La marcia di avvicinamento dell'Italia verso il tanto agognato traguardo mondiale si arricchisce di un ostacolo psicologico imprevisto e potenzialmente letale. Sulla strada degli Azzurri ci sarà la ruvida e spigolosa Bosnia guidata dall'eterno Edin Dzeko, una nazionale che si presenterà all'appuntamento decisivo con il sangue agli occhi. Non bastava la normale, asfissiante tensione di una finale da dentro o fuori: la truppa tricolore ha incautamente fornito motivazioni extra agli avversari, scatenando un'ondata di rabbia nei Balcani a causa di un'esultanza televisiva percepita come una profonda mancanza di rispetto.

L'AUTOGOL MEDIATICO E L'ORGOGLIO FERITO - Quella che nelle intenzioni doveva rimanere una genuina manifestazione di sollievo da spogliatoio, si è trasformata in un vero e proprio boomerang a favor di telecamera. Le scene di giubilo di Federico Dimarco, Sebastiano Esposito e Guglielmo Vicario al termine della lotteria dei rigori di Cardiff, trasmesse in mondovisione, hanno fatto sentire i futuri rivali pesantemente sminuiti. «Avevate paura del Galles e vi sentite già al Mondiale? Ora vi facciamo vedere», è il grido di battaglia che serpeggia in queste ore a Zenica e dintorni. Un fuoriprogramma evitabile che costringerà i nostri a una prova di maturità supplementare: imporre il proprio tasso tecnico senza farsi divorare dall'emotività e dalle provocazioni di un avversario ferito nell'orgoglio.

LA VERITÀ DEI NUMERI E IL DIVARIO TECNICO - L'ipocrisia, tuttavia, non aiuta ad analizzare lucidamente i reali valori in campo. – come analizza Fabio Licari nel suo editoriale su La Gazzetta dello Sport – sperare di incrociare la formazione bosniaca piuttosto che i britannici era l'opzione oggettivamente e razionalmente più auspicabile. Il ranking Fifa è un indicatore eloquente: settantunesimo posto per i balcanici contro il trentacinquesimo dei dragoni. Ma il calcio non è il tennis, contano le dinamiche del campo. Il Galles vantava un ritmo forsennato, forgiato nella fisicità della Premier League, e un organico superiore. Al contrario, la squadra dell'est, capace di qualificarsi a un solo Mondiale in Brasile nel 2014 e perennemente in affanno in Nations League, mostra tutti i suoi limiti strutturali non appena il livello dell'avversario si alza.

IL FATTORE AMBIENTALE E I PRECEDENTI BENEAUGURANTI - Esiste poi un aspetto ambientale e logistico che sposta ulteriormente l'ago della bilancia a nostro favore, una dinamica nota anche a chi, come mister Raffaele Palladino, sa bene quanto il calore del pubblico possa incidere sulle prestazioni interne alla New Balance Arena. Giocare a Cardiff, in un catino ribollente di quarantamila anime, avrebbe rappresentato un inferno sportivo. Lo stadio di Zenica, al contrario, offrirà una cornice decisamente meno asfissiante: a causa di sanzioni disciplinari e stringenti motivi di ordine pubblico, l'impianto ospiterà al massimo novemila spettatori. Un catino ridimensionato dove, peraltro, la nostra Nazionale ha già saputo dettare legge in tempi recenti, imponendosi con un secco tre a zero nel 2019 e un comodo due a zero l'anno successivo sotto la guida tecnica di Roberto Mancini.

La strada per le Americhe resta ampiamente alla portata, ma in uno scontro secco il confine tra l'impresa e il dramma è sottilissimo. L'Italia dovrà dimostrare di essere superiore sul campo, disinnescando con la freddezza dei forti la trappola dell'orgoglio balcanico inutilmente stuzzicato.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 12:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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