Bergamo, oggi più che mai, è una città che respira sport. Dopo il calcio, il volley, la corsa e il ciclismo, anche il basket ha trovato nuova linfa nella Blu Basket Bergamo, la società che ha riportato in città la Serie A2 e che ora sogna in grande. A guidarla c’è Gianluca Paparesta, volto noto dello sport italiano, ex arbitro internazionale con oltre 125 partite dirette in Serie A, oggi manager e visionario.
Nel suo messaggio esclusivo a TuttoAtalanta.com, lancia un’idea dirompente, un sogno che parla di unione, di cultura sportiva, di appartenenza: «Sarebbe un obiettivo importantissimo. Ci stiamo lavorando con cautela e massimo rispetto per ciò che l’Atalanta rappresenta. Sarebbe bello dar vita alla prima Polisportiva italiana, come accade all’estero: Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco. Se faremo bene la nostra parte, se dimostreremo serietà e capacità di generare valore, una fanbase condivisa tra calcio e basket – anche in termini di merchandising – potrebbe diventare una grande opportunità per la città. Ambizioso, sì, ma realistico se i passi saranno quelli giusti».
UNA CITTÀ DAL DNA SPORTIVO – Le parole di Paparesta non sono slogan, ma la sintesi di una visione. Bergamo è una città che ha fatto dello sport una parte della sua identità. Lo dimostrano i numeri, la passione, l’organizzazione e la mentalità europea che da anni la distinguono.
«Bergamo è un territorio forte, radicato, e l’idea di un progetto ambizioso nel basket mi ha convinto: qui c’è terreno fertile» racconta Paparesta, che dopo il calcio ha scelto il parquet come nuova frontiera professionale. La risposta del pubblico è stata immediata: «Domenica scorsa alla ChorusLife Arena c’erano quasi 3.000 persone, e per la gara successiva siamo andati verso il tutto esaurito. Vedo una grande passione per una squadra che porta il nome di Bergamo in Italia, indossando la maglia con lo skyline della città».
DAL CAMPO AL TERRITORIO – Il progetto Blu Basket, oggi, non è solo sportivo: è un laboratorio di idee e partecipazione. Paparesta e il presidente Mascio stanno costruendo un modello che coinvolge giovani, scuole, tifosi e aziende, in una sinergia che abbraccia l’intera città. «Ce lo auguriamo e lo stiamo già facendo – spiega –: coinvolgiamo le scuole di basket del territorio e le scuole cittadine con comunicazioni mirate, per far sapere che ora a Bergamo c’è anche una squadra ambiziosa che gioca in una struttura d’eccellenza come la ChorusLife Arena. Il basket fa il resto: è affascinante, incerto fino agli ultimi secondi, si vive punto su punto ed è entusiasmante».
Un modello aperto, moderno, che parla ai giovani anche con linguaggi nuovi: «Abbiamo ospitato il rapper Rondodasosa nell’intervallo lungo e intendiamo coinvolgere altre figure simili. Il basket si presta: stile, musica e sport si contaminano, con un look spesso di ispirazione americana. È un format moderno e coinvolgente».
L’INVITO ALLA DEA – Il cuore del messaggio, però, va oltre il parquet. La proposta è una visione strategica che guarda alla famiglia Percassi e al co-presidente Pagliuca, due realtà che rappresentano l’anima imprenditoriale e sportiva di Bergamo. Paparesta non usa giri di parole: il futuro passa dalla collaborazione tra le eccellenze del territorio. «Sarebbe un obiettivo importantissimo. Ci stiamo lavorando con cautela e massimo rispetto per ciò che l’Atalanta rappresenta», ribadisce. «Sarebbe bello dar vita alla prima Polisportiva italiana, come accade all’estero: Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco». Il sogno, dunque, è di una “Bergamo polisportiva” che unisca calcio e basket in un’unica grande famiglia, capace di generare valore economico, visibilità e passione. Una fanbase condivisa che diventi patrimonio comune, in grado di amplificare il brand Atalanta e portare il nome della città nel mondo anche attraverso la palla a spicchi.
UN MODELLO EUROPEO PER UNA CITTÀ EUROPEA – Bergamo, città moderna e internazionale, può diventare la prima in Italia a realizzare ciò che altrove è già realtà. Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco sono modelli di successo perché hanno saputo integrare calcio, basket e altri sport in un’unica identità. Paparesta ne è convinto: «Il futuro è nella condivisione, nella cultura e nel senso di appartenenza: valori che lo sport deve continuare a diffondere». È una visione che parla non solo alla Dea, ma alla città intera, alle istituzioni e al tessuto economico bergamasco. Perché lo sport, se vissuto in modo integrato, può diventare un moltiplicatore di valore e di comunità.
UN SOGNO REALISTICO – Il progetto è ambizioso, ma non utopico. Lo dimostrano i risultati ottenuti in pochi mesi dalla Blu Basket: entusiasmo, pubblico, sponsor, partecipazione. L’Atalanta, con la sua struttura, la sua credibilità internazionale e la sua gestione sostenibile, rappresenta il partner ideale per un’idea che può cambiare la storia dello sport italiano.
E mentre la città si prepara a festeggiare l’anniversario della Dea e la statua della Coppa Europa League, le parole di Paparesta risuonano come un invito concreto: guardare oltre le singole discipline per costruire un’unica, grande, identità sportiva bergamasca.
Una “polisportiva Dea”, moderna e inclusiva, orgoglio d’Italia e d’Europa.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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