Mora, bella, sorridente e con un accento che ne tradisce le origini bulgare, Petya Bogdanova è uno dei volti che accompagnano Seiladea, la trasmissione televisiva di Seilatv, sul canale 94. Arrivata in Italia da sola, a 19 anni, ha studiato Business Management all'Università Cattolica di Milano e oggi parla perfettamente italiano. Modella, attrice e showgirl, da un po' di tempo si è affacciata anche al mondo nerazzurro, portando in studio spontaneità, curiosità, ironia e uno sguardo diverso su una passione che a Bergamo significa molto più di novanta minuti. L'Atalanta la sta conoscendo partita dopo partita e lei, intanto, sta scoprendo cosa significhi viverla attraverso le emozioni dei suoi tifosi. TuttoAtalanta.com l'ha intervistata in esclusiva per sapere la sua idea sulla nuova Atalanta targata Maurizio Sarri.
Petya, sei arrivata nel mondo dello spettacolo partendo dalla Bulgaria e oggi lavori in Italia. Come ti descriveresti a chi ancora non ti conosce?
«Ho 32 anni e sono bulgara. Sono arrivata da sola in Italia a 19 anni perché volevo vivere a Milano e studiare. Da piccola, però, la mia grande passione era già il mondo dello spettacolo. Ho cominciato a lavorare come modella e poi sono arrivate le prime esperienze come presentatrice e attrice, partendo anche da semplici comparse. Ho fatto la valletta a Telelombardia e lì ho capito che la televisione mi piaceva davvero. Oggi continuo a lavorare come modella, attrice e showgirl e viaggio spesso in Europa per gli shooting fotografici».
Come nasce il tuo legame con l'Atalanta?
«Prima di questa esperienza conoscevo naturalmente l'Atalanta, ma non l'avevo mai seguita così da vicino. Non sono certo un'esperta di calcio, anche se da bambina guardavo sempre i Mondiali insieme a mio nonno ed è un ricordo bellissimo che porto ancora con me. Oggi, grazie alla trasmissione, sto invece scoprendo questo mondo da una prospettiva completamente diversa».
Qual è stata la prima cosa dell'Atalanta che hai dovuto imparare?
«Più che una cosa precisa, ho dovuto imparare a conoscere l'Atalanta e soprattutto a vivere le sue partite. In studio le commentiamo insieme e, tra le altre cose, io leggo anche i messaggi che arrivano dai tifosi: attraverso le loro parole si percepisce immediatamente quanto questa squadra sia importante per loro. Si sente tutta la loro passione ed è sempre qualcosa che mi emoziona molto».
Ora che la stai vivendo e seguendo più da vicino, che cosa ti ha colpito maggiormente dell'Atalanta e soprattutto della passione dei bergamaschi per questa squadra?
«Proprio l'adrenalina. I tifosi vivono la partita con un'intensità incredibile e riescono a trasmettertela. Quando sei lì a guardarla e senti i loro commenti e le loro emozioni, a un certo punto sembra quasi che stia giocando anche tu. Devo ammettere che questa cosa sta iniziando a coinvolgere anche me. E poi sto conoscendo Bergamo: è una città bellissima e mi piace soprattutto Bergamo Alta, con tutta la sua parte più storica».
C'è un giocatore dell'Atalanta che ti ha incuriosito o colpito particolarmente da quando hai iniziato a seguirla?
«Non ne ho ancora uno preferito, ma m'incuriosisce Samardžić, forse anche perché è straniero come me, dell'est, e quindi sento una piccola affinità nei suoi confronti. E poi in questo inizio di stagione si è già preso una bella responsabilità: contro il Bologna ha segnato proprio nel finale il gol che ha regalato la vittoria all'Atalanta. Quindi direi che è un buon giocatore da tenere d'occhio».
Sabato è arrivata la sconfitta contro il Cagliari. Te l'aspettavi?
«No, per niente. Avevo pronosticato un 2-1 per l'Atalanta ed è finita 1-2: ho indovinato il risultato, ma purtroppo al contrario! Ero davvero convinta che l'Atalanta potesse vincere. Invece secondo me non ha giocato bene e ho visto un Cagliari più ambizioso, che ci ha creduto maggiormente. È stata una sconfitta che mi è dispiaciuta, anche perché ormai quando guardo l'Atalanta spero sempre che vinca».
Adesso c'è la Juventus. Dopo la sconfitta con il Cagliari sei ancora ottimista?
«In questo momento molto meno. Se abbiamo faticato contro squadre che sulla carta possono avere una qualità inferiore, affrontare la Juventus mi preoccupa ancora di più. È vero che i bianconeri arrivano dalla sconfitta contro il Sassuolo, ma prima avevano dimostrato di essere una squadra solida, con una rosa importante. Quindi stavolta faccio un pronostico decisamente pessimista: dico 3-0 per la Juventus. Però spero davvero di sbagliarmi e che l'Atalanta mi smentisca subito».
Quindi il calcio e l'Atalanta stanno iniziando davvero a conquistarti?
«Un pochino sì. Sono ancora all'inizio e ho tantissime cose da imparare, però adesso seguo le partite con un coinvolgimento diverso. Quando arriva una sconfitta mi dispiace e quando l'Atalanta gioca voglio vedere come va a finire. Quindi qualcosa evidentemente sta succedendo».
Un sogno nel cassetto?
«Continuare a fare il lavoro che amo, ma a un livello sempre più alto. Vorrei viaggiare ancora di più, anche in America, perché non ho ancora visto tutti i posti che vorrei. Mi piacerebbe anche continuare a crescere in televisione, magari arrivando, un giorno, a condurre una trasmissione mia. Non necessariamente soltanto sportiva: amo anche la moda e la cucina».
Allora chiudiamo con una promessa. In questo momento sei pessimista sull'Atalanta, ma se invece ti smentisse e conquistasse l'Europa, dedicherai un piatto alla squadra nerazzurra?
«Preparo un piatto dedicato all'Atalanta. Visto che amo cucinare, mi sembra la promessa giusta. Magari un giorno diventerà famoso come la pizza Margherita!».
Petya, insomma, non prova a essere tifosa a tutti i costi, anche se la passione per i colori nerazzurri sta crescendo di giorno in giorno. Tempo fa conosceva l'Atalanta soltanto da lontano. Ora ha già cominciato a soffrire per una sconfitta, a scegliere il suo primo giocatore da tenere d'occhio e persino a sbilanciarsi nei pronostici ed è pronta, un messaggio dopo l'altro e una partita dopo l'altra, anche a conquistarsi uno spazio nel cuore nerazzurro. E poi, se l'Atalanta dovesse conquistare l'Europa, adesso c'è anche una promessa da riscuotere: quel piatto dedicato alla Dea che Petya sogna, scherzando, possa diventare famoso come la pizza Margherita.
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