ATALANTA-ROMA 1-0 (p.t. 1-0)
12’ Scalvini (A)
È stata una serata dalle tinte forti, sospesa tra la nostalgia di un passato glorioso e la cruda realtà di una sfida decisa dai dettagli. Gian Piero Gasperini è tornato a Bergamo, in quel teatro che per anni è stato il suo fortino, sedendo però sulla panchina opposta, quella della Roma. L'accoglienza del popolo orobico, tributata attraverso striscioni e applausi, ha fatto da cornice a un match aspro, tattico, deciso dalla zampata di Scalvini e dalle polemiche arbitrali. In sala stampa, il tecnico di Grugliasco non ha nascosto l'emozione per l'abbraccio della sua ex gente, ma con la consueta lucidità ha analizzato una sconfitta che, a suo dire, lascia intatte le ambizioni di crescita del progetto giallorosso, pur puntando il dito contro alcune zone d'ombra nella gestione tecnologica della gara. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, partiamo inevitabilmente dall'episodio che ha fatto pendere l'ago della bilancia: il contatto nell'area piccola tra Scalvini e Svilar in occasione del gol. Qual è la sua lettura a freddo?
«Ho già espresso il mio pensiero e confermo tutto. Chiaramente dal campo non avevo la possibilità di rivedere le immagini nell'immediato, ma è una situazione che il VAR non può ignorare, anche se i giocatori in campo se ne sono accorti benissimo. A mio avviso si tratta di una dinamica molto limpida, che purtroppo non può essere cambiata da convinzioni diverse a posteriori. È andata così, pazienza, ma questo episodio ripone di nuovo grossi, enormi dubbi sull'utilizzo e sull'efficacia di questo VAR».
La partita ha seguito un copione che sembra ripetersi per la sua squadra: controllo, buone trame, ma al primo svantaggio subentra una difficoltà nel reagire. Andare sotto nel punteggio sta diventando un limite mentale per questa Roma?
«Non parlerei di limite mentale, ma del valore dell'avversario. Abbiamo giocato contro una squadra forte, e non era affatto semplice. L'Atalanta è una compagine molto fisica, capace di ripartire in velocità con grande qualità. Dietro sono solidissimi, forse secondi solo a una o due squadre in tutto il campionato. Non dimentichiamo che l'anno scorso sono arrivati terzi e stanno facendo bene in Champions League. Hanno una rosa completa e risorse enormi: hanno recuperato Scamacca, hanno inserito Retegui, Ruggeri, Piccoli. Noi abbiamo fatto la nostra partita, creando anche le situazioni migliori, persino sullo 0-0. È stata una gara combattuta, con momenti favorevoli da entrambe le parti. Credo sia stata un'ottima gara».
Lei ha sempre sottolineato l'equilibrio di questo campionato. Alla luce di questo risultato, come vede le prospettive future delle due squadre?
«L'Atalanta è una realtà di assoluto livello. Anche se è partita con qualche difficoltà in campionato, questo non significa che non meriti i primi posti, come dimostra il cammino europeo. Ha risorse per stare in alto. La Roma, d'altro canto, ha iniziato questo percorso solo da qualche mese. Dobbiamo assolutamente imparare da queste partite, prenderle come lezione per diventare più forti e crescere, con l'obiettivo di riposizionarci in quelle zone di classifica dove la società non riesce a stare da tanti anni».
Tatticamente, la mossa di Zalewski a ridosso delle punte l'ha sorpresa? E come giudica la tenuta difensiva, in particolare quella di Mancini?
«La posizione di Zalewski non era tra quelle che ci aspettavamo, è vero. Nel primo tempo abbiamo sofferto molto sulle fasce, mentre nella ripresa le cose sono andate decisamente meglio, anche grazie all'ingresso di Wesley e allo spostamento di Celik che ci ha dato più dinamismo sull'esterno. Voglio spendere parole importanti per Mancini: è stato un grande giocatore stasera. Ha acquisito una maturità incredibile, non ha più alcun atteggiamento provocatorio o negativo. È una risorsa per il calcio italiano, sia per come difende che per come imposta. Non ha nulla a che vedere con chi, invece, è stato provocatore anche stasera. La Roma non esce ridimensionata da questa gara, semmai ne esce con insegnamenti preziosi».
Impossibile non chiederle dell'accoglienza. Tre striscioni, cori, applausi: che emozioni ha provato nel tornare qui, nonostante il finale un po' brusco della sua avventura?
«La gara riguarda i novanta minuti ed è giusto che ognuno sostenga la propria squadra, ma per l'accoglienza non posso che ringraziare per l'ennesima volta. L'ho detto in tanti modi e lo ribadisco: sarò sempre grato a questa gente per tutto quello che mi ha dato, e anche per gli striscioni di questa sera. Per quanto riguarda quello apparso in Curva Sud riferito al finale della mia storia qui, mi dispiace un po', ma non poteva andare diversamente. Ho sempre lavorato per il bene della squadra e della società. È vero, l'addio è stato improvviso, ma il campionato era finito e non c'erano altre possibilità. Quello che abbiamo costruito insieme, però, rimane indelebile».
Si è avuta l'impressione che il centrocampo molto fisico della Roma abbia sofferto la velocità degli attaccanti atalantini. Si poteva fare qualcosa di diverso o è stata una scelta obbligata?
«Non sono d'accordo, il centrocampo ha fatto bene. Non è facile giocare contro gente come Ederson e De Roon. La battaglia in mezzo è stata pari. Dove abbiamo sofferto, come dicevo, è stato sulle fasce nel primo tempo: Zappacosta da una parte e Bernasconi dall'altra hanno messo qualche palla di troppo. Anche sul gol, Kossounou ha crossato con troppa facilità e Scamacca è stato annullato ma l'inserimento ci ha puniti. Lì siamo stati sotto, ma per il resto abbiamo giocato alla pari, in certi momenti anche meglio».
Ha citato i cambi come fattore. Stasera, però, le soluzioni sembravano limitate, con Soulé costretto agli straordinari. Si aspetta un intervento sul mercato per fronteggiare l'emergenza?
«Io utilizzo le soluzioni che ho a disposizione dall'inizio dell'anno e chi è entrato ha fatto il massimo. Non intendo parlare di mercato oggi, perché è veramente difficile e credo non sia né il luogo né il momento migliore per affrontare questo argomento».
Ultima curiosità: la squadra crea ma spesso non concretizza nei momenti chiave. È un problema di cinismo, di inesperienza o di caratteristiche tecniche? Si può allenare questo aspetto?t
«Tutto è migliorabile, indubbiamente. C'è un dato statistico che ci riguarda: se andiamo in vantaggio, il 99% delle volte vinciamo; se andiamo sotto, il 99% delle volte perdiamo. Abbiamo comunque vinto undici partite e abbiamo 33 punti, il che significa che la strada è giusta. Se riusciamo a migliorare anche questa caratteristica, ovvero capitalizzare le occasioni nei momenti topici come successo col Milan o con l'Inter, diventeremo una squadra ancora più forte».
Gasperini saluta Bergamo con il garbo di chi sa di aver lasciato un segno profondo, ma con la determinazione di chi vuole portare la sua nuova Roma ai vertici. Una sconfitta che brucia per l'episodio, ma che non scalfisce le certezze del Maestro.
© Riproduzione Riservata
Autore: Daniele Luongo
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