Alessandro Tacchinardi non ha dubbi: il vero asso nella manica tirato fuori nella notte dell'Olimpico porta il nome di Yunus Musah. L'ex centrocampista, analizzando il prezioso pareggio in rimonta strappato dall'Atalanta nella semifinale d'andata contro la Lazio, ha speso parole al miele per il mediano statunitense, capace di firmare la rete del definitivo 2-2 e di prendersi sulle spalle la squadra nel momento del bisogno.

UN MARTELLO IN MEDIANA E L'INTUIZIONE SUL MERCATO - Ospite negli studi di Sport Mediaset, l'opinionista ha sviscerato i segreti del pirotecnico match capitolino, esaltando la lungimiranza della dirigenza orobica, capace di fiutare l'affare in estate prelevando il giocatore in prestito con diritto di riscatto dal Milan. «Si sta rivelando un acquisto davvero eccellente - ha sottolineato Tacchinardi -. Nel calcio moderno abbiamo visto tutti quanto pesino e contino i gol che arrivano dai centrocampisti. Parliamo di un profilo estremamente dinamico e interessante: è un vero e proprio martello in mezzo al campo. Per quanto mi riguarda, meriterebbe ancora più spazio e maggiore fiducia per le enormi qualità che possiede e per lo spazio che si sta meritatamente ritagliando».

LA GESTIONE PALLADINO - La crescita esponenziale dell'ex rossonero non è però frutto del caso, ma di un minuzioso lavoro quotidiano. Tacchinardi ha infatti voluto allargare il compasso dei complimenti, riconoscendo i meriti indiscussi dell'allenatore nerazzurro nella gestione del gruppo: «Palladino è bravissimo a tenere sempre tutti i suoi giocatori sul pezzo, pronti a dare il massimo quando chiamati in causa. E questo, per un tecnico, è un grandissimo pregio».

IL RISPETTO PER LA PROTESTA BIANCOCELESTE - La lucida disamina si è poi spostata sul surreale contesto ambientale che ha fatto da cornice alla sfida di coppa, inevitabilmente condizionato dal duro sciopero del tifo di casa. «Conosco benissimo l'energia e la spinta vitale che sa dare quella curva - ha ammesso l'ex centrocampista con un pizzico di amarezza -, e umanamente mi è dispiaciuto molto non vedere gli spalti gremiti. Tuttavia, nutro il massimo rispetto per la loro protesta e per la scelta che hanno deciso di portare avanti».

La palla passa ora al prato della New Balance Arena. Con un Musah in questo stato di grazia e una squadra capace di non disunirsi mai dopo due pesanti svantaggi, i novanta minuti di Bergamo si preannunciano come l'ultimo, infuocato ostacolo prima del sogno chiamato finalissima.

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Sezione: Interviste / Data: Gio 05 marzo 2026 alle 01:26
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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