Il sole terso di una mattinata bergamasca ha provato a scaldare i cuori gonfi di tristezza di chi si è radunato per l'ultimo, struggente saluto a Giuseppe Savoldi. Nella suggestiva cornice della Chiesa di Ognissanti al Cimitero Monumentale, il popolo nerazzurro e l'intero panorama calcistico italiano si sono fermati per rendere omaggio a un fuoriclasse che ha saputo volare altissimo in area di rigore, restando però sempre profondamente ancorato ai valori irrinunciabili della famiglia, della modestia e della lealtà.

L'ORGOGLIO DEL FIGLIO E IL VUOTO INCOLMABILE - A squarciare il rispettoso e commosso silenzio della cerimonia sono state le toccanti testimonianze degli affetti più intimi. La figlia Guya ha ricordato l'insegnamento primario lasciato in dote al nipote Lorenzo e a tutti i presenti: la forza d'animo di provarci sempre, manifestata con fierezza anche durante i brevi mesi della malattia. Ma a far vibrare le corde dell'emozione è stata l'accorata confessione del figlio Gianluca, intervenuto anche a nome dei piccoli Ludovico e Giorgio. «So di averti deluso tante volte, questo è il mio più grande dispiacere. Essere tuo figlio mi è costato pregiudizi e aspettative troppo alte, ma sono fiero di essere il tuo "figlio di papà"», ha ammesso con la voce rotta, ricordando come l'ex centravanti, pur potendo godere dei riflettori da star assoluta, avesse sempre prediletto la via della semplicità, scovando la felicità nei più piccoli dettagli del quotidiano.

LE NOTTI DI PONTERANICA E L'AMICIZIA CON LO SVEDESE - Tra i circa duecento presenti accorsi per l'ultimo abbraccio all'idolo cittadino, spiccavano i volti storici di chi ha condiviso fatiche e spogliatoi, da Pier Luigi Pizzaballa a Bortolo Mutti, passando per Adelio Moro, Giorgio Magnocavallo, Lele Messina, Claudio Foscarini e Marino Magrin. Il ritratto forse più intimo e inaspettato lo ha però dipinto Glenn Stromberg. L'icona scandinava non fece in tempo a incrociare il bomber sul prato, arrivando a Bergamo l'anno successivo al suo ritiro, ma ne divenne assiduo vicino di casa. «Negli otto anni all'Atalanta ho vissuto nella sua palazzina. I nostri figli giocavano insieme e nei weekend finivamo nel suo seminterrato in una ventina a raccontarci storie infinite fino a notte fonda, era impossibile staccarsi», ha rivelato l'ex capitano, svelando il lato più genuino e aggregante del campione.

L'OMELIA E I COLORI DI UNA CARRIERA LEGGENDARIA - Sulla bara, scortata infine verso il forno crematorio, si intrecciavano i drappi di una carriera irripetibile: le bandiere del Bologna, le sciarpe deposte dal club Napoli Bergamo Azzurra e, immancabile, una speciale maglia nerazzurra col numero nove realizzata per l'occasione dalla società. – come sottolinea il resoconto de L'Eco di Bergamo – anche l'omelia pronunciata da padre Marco Bergamelli ha saputo centrare l'essenza dell'uomo, dichiarandosi certo che l'altissimo gli farà i complimenti per aver sfruttato i propri straordinari talenti fisici e per l'immenso amore donato alla moglie Eliana. A rappresentare il corso moderno del club, guidato oggi da mister Raffaele Palladino verso i trionfi della New Balance Arena, era presente un'impeccabile delegazione dell'Under 15 atalantina.

OLTRE I NUMERI, IL RICORDO DEL FRATELLO - Il viaggio terreno di questo straordinario attaccante si conclude ricongiungendosi spiritualmente al compianto fratello Titti, anch'egli talento puro sbocciato troppo presto e volato via prematuramente nel 2008. I centosessantotto gol siglati nella massima serie restano scolpiti a fuoco negli almanacchi, ma la caratura umana lasciata in eredità alla sua Bergamo ha un peso specifico destinato a sfidare l'eternità.

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Sezione: Altre news / Data: Dom 29 marzo 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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