Derby italiano o sfida all'Europa? Il responso dell'urna previsto per il mezzogiorno di oggi dirà molto, se non tutto, rispetto alle velleità europee delle squadre di casa nostra. Partite per motivi differenti come vere outsiders della competizione, ma per ragioni altrettanto variegate identificabili alla stregua di vere e proprie mine vaganti che presumibilmente tutte le altre squadre coinvolte nell'urna preferirebbero evitare.
Del Napoli è superfluo aggiungere altro rispetto ai responsi forniti a ciclo continuo e regolare dal rettangolo verdea prescindere dagli avversari affrontati e dalle competizione nella quale hanno avuto l'ardire di pararsi di fronte all'armata di Spalletti. Se per il gioco espresso da parte dei partenopei sono già stati utilizzati litri di inchiostro ed una altrettanto cospicua dose di megabyte, non si è probabilmente sottolineata a sufficienza l'impermeabilità difensiva della stra-capolista del nostro campionato. Una solidità che fa del Napoli una candidata autorevole anche per il trono d'Europa e che vede come uomo copertina un “antieroe” come Alex Meret. Una carriera, quella del friulano, inaugurata con le stimmate del predestinato alla successione di Gigi Buffon come massimo rappresentante del ruolo nel nostro calcio, ma che mai come nella stagione in corso ha visto decollare la sua traiettoria di rendimento. Un paradosso, soprattutto guardando all'indietro, ad un'estate vissuta sull'uscio in attesa di una squadra disposta a scommettere sul suo rilancio dopo un finale di stagione da incubo nel passato campionato che sembrava avere convinto tutti che la fine della sua esperienza all'ombra del Vesuvio fosse l'unica strada possibile per riacquistare la serenità. Una prospettiva che fu ad un passo dal realizzarsi quando squadre lontane dai vertici continentali come Spezia ed Empoli bussarono alla porta di Giuntoli convinte delle rispettive possibilità di portarselo a casa. L'addio era davvero ad un passo e la lungimiranza del Direttore Sportivo dei Campioni d'Italia in pectore si rivelò fondamentale nel mantenere il punto, evitando di investire su un profilo come Keylor Navas e conferendo fiducia ad un portiere che si sta dimsotrando come un fattore decisivo anche alla riprova della massima manifestazione continentale.
Nessun gol subito nell'esperienza agli ottavi anche dalle due milanesi, con il fronte Milan che ha riconfermato le doti da “marziano” di Magic Mike Maignan. Difficile reperire in giro per l'Europa un estremo difensore in grado di essere tanto incisivo quanto il francese. Sebbene in una stagione travagliata a causa dei continui acciacchi che lo hanno privato di mesi di campionato e di Champions League, l'estremo difensore dei rossoneri si manifesta come il fuoriclasse più inequivocabile a disposizione di Pioli. Carattere da leader assoluto e qualità che incidono sullo sviluppo di gioco al punto tale da far ritenere le sue parate come la semplice ciliegina su una torta ben più corposa. Il pensiero che qualcuno abbia avuto l'ardire di metterne in dubbio professionalità e traiettoria nel corso dei mesi più difficili non necessita di ulteriori commenti.
E poi c'è Andrè Onana: arrivato all'Inter quasi in sordina come alternativa low cost ad Handanovic, l'ex portiere dell'Ajax ha consacrato il suo status a livello continentale sfoderando una serie di prestazioni da supereroe proprio nella competizione continentale. Al contrario di Maignan le sue doti in fase di possesso palla ne avevano spesso metto in ombra l'agilità e l'affidabilità alla difesa della propria porta, quasi come a volerne giustificare la scelta in nome di un tentativo azzardato di affacciarsi alla modernità del ruolo.
La realtà ha recitato un canovaccio ben diverso: Onana riesce ad infondere sicurezza all'intero reparto difensivo pure con le caratteristiche di spensierata follia che lo caratterizzano. Le sue parola da leader pronunciate nel catino infuocato del Do Dragao sono state supportate da una prestazione che ha di fatto trascinato i suoi compagni tra le migliori 8 squadre d'Europa.
Un obiettivo che ha spinto anche il suo allenatore Simone Inzaghi a restituire in maniera tutt'altro che velata, gran parte delle discussioni che avevano coinvolto il suo lavoro dopo l'ennesima sconfitta patita in campionato contro lo Spezia. Inzaghi è un allenatore con idee di gioco moderne ed apprezzabili, che centra gli obiettivi che gli vengono richiesti e che ha uno spirito aziendalista (aspetto positivo visto il contesto economico nerazzurro) nell'approccio alle discussioni con la sua dirigenza. L'appunto che gli viene mosso è quello legato alla chiarezza delle proprie esternazioni: le dichiarazioni post qualificazione hanno lasciato intendere la consapevolezza da parte dello stesso Inzaghi di uno o più “mandanti” rispetto alle critiche che gli sono state mosse nel corso delle fasi più delicate della stagione. Una mossa che ha alzato il livello della pressione interna allo spogliatoio e che sarebbe stato opportuno evitare a meno di avere la forza di andare fino in fondo con nomi e cognomi. Un rischio, forse calcolato, che ora il tecnico nerazzurro dovrà essere in grado di supportare con i risultati per presentarsi al “faccia a faccia” di fine stagione in una posizione di forza assoluta.
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