Tre indizi cominciano a disegnare un quadro preciso: contro le rivali italiane in corsa per l'Europa, l'Atalanta paga ancora un ritardo evidente. Dopo i ko con Roma e Juventus, la sconfitta con il Milan nella piovosa domenica milanese completa un bilancio di zero punti in tre confronti diretti, maturati con dinamiche diverse ma con un unico, amaro risultato.

L'ILLUSIONE DEL PAFOS - Il successo europeo di giovedì aveva restituito sorrisi, ma i tre gol e i tre punti ottenuti contro i ciprioti andavano pesati per quello che valevano. Il Pafos, del resto, nelle precedenti sfide con le italiane, prima la Fiorentina in Conference League e poi la Juventus in Champions lo scorso anno, non si era mai rivelato un avversario arrendevole, salvo poi crollare a Bergamo. Contro il Milan, rinvigorito dall'Europa League dopo un avvio di campionato altalenante, i nerazzurri hanno trovato un altro livello: quello di una big ricca di qualità e di giocatori capaci di decidere, agevolata in questo caso anche da due rigori concessi per tocchi di mano.

UN'AMBIZIONE CHE CHIEDE RISPOSTE - Roma, Juventus e Milan rincorrono un posto in Europa, possibilmente in Champions, e tutte e tre sono già impegnate nelle coppe. La storia recente dell'Atalanta appartiene a quella dimensione, ed è lì che la società vuole restare. Ma il campo, finora, ha raccontato tre sconfitte su tre, con sensazioni però molto differenti tra loro.

LA BEFFA DI ROMA - All'Olimpico il rammarico è stato enorme. I giallorossi avevano dominato in ogni statistica, con il 65% di possesso palla, 35 conclusioni contro 6 e 10 tiri nello specchio a 2, compresi un palo e una traversa di Castro e una serie di interventi decisivi di Marco Carnesecchi. Eppure la Dea, cinica, era passata in vantaggio con Éderson in avvio di ripresa e aveva resistito fino al recupero, quando le reti di Mario Hermoso e Matías Soulé hanno ribaltato tutto.

IL RIMPIANTO DI TORINO - Allo Stadium la sfida era rimasta equilibrata per un tempo, con un'Atalanta compatta dietro ma poco pungente davanti. Lì a pesare era stato soprattutto il rigore negato a Jonathan Rowe per una trattenuta di Pierre Kalulu al 30', subito dopo il vantaggio bianconero, insieme agli errori di posizionamento difensivo che avevano spianato la strada ai gol di Francisco Conceição e Bremer.

LE DUE FACCE DI SAN SIRO - La gara con il Milan va divisa in due parti. Per un'ora in campo c'è stata soltanto la squadra di casa, superiore per velocità di manovra ed esecuzione: all'intervallo il possesso diceva 61% a 39% per i rossoneri, i tiri 5 a 3. Un vantaggio meritato, figlio di una difesa nerazzurra troppo permeabile e di un attacco senza mordente, nel quale – come sottolinea L'Eco di Bergamo – non ha inciso chi avrebbe avuto talento e responsabilità per farlo, a cominciare da Charles De Ketelaere. Poi, nel momento più complicato e forse complice un calo di tensione del Milan, è emersa un'Atalanta battagliera, capace di sognare la rimonta: dieci falli commessi contro tre e, alla fine, un parziale di 12 tiri a 11 a favore dei nerazzurri.

LA DISTANZA DA COLMARE - Qualcosa di buono, da queste sfide, si può salvare. Ma il distacco dalle grandi resta ampio, e per ora troppo per un club con le ambizioni della Dea.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Lun 19 ottobre 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture