Dopo quattro stagioni al Monza, dal 2021 al 2025, una in Serie B e tre in Serie A con 106 presenze e 3 gol, Luca Caldirola oggi è il capitano della Folgore Caratese, in Serie D. Ma il legame con il suo ex allenatore Raffaele Palladino, neo tecnico dell’Atalanta, resta fortissimo. Caldirola, che ha lavorato con lui per due stagioni — dal 2022 al 2024, durante l’esperienza brianzola in massima serie —, racconta un allenatore capace di entrare nella testa dei giocatori, di creare gruppo e di valorizzare tutti, anche chi gioca meno. E tra i talenti che Palladino ha saputo esaltare, c’è Daniel Maldini, rilanciato proprio a Monza e ora di nuovo al suo fianco a Bergamo.
Luca, hai avuto Palladino per due stagioni a Monza. Anche in quel caso il mister era subentrato in corsa, dopo le primissime giornate di campionato.
«Era stato esonerato Stroppa e la società aveva affidato la prima squadra a Palladino, che già allenava la Primavera».
In quella circostanza, il Monza reagì subito, vincendo alla prima contro la Juventus. Secondo te, cosa c’era nel modo di lavorare o di comunicare di Palladino da aver toccato così rapidamente la squadra?
«Siamo partiti alla grande - confida, in esclusiva, ai microfoni di TuttoAtalanta.com -. All’inizio eravamo, tra virgolette, titubanti. Eravamo una squadra che si doveva salvare e avevano promosso in prima squadra un allenatore che era alle prime armi. Non era facile, e invece lui ha letto perfettamente la situazione in cui ci trovavamo. Avendo smesso di giocare da poco ed essendo ancora molto giovane, certe dinamiche le conosceva bene. Era un giocatore passato da poco dall’altra parte, quindi ha saputo entrare subito nelle nostre teste e ha tirato fuori quello che ci era mancato nelle prime partite. Senza dimenticare che è un allenatore molto preparato. Nei due anni sotto la sua guida abbiamo fatto molto bene, sia la prima stagione che quella successiva. E lui ha spiccato il volo».
Quindi per te non è stato una sorpresa?
«L’ho capito subito dai primi allenamenti, dal modo di allenare, dal modo di gestire la squadra. Una sua grande qualità è quella di far sentire importanti tutti, soprattutto chi non gioca. Questo è importante, ma non è facile o scontato in un gruppo dove, com’è normale, chi gioca meno è scontento. Lui sapeva tenere sempre tutti sul pezzo. Fin dai primi allenamenti abbiamo visto che era preparato e che aveva una grande voglia di arrivare».
Sul campo che allenatore era? Attento ai dettagli, tattico oppure più empatico?
«Un po’ tutte le cose, ma sicuramente molto attento ai dettagli. Ricordo che quando scendevamo in campo, tutti noi sapevamo per filo e per segno cosa dovevamo fare in qualsiasi momento della partita. Anche questo non è facile, ma è un qualcosa in più che ti aiuta, soprattutto quando incontri squadre o giocatori di un certo calibro. Ti senti più preparato, sapendo già esattamente cosa devi fare».
È un allenatore che parla con i giocatori, che fa gruppo?
«Palladino è uno che parla molto con i giocatori, anche per quel che riguarda le situazioni di campo. Chiede sempre cosa ne pensi, se è meglio fare in un modo o nell’altro. Lascia spazio ai giocatori e anche alle loro idee».
Credi che possa essere l’uomo giusto per l’Atalanta? Può sposarsi con l’idea di calcio della squadra nerazzurra?
«Io sono contento che l’Atalanta l’abbia scelto. Negli ultimi anni la squadra ci ha abituato bene ed è anche una bellissima realtà. Ero convinto che l’avrebbero preso già in estate. Poi la scelta è caduta su Juric, ma io sono certo che Palladino sia la persona giusta per quello che è l’Atalanta, per la società, per il modo di giocare che ha e anche per il post Gasperini».
Secondo te da dove ripartirà?
«Sicuramente dal gruppo, anche perché quando non vengono i risultati una delle prime cose da fare è risollevare il morale. Il gruppo è la prima cosa da cui ripartire. Ci sono giocatori importanti. Ripartirà da questo e sono convinto che farà bene».
A proposito di giocatori. A Monza hai giocato con Daniel Maldini, che con Palladino aveva trovato continuità, minuti e autostima. Quanto ha inciso il lavoro di Palladino sul suo salto di qualità?
«Tanto, perché Palladino è uno che pretende molto, però ti aiuta anche tanto. Con Juric non ha trovato spazio. Palladino lo conosce bene e secondo me, sebbene davanti ci sia anche Lookman, Daniel è sicuramente un giocatore da cui ripartire».
L’arrivo del mister può essere la scintilla giusta per rivederlo di nuovo protagonista sotto la guida di chi lo aveva già valorizzato?
«Palladino saprà toccare le corde giuste per aiutarlo a fare bene e a tornare protagonista».
A Bergamo è stato criticato, soprattutto in questo inizio di campionato con Juric. Tu che lo conosci, che giocatore è Daniel Maldini quando sente la fiducia dell’ambiente?
«Lui è proprio così. Riesce a performare quando sente di avere la fiducia di chi ha intorno. È vero che un calciatore di questo livello dovrebbe performare a prescindere, però Daniel ne ha bisogno. A Monza aveva la piena fiducia di Palladino, anche quando magari in qualche partita non brillava. Per lui non solo è importante, ma fondamentale, perché così diventa un gran giocatore. E se non lo fosse, non credo nemmeno che l’Atalanta l’avrebbe preso».
Palladino nei confronti dei giovani come si pone?
«È molto attento, anche perché lui ha iniziato proprio a lavorare con i giovani, penso per esempio alla Primavera del Monza. Ha sempre avuto un occhio di riguardo per loro e all’Atalanta di giovani bravi ce ne sono diversi. Conosco Samaden, il responsabile del settore giovanile nerazzurro, da una vita. So come lavora l’Atalanta. Ci sono molti giovani importanti e sono sicuro che il mister riuscirà a valorizzarli».
Secondo te c’è qualche giovane giocatore che potrebbe emergere con Palladino?
«Nella situazione attuale non sarà facile buttare nella mischia i giovani, ma sono sicuro che ne valorizzerà qualcuno».
Dell’Atalanta che idea ti sei fatto?
«A me piace molto - sottolinea l'esperto centrale difensivo -. Mi è piaciuta negli ultimi anni. È una squadra che anche in Europa è sempre stata tifata dagli italiani. È quella che ha regalato più emozioni. Per me è una squadra forte ed è giusto che lotti per le prime posizioni. In questo campionato è un po’ difficile, ma sono sicuro che si riprenderà».
Luca, tu sei cresciuto nel settore giovanile dell’Inter e hai disputato la tua prima gara ufficiale nel club a 20 anni, subentrando a Cristian Chivu nella partita di Champions contro il CSKA Mosca. Ti sorprende vederlo ora sulla panchina dell’Inter?
«Lui era già un leader, ma in quella squadra ce n’erano tanti e sembrava quasi che lui lo fosse un po’ meno degli altri. Ma lo era davvero. Non ero convinto che avrebbe allenato, ma ho visto qualche partita della Primavera dell’Inter e già aveva dimostrato di avere qualità. In prima squadra lo sta confermando e ne sono felice perché è un ragazzo d’oro. Quando ero in prima squadra, lui mi aiutava tantissimo. È davvero una bella persona».
Vitesse, Inter, Brescia, Werder Brema, Benevento — compresa la promozione in A — e Monza. A ottobre sei diventato un giocatore della Folgore Caratese, in Serie D. Tu stesso hai scritto: “Non conta la categoria, conta la passione”.
«La mia passione non ha categorie. Ho ricevuto tante offerte, anche dalla Serie B e da società estere. Avrei potuto giocare ancora ad alti livelli, ma ho fatto una scelta di cuore. Ho un bellissimo rapporto con il presidente Criscitiello. Il progetto è stimolante e quindi ho accettato senza nemmeno pensare a soldi o categoria, ma solo con l’ambizione di portare la Folgore Caratese più in alto possibile».
Quanto ha influito la presenza di un presidente carismatico come Criscitiello, che dà tanto ma pretende altrettanto, nella tua scelta?
«Non avrei accettato nessun’altra squadra. Ho avuto modo di conoscerlo bene nel maggio scorso quando mi ha dato la disponibilità a collaborare all’organizzazione di un evento benefico allo Sportitalia Village a favore dell’associazione “Insieme per Fily”. Ho conosciuto questo bellissimo centro, il modo in cui lui lavora e, poi, in estate, mi ha permesso di svolgere la preparazione con i suoi ragazzi. Ho trovato una società non solo bella, ma sana e ambiziosa. Si vede la sua mano e questo è stato determinante».
Sei il capitano di una Folgore che non si nasconde e insegue la Serie C.
«Il Chievo è primo in classifica a +3. Al momento è la squadra più attrezzata, ma ce ne sono anche altre ottime. Noi dobbiamo pensare a fare il nostro percorso e cercare di vincere ogni partita. Sicuramente l’obiettivo Serie C è alla nostra portata. Io ci ho creduto subito e sono qui per questo».
Parlavamo del tuo impegno nel sociale. Come mai hai sposato la causa dell’associazione “Insieme per Fily”?
«Ho conosciuto l’associazione tre anni fa e mi ci sono legato molto perché è fatta di persone che dedicano il loro tempo ad aiutare i bambini. Ho conosciuto i piccoli, mi chiamano, facciamo videochiamate, li vado a trovare e per me ora quest’associazione è vita».
Organizzerai altri eventi?
«Io ci tengo e quindi ce ne saranno altri. Cercheremo di riproporre l’evento dello scorso maggio, magari nella parte nuova del centro, nel nuovo stadio, amplificando anche l’organizzazione».
Tornando all’Atalanta, arriva Palladino e dopo la sosta si riparte da Napoli. Che squadra ritroveremo?
«Al momento Atalanta e Napoli sono due squadre in crisi. Come prima partita dopo il ribaltone in panchina mi aspetto però di vedere un cambio di passo, un po’ di grinta, un po’ di tutto. Mi aspetto di rivedere l’Atalanta a cui eravamo abituati fino all’anno scorso e sono sicuro che pian piano arriveranno anche i risultati. Poi, se arriva subito una vittoria, fa morale e cambia il clima».
Vuoi fare un augurio a Palladino?
«Gli ho mandato un messaggio con scritto semplicemente “in bocca al lupo”. Mi ha risposto, ma era molto preso. Io con lui ho un bellissimo rapporto. Mi ha dato la possibilità di fare due anni ad alto livello a Monza, in Serie A, di fare un calcio che nemmeno pensavo di fare. Posso solo ringraziarlo e gli auguro il meglio».
Nelle parole di Luca Caldirola emerge quanto Raffaele Palladino abbia inciso nella sua carriera e in quella di molti altri giocatori. Un allenatore giovane, preparato e capace di parlare il linguaggio dei calciatori, di farli sentire parte di un progetto e di tirare fuori da ognuno il meglio possibile. È stato così per Caldirola, che con lui ha vissuto due stagioni, e anche per Daniel Maldini, che a Monza aveva trovato fiducia, minuti e autostima. Ora, a Bergamo, le loro strade si incrociano di nuovo: e secondo il capitano della Folgore Caratese, proprio quella sintonia potrà essere la scintilla per rivedere Maldini protagonista anche in maglia nerazzurra.
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