La serata della Juventus è da archiviare in fretta. E da salvare è soltanto il gol di Chiesa, che regala alla Juventus una condizione completamente diversa rispetto a quella che si stava prefigurando ad appena 10 minuti dalla fine. La Juve ha dimostrato di essere viva, ma non ha mai acceso la classe di CR7. Il Porto sorprende la Juventus, non solo all’inizio dei due tempi, ma anche come atteggiamento. Come una fisarmonica decide se pressare alto o aspettare basso, non concedendo mai spazi alla Juventus e costringendola spesso, troppo spesso, all’errore. E così la strada per la qualificazione è meno in salita di quello che la Juventus temeva. Il Porto ora per il ritorno dovrà essere sempre accorto. Il 2-1 è un risultato pericoloso. Il bunker portoghese dovrà essere perfetto a Torino e buon per la Juve che sebbene in mezzo a tante difficoltà è riuscito a scalfirlo. Averlo fatto significa non soltanto aver decisamente più opportunità nel ritorno, ma soprattutto aver scalfito le certezze portoghesi, che nella fase a gironi per 5 partite non avevano preso gol.
Ma in generale anche questa seconda serata di Champions ha voluto rimarcare una differenza generazionale. Se da una parte CR7 non è riuscito ad incidere nel suo ritorno a “casa”, ci ha pensato Haaland, a diventare il protagonista della serata. Altri due gol per aggiornare delle statistiche impressionanti. 18 gol in 13 partite di Champions League, si avete letto bene: 18 gol. E con la maglia del Dortumund ha fatto più gol che presenze: e le presenze sono 40 (i gol 43). Sono numeri da alieno, fuori da ogni concezione. Non sarà bello a vedersi, non avrà la classe cristallina di altri suoi coetanei. Ma è tremendamente efficace. E non ha paura di nulla. E’ come se ora in Europa si stia vivendo un ricambio generazionale, per davvero. Quasi come fosse un passaggio di consegne. Così, per esempio, in tanti hanno definito la sfida fra Messi e Mbappé. L’era che abbiamo appena vissuto è stata scandita da un duello straordinario, che non aveva precedenti (non a questo livello) e che forse non avrà seguito: Messi Cristiano.
Da qualche anno, a dire il vero, aveva fatto irruzione sulla scena Kylian. Il Mondiale vinto a 18 anni, con un gol in finale non è che succede a tutti. Ma quello che manca a Mbappé è l’incoronazione in Europa e quindi il pallone d’oro. E aver demolito il Barcellona in casa sua, con tre gol, con il tunnel a Messi, rincorso da Piqué che vanamente cerca di fermarlo aggrappato alla sua maglia è un passaggio fondamentale. Il bimbo che diventa uomo, mentre Messi si dispera, impotente, di fronte al crollo del suo Barca. Forse la certificazione della fine del ciclo. Il suo? Sarà solo questione di tempo, scoprirlo.
Ma di Messi e Mbappé nei prossimi mesi non parleremo soltanto per il duello sul campo, per il passaggio del testimone, per il pallone d’oro o per il Mondiale 2022. Ne parleremo soprattutto in chiave rinnovo, oppure in chiave mercato.
Messi non ha ancora firmato. Per nessuno. La battaglia per indebolire la sua posizione è iniziata da un pezzo, la pubblicazione delle sue cifre è soltanto l’ultimo atto di una vicenda che affonda le sue radici nei conti disastrati del Barcellona, nelle prossime elezioni presidenziali, nel cercare di screditare (o meno) l’uomo (che più di altri) ha reso possibile l’epopea blaugrana. Non solo lui, ma soprattutto lui. Lui in mezzo agli altri, lui superstar di un gruppo di star, anche in panchina. Non è il momento migliore, a livello mondiale, per strappare un contratto faraonico. Ma sei sempre Messi. Ed è sempre il Barcellona. In quanti possono permetterselo? E in quanti realmente se lo contenderanno? Cruciale sarà la scelta del nuovo presidente blaugrana. Da lì si scatenerà l’effetto domino.
Per evitare di trovarsi in una situazione del genere, deve sbrigarsi invece il PSG a risolvere il rinnovo con Kylian. Scadenza 2022, fra un anno e mezzo. Vale a dire che fra 12 mesi sarebbe libero di firmare con chiunque. Mbappé a zero. Booom. Fa più rumore lui o Messi? E ci risiamo con il duello. Ma per non volerlo neanche sapere Al Khelaifi dovrà capire le prospettive e potenzialità non solo del giocatore ma del progetto PSG. Mbappé deve rinnovare, non esistono altre opzioni. Non ci si può permettere di perdere, per la squadra francese più ricca del mondo, il giocatore più forte del mondo. O quello che lo diventerà. Sarebbe come rubare la Gioconda dal Louvre. Che dite? La Gioconda (quella vera) è stata già rubata?
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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