si parla della possibilità di vedere un regista basso, esperimento già intravisto in passato: «È una soluzione che ho già testato a Firenze. Abbiamo centrocampisti con l'intelligenza giusta per farlo e, quando la gara lo richiederà, l'Atalanta saprà adottare anche questo assetto». Focus anche sui calci piazzati, divenuti fattore decisivo: «Ci lavoriamo tantissimo in allenamento. Dobbiamo insistere perché le palle inattive sono una componente che può aiutarci concretamente anche in zona gol».
IL JOLLY MUSAH – Yunus Musah, il cui eclettismo sta conquistando la fiducia dello staff tecnico: «È un ragazzo estremamente positivo, mi piace molto il suo approccio al lavoro quotidiano. È un giocatore intelligente, un vero jolly capace di ricoprire più ruoli nello scacchiere: merita anche lui la sua occasione».
LA SCOMMESSA MALDINI – C'è un nodo da sciogliere che riguarda il talento di Daniel Maldini, un giocatore che Palladino conosce bene e che aspetta di vedere sbocciare anche a Bergamo. Il tecnico usa bastone e carota: «Con me a Monza ha dimostrato qualità cristalline, ma qui non abbiamo ancora ammirato il vero Maldini. La mia speranza è quella di sbloccarlo presto». La fiducia resta intatta, ma non è un assegno in bianco: «La stima c'è, ma il posto va guadagnato ogni giorno sul campo. Sono convinto che lo rivedremo ai suoi livelli». Intanto, l'assenza di Lookman apre un ballottaggio interessante: «Sia lui che Sulemana si giocano quella posizione, è una sana competizione».
CUORE ROSSOBLÙ – Impossibile non aprire il libro dei ricordi quando l'avversario si chiama Genoa. Per Palladino è un tuffo in un passato glorioso, fatto di nomi che hanno scritto la storia recente del nostro calcio: «Ricordo compagni straordinari come Palacio, Milito, Thiago Motta, e tecnici come Juric e Gasperini. Grazie a quel periodo e a quei maestri sono arrivato a vestire la maglia della Nazionale, sentendomi al top della carriera». Un legame affettivo che resiste al tempo, pur senza risvolti professionali recenti: «Ho ricordi meravigliosi della piazza e dei risultati raggiunti insieme. Non sono mai stato contattato per allenarli, ma domani per me sarà comunque una gara dal sapore particolare».
ORECCHIE SORDE AL MERCATO – Un monito chiaro sull'approccio alla gara e sulle voci che iniziano a circolare con l'avvicinarsi della sessione invernale. La partita di domani non avrà nulla a che fare con i precedenti di Coppa: «Sarà una sfida diversa, dove servirà la mentalità giusta sin dal primo minuto». E sulle sirene di mercato, Palladino erige un muro per proteggere il gruppo: «Non mi piace parlarne, anche perché ritengo di avere già una rosa forte. Non voglio che ci siano distrazioni: abbiamo una montagna da scalare e serve la massima concentrazione sul percorso, senza guardarsi attorno».
GAMBA E PROFONDITÀ – L'analisi tattica dell'avversario rivela tutto il rispetto per un Genoa capace di ferire. Palladino mette in guardia sulle caratteristiche del Grifone: «Hanno tanta varietà e qualità, sanno attaccare la profondità con ferocia grazie a molti giocatori di gamba». Non sarà una gita di piacere, ma una battaglia sportiva: «Vogliamo fare la partita su un campo tradizionalmente difficile, imponendo la nostra mentalità giusta sin dal fischio d'inizio».
LA RISORSA UNDER 23 – L'emergenza assenze accende i riflettori sul serbatoio della seconda squadra, un asset strategico per il club. Il tecnico conferma la totale osmosi tra i due gruppi: «Lavoriamo a stretto contatto con loro, spesso li aggrego durante gli allenamenti. Per l'Atalanta è fondamentale credere nel progetto Under 23: sappiamo che all'occorrenza possono darci una mano concreta».
SCALARE LA MONTAGNA – Stimolato sulle parole della proprietà e dell'Ad Luca Percassi e sugli orizzonti stagionali, l'allenatore nerazzurro non si pone limiti ma predica costanza. «Il campionato è ancora lungo e la volontà della società è chiara: puntare in alto». La metafora scelta è quella alpinistica: «Dobbiamo scalare una montagna importante. Per riuscire a vincere e salire in vetta serve che tutti, tifosi compresi, continuino a spingere con questo entusiasmo. L'Atalanta è, prima di tutto, una famiglia».
FIDUCIA A SCAMACCA – Un passaggio chiave è dedicato al centravanti azzurro, al centro del progetto tecnico ed emotivo. L'approccio di Palladino è protettivo e fiducioso: «Ai giocatori devi dare sostegno costante. Sono molto orgoglioso di come questo gruppo, compreso Scamacca, stia ripagando la mia fiducia». I margini sono ancora inesplorati: «Per me Gianluca ha ancora un potenziale di crescita enorme, e lo sta dimostrando giorno dopo giorno».
LEADERSHIP TECNICA – La chiosa finale è per De Ketelaere, ormai consacrato a leader tecnico della manovra. «Non è solo bravo in zona gol», sottolinea il mister, «è un riferimento totale tra giocate, assist e movimenti. Sta dimostrando di essere un giocatore straordinario». Ma la responsabilità realizzativa non può pesare solo sulle punte: «I gol devono arrivare anche dagli esterni e dai centrocampisti. Per noi trovare la via della rete con più interpreti è fondamentale».
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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