"Volevo ringraziare Thiago Motta e il suo staff per il grande lavoro in questi mesi". La linea di demarcazione in casa Juventus l'ha data in conferenza stampa Cristiano Giuntoli. Al fianco di Igor Tudor, il dirigente bianconero ha ringraziato colui che ormai rappresenta il passato, e fatto chiarezza su quello che sarà il futuro dentro e fuori dal campo. "Volevo fare chiarezza anche sul rapporto con Thiago che rimarrà di grande stima e confronto quotidiano. Per le mie parole nel post gara di Firenze, noi ci siamo presi del tempo per riflettere e abbiamo deciso di dare una sterzata per la squadra e per la Juventus. La nostra scelta è andata subito su Igor soprattutto per le sue qualità tecniche e morali. Igor rimarrà con noi fino alla fine della stagione, compreso il Mondiale per Club. Poi ci incontreremo e la speranza è quella di andare avanti insieme. Noi crediamo molto nella squadra e siamo molto fiduciosi per il futuro".
Obiettivi, retroscena e singoli giocatori: parola a Igor Tudor.
"Ringrazio il direttore, tutto il club per quest'opportunità e la possibilità di allenare questo club. Darò tutto il mio, di fare un lavoro giusto, che va fatto. Emozioni ci sono, chiaramente, non perché la Juve rappresenti ciò che è. Tutti vorrebbero allenare la Juve. Quella roba c'è. Soprattutto c'è voglia di fare il lavoro, di fare bene, di raggiungere l'obiettivo e sappiamo tutti qual è. Credo tanto in questa squadra, ha giocatori forti, c'è stato poco tempo di lavorare. Tutti sono arrivati ieri, primo allenamento. Non ci sono scuse. Mai cercate nella mia vita, cerco sfide, le scuse, le responsabilità. Ecco partiamo così".
Come ha visto Vlahovic?
"Dusan ha fatto un bel gesto. Si tratta di un giocatore fortissimo e sono felice di allenarlo. Già in passato ho parlato di lui, è così. Sono fatti, non parole. Giocatore che ha tutte le doti che deve avere un giocatore di prima classe. Sa fare gol, capisce, è intelligente, motivatore, viene da un momento così. Abbiamo parlato, abbiamo scambiato opinioni. Vuole lavorare. Abbiamo lui e Kolo che sono giocatori forti. Possono giocare insieme? Si possono giocare insieme, uno o l'altro, si può fare tutto. Importante avere giocatori forti, sennò un allenatore non può fare niente. E' stimolante. Sapete che ci vuole tutto, quando c'è gioventù è una cosa bella".
Su Yildiz e Koopmeiners?
"Quando uno è forte può giocare ovunque. Ho visto tutti i ragazzi dispiaciuti, quando un allenatore va via è anche responsabilità loro. Allo stesso momento li ho visti molto vogliosi, motivati di ripartire. Koop lo stesso. Sono giocatori con caratteristiche rare, importanti, possono e devono fare gol. Fanno la differenza nel calcio. Quelli che giocano vicino alla porta. Proverò a trovare le posizioni giuste per far rendere di più i giocatori".
Cosa dovrà risolvere?
"Ci sono sempre queste belle descrizioni, so che vanno in una o nell'altra direzione. Quasi sempre non è né bianco o nero, anche se siamo bianconeri. Mi considero un allenatore. Nella mia carriera, e ho iniziato ad allenare abbastanza presto per gli infortuni. Sono già tanti anni anche all'estero. Posso essere un po' particolare, ma faccio le scelte col cuore. Vengo, contratto o non contratto, se sento che è giusto proseguo, se non è giusto vado a casa. Questa situazione qua è successa, ma non c'entra niente. Si vive il presente, anche questo lavoro qua. Avere 10 anni di contratto cambia poco. Vorrei avere un contratto di 10 anni, ma faccio comunque il mio lavoro. Sabato c'è la gara, ci motiviamo, questa è la vita da allenatore. Non possiamo controllare quello che c'è in futuro. Oggi vivo l'allenamento di oggi, devo parlare coi giocatori, questa è la vita dell'allenatore".
Quali sono i leader di questa squadra?
"Qualcuno l'ho conosciuto ieri, non posso dirti in 2-3 ore come sono le persone. Posso darti un commento. E' vero che questa gioventù, è chiaro. Le generazioni sono diverse, anche di giovani che arrivano. La cultura è diversa da 20-30 anni fa, c'era più personalità ovunque. Va anche detto che si è presa una strada di cambiamento e ci sono tanti giocatori. Quando sono anche tanti giocatori insieme, può rallentare questo percorso di crescita della squadra. Anche quello si è un po' sottovalutato. Quando sei alla Juve non frega a nessuno niente, se sei giovane o vecchio, devi essere forte. Lavoro che è di tutti. La Juve è quel club perché fa le cose giuste facendo le scelte giuste con le persone giuste. Sono andato in giro e quello non l'ho visto. Se si sbaglia persona, non si fa bene. Qua c'è sempre stata questa forza, a partire dalla gente sopra. La cultura di lavoro qui è quello che mi è stato dato qua, vivendo 7-8 anni qua. Questa cultura. Del Piero, Zidane, l'umiltà di quella gente, Montero... Tutti quelli che mi ricordo. Si gioca la Champions mercoledì e si vince, si gioca con una meno forte, nel riscaldamento era una roba pazzesca, quella squadra piccola c'era una voglia quasi maggiore. Questo ho provato a trasmettere dove ho allenato e voglio farlo anche qua".
Chi sarà il capitano?
"Tutti devono prendersi le responsabilità. Il capitano sarà Locatelli. Altri due-tre nomi li faremo in questi giorni, sono arrivati ieri. Manuel è un ragazzo giusto, perbene, ha le doti giuste per farlo".
Su cosa punterà maggiormente?
"Bisogna lavorare su tutti e dare un po' di spensieratezza. Allo stesso tempo dare anche qualcosa dal punto di vista tattico. Cattiveria, ma anche le cose giuste. Lavorare su tutti gli aspetti e non trascurare niente, ma andare forte, consapevoli di quello che rappresentiamo. Però bisogna andare forte".
È lecito aspettarsi subito una difesa a 3?
"Ho giocato a 4 in difesa, ma anche a tre. Ho fatto pressing a uomo e a zona. Sono cose importanti, ma bisogna guardare le caratteristiche della squadra".
In cosa sarà diversa la Juve? Come utilizzerà Koopmeiners?
"Non posso paragonare. Faccio il mio. Vedo in allenamento, e sabato deve essere conseguenza di quello. Ora sono stati pochi, 2 o 3. Spero di far vedere qualcosa. Lo spirito. Non deve mancare. Testa e cuore. Dal punto di vista tattico anche, per le cose giuste ci vorranno 2-3 settimane, è così.Koopmeiners? È un giocatore forte che ha voglia di fare. Io voglio farlo rendere al massimo. Sono sicuro che lo farà".
Cosa hai pensato quando ti ha chiamato la Juve? Cosa hai detto ai ragazzi?
"È stata una bella cosa. Ho detto tante cose ai ragazzi. È stata una settimana particolare perché arrivavano dalle nazionali".
Quando ha colto il senso di appartenenza di questa società?
"Li ho detti ieri a Perin. Arrivo a 20 anni. C'è Zidane negli spogliatoi. Mi metto lì ad aspettare la terapia. C'è chi si alza ed è il mio turno. Vedo Zizou e vado via, mi sposta e mi dice: sei te, vengo dopo. Ero un giovanotto. Altra bella: tolgo le calze dopo l'allenamento, viene Del Piero e mi dice: guarda devi metterle così, c'è Romeo che sappiamo chi è, li deve girare. Perché fai così? Non ti costa niente. Sono due cose belle di quello che è, quell'umiltà".
Cosa hanno bisogno i giocatori?
"È una cosa individuale. Adesso giusto dare un po' di positività, poi però dobbiamo mettere il casco e pedalare. C'è da ripartire ma senza ansia. Sappiamo la pressione di essere alla Juve".
Dobbiamo aspettarci una squadra offensiva?
"Non dobbiamo rinunciare a niente. Io voglio gente che si diverta. Io voglio sempre fare un gol in più. MI piace attaccare con tanti, ma non voglio nemmeno prendere gol. Il lavoro deve essere completo. Il calcio deve andare in una direzione che lo renda sempre più interessante, il mondo è sempre più esigente. Tutti guardano ora tante partite e possono anche annoiare. Vedo e leggo. Penso occorra andare in quella direzione lì, ma non bisogna trascurare l'equilibrio".
Vuole chiedere qualcosa ai tifosi per sabato?
"I tifosi sono sempre stati importanti e sono sicuro che sabato ci supporteranno, perchè il club si ama. I ragazzi ci tengono e sono sicuro che faremo una bella gara. La partita sarà difficile con Vieira che sta facendo molto bene".
Un giudizio su Kolo Muani e Thuram?
"Ieri ho sentito Lilian, abbiamo fatto una chiacchierata. Guarda che se fa qualcosa di sbagliato, dagli subito uno schiaffo. No, è ben educato, Khephren lo conosco da Nizza, l'ho incontrato dal Marsiglia. Kolo l'ho visto ieri, giocatore fortissimo, non devo dirlo io. L'ho visto giocare io. Ci siamo conosciuti ieri. Cercheremo di usare la squadra al meglio".
Che spunti ha avuto dalla squadra?
"Ma quella la senti, l'annusi, parli, senti cosa dicono i giocatori. Cuore, appartenenza, non si vince con quello. Sennò portiamo il più grande tifoso e facciamo allenare lui. Tutti i punti di vista. Motivazioni sia tattiche, e non solo. Lavoro di tutto il club. Giocatori sono grandi protagonisti. Li devi far rendere al massimo. Il giocatore capisce tutto, come ha fatto uno, come ha fatto l'altro. Se vede una cosa, non vede l'altra. Perde o guadagna credibilità. Così non si vince."
Ha percepito poco Dna juventino?
"Ho parlato tanto di questo e non ho tanto da aggiungere. Ho detto tutto quello che volevo dire. Bisogna fare le cose giuste".
Ha lavorato poco con la squadra, ma volevo sapere come si spiega una Juventus che fa così fatica a fare goal da calcio piazzato?
“Non mi va di commentare quello che è successo prima, nel senso io mi metto a lavorare e vedremo. Spiegare perché una cosa c’era o non c’era non è neanche educato da parte mia. Mi piacciono i calci piazzati ed è un assetto importante sia difensivo che offensivo. Lo sarà sempre di più, si guadagnano punti, si muove la classifica con i calci piazzati. È una parte che diventa sempre più importante nel calcio di oggi. Va lavorato fortemente su questo. Si deve lavorare forte su questo aspetto”.
Ha sentito Lippi?
"Lui mi portato alla Juventus. Quando penso a lui, io penso alla Juventus. Il suo modo di comunicare e gestire lo spogliatoio. Io voglio molto bene a lui".
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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