La musica e il grande calcio, due passioni viscerali che si fondono in un'unica sinfonia nel cuore pulsante di Eros Ramazzotti. Il celebre cantautore romano si prepara a vivere un'estate semplicemente indimenticabile, pronto a coronare il prossimo 27 giugno l'enorme sogno di esibirsi sul prato dell'Allianz Stadium con la tappa torinese del suo tour "Una storia importante". In attesa di infiammare e far cantare a squarciagola il proprio pubblico, l'artista ha tracciato un bilancio a tutto tondo sul momento storico vissuto dalla sua amata Juventus e sulle speranze della Nazionale azzurra, regalando aneddoti struggenti e curiose visioni di mercato.
LA CURA DEL MISTER E LA VOLATA EUROPEA - L'analisi della complessa annata bianconera non può prescindere dall'impatto tecnico e umano avuto dalla nuova guida in panchina. L'artista spende parole intrise di stima assoluta per Luciano Spalletti, un professionista incrociato e apprezzato fin dai tempi dello Zenit San Pietroburgo, quando l'allenatore era un assiduo frequentatore dei suoi concerti in terra russa. «Sta compiendo un miracolo sportivo in piena regola», sottolinea il musicista, ricordando il preoccupante smarrimento tattico della rosa prima del suo provvidenziale sbarco a ottobre. La rincorsa verso un posto in Champions League è irta di insidie, con la Roma e il sorprendente Como pronti a vendere cara la pelle. Proprio sui lariani guidati in panchina da Cesc Fabregas, il cantante esprime sincera ammirazione per il gioco spettacolare offerto in campo, pur nascondendo un velo di rammarico per l'assenza di talenti italiani nell'undici titolare. Sulla lotta per il tricolore, invece, l'ammissione è lucidissima: lo scudetto sembra un affare blindato per l'Inter, considerata a mani basse la corazzata più forte e completa del campionato.
L'EREDE DI DEL PIERO E I DESIDERI DI MERCATO - Il presente e il futuro sportivo della Vecchia Signora portano orgogliosamente il nome di Kenan Yildiz. Nelle giocate vellutate del fantasista turco, il romano rivede la stessa tenacia e la medesima fame di gol che caratterizzavano il leggendario Alessandro Del Piero, doti agonistiche ormai sempre più rare nel calcio moderno. Un legame speciale a distanza, testimoniato da frequenti scambi di messaggi, che culminerebbe idealmente in un duetto canoro sulle note dell'iconico brano «Un'emozione per sempre». Sul fronte delle trattative, – come riferisce La Gazzetta dello Sport – le idee tattiche sono chiare e inamovibili. Guai a mettere in discussione Dusan Vlahovic: tra le stuzzicanti alternative straniere come Jonathan David o Lois Openda, la scommessa resta ciecamente riposta nel tanto atteso rinnovo del bomber serbo. I sogni proibiti per colmare il divario tecnico con le big d'Europa si chiamano Bernardo Silva, Jeremy Doku, Savinho o l'inesauribile Federico Valverde, pur confessando che il vero capolavoro sarebbe lanciare definitivamente un fenomeno italiano cresciuto nel settore giovanile. Nemmeno l'affascinante suggestione di un Robert Lewandowski a parametro zero, caldeggiata pubblicamente dal grande David Trezeguet, riesce a fargli sognare stravolgimenti nel reparto avanzato.
LA NOSTALGIA DI VIALLI E IL CALCIO ROMANTICO - Il tifo viscerale per i colori di Torino affonda le proprie radici in un'epoca d'oro e irripetibile. I ricordi volano dolcemente agli allenamenti passati a rincorrere il pallone sotto la pioggia insieme a mostri sacri del calibro di Gianluca Vialli e Zinedine Zidane, sotto lo sguardo austero ma paterno di Marcello Lippi. L'immagine del compianto attaccante cremonese, armato di una piccola telecamera per immortalare ogni istante della cavalcata trionfale in Europa, provoca brividi nostalgici che stridono pesantemente con l'atteggiamento dei giocatori attuali, spesso definiti mediocri e viziati da stipendi fuori mercato. Restano indelebili le emozioni vissute in quegli anni magici, come i lusinghieri complimenti ricevuti direttamente dall'Avvocato Gianni Agnelli in tribuna a Monaco di Baviera, purtroppo oscurati dalla ferita mai rimarginata per la finalissima di coppa persa contro il Borussia Dortmund. Oggi, a trent'anni esatti dall'ultimo trionfo continentale e a secco di scudetti da sei lunghe stagioni, il cantautore chiede un immediato e drastico cambio di rotta: la dirigenza, dopo le inevitabili scelte sbagliate per ricalcare l'epopea di Andrea Agnelli, deve affidarsi a figure profondamente innamorate e competenti, capaci di regalare nuove e travolgenti vittorie a una generazione di tifosi più giovani, tra cui spicca proprio il suo appassionatissimo figlio.
L'APPELLO A GATTUSO E I SEGRETI DEL PALCO - Non c'è spazio solo per la Juventus nei pensieri dell'artista. In vista della decisiva e bollente trasferta della Nazionale in terra balcanica contro la Bosnia, il suo messaggio per il commissario tecnico Gennaro Gattuso è un vero e proprio urlo di battaglia: «Azzurri, servono umiltà, grinta e rispetto». La stessa dirompente energia che lui metterà sul palco, sfoggiando a sessantadue anni una forma fisica invidiabile grazie ai dieci chili smaltiti con la ferrea dieta delle mele. Un uomo risolto e in pace con se stesso, che se potesse rinascere non esiterebbe un solo istante a riprendere in mano il microfono, allontanando con un sorriso i falsi miti della vita da rockstar: le uniche dolci pazzie della sua esistenza sono state esclusivamente quelle dettate dall'amore per le mogli Michelle Hunziker e Marica Pellegrinelli. Nessuna macumba o strana superstizione, se non un affetto smisurato e incondizionato per i gatti neri. Un artista totale, pronto a trasformare lo stadio in un tempio di pura emozione.
Una dichiarazione di fedeltà eterna per la maglia bianconera e per la magia del pallone. Ramazzotti si conferma un fuoriclasse impareggiabile anche lontano dagli studi di registrazione, dettando lo spartito di una sinfonia calcistica che promette ancora di far sognare a occhi aperti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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