Ardon Jashari si è lasciato alle spalle un primo anno al Milan lontano dalle attese e riparte con un'ambizione dichiarata: in una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il centrocampista svizzero ha raccontato il proprio stato d'animo dalla capitale indonesiana, dove la squadra è approdata dopo cinque ore di volo da Perth. Traffico caotico, fuso orario, una metropoli agli antipodi rispetto a quella lasciata poche ore prima: nulla che abbia scalfito la lucidità di un giocatore che si sente finalmente nel posto giusto.
LA RIPARTENZA - Il punto di partenza è fisico prima ancora che mentale, e su questo il ragazzo non ha dubbi: «Bene. Dopo il Mondiale e le vacanze ho addosso una nuova energia». Un dettaglio meno banale di quanto sembri, per chi ha trascorso buona parte della scorsa stagione a inseguire la condizione anziché la titolarità.
IL MILAN DI RUBEN AMORIM - Il cambio in panchina rappresenta la variabile più pesante dell'estate rossonera, e lo svizzero si è già fatto un'idea del lavoro di Ruben Amorim: «Sono arrivato da poco, ma credo di aver capito almeno un po' l'idea di gioco che vuole proporre». Il modello, per sue caratteristiche, gli calza addosso quasi alla perfezione: «A me piace un calcio con grande intensità e penso che possiamo metterlo in pratica perché ne abbiamo le qualità». Non un auspicio generico, ma una convinzione: chi ha bisogno di campo aperto e ritmo alto ha tutto da guadagnare da una svolta simile.
IL RISPETTO PER ALLEGRI - Riconoscere la discontinuità rispetto al passato non significa rinnegarlo. Sul lavoro di Massimiliano Allegri il giudizio è di stima autentica: «Ognuno ha il proprio modo di giocare e nutro un grande rispetto per Allegri, un allenatore che in Italia ha vinto sei scudetti». Sul nuovo corso, però, la fiducia è tutta nel pressing alto e nel dominio territoriale: «Se presseremo alti e proveremo a controllare la gara, ho buone sensazioni». Una scelta di campo netta, formulata senza una sillaba fuori posto verso chi lo ha allenato prima.
LA MENTALITÀ, NON LO SCUDETTO - Quando il discorso scivola sugli obiettivi stagionali, il tono si irrigidisce e diventa quasi programmatico: «Vincere tanti incontri. Anzi, vincere ogni incontro perché questa deve essere la mentalità con cui entreremo in campo». Nessuna parola d'ordine, però, sul traguardo che a Milanello nessuno pronuncia ancora: «Adesso non è il momento di parlare di scudetto: bisogna costruire una mentalità vincente e divertirci giocando a calcio». È il classico equilibrio che si chiede a uno spogliatoio in ricostruzione: alzare l'asticella senza esporsi.
EUROPA LEAGUE, TROFEO DA PROVARE - Dal palcoscenico della Champions vissuta da protagonista con il Bruges al secondo torneo continentale, il salto all'indietro esiste e lui non finge il contrario: «Sicuramente avremmo voluto disputare la Champions League perché qualificarci era il nostro obiettivo». La lettura, però, ribalta subito la prospettiva: «C'è un altro trofeo da conquistare e bisogna provarci». Un calendario fitto, nella sua visione, è una risorsa e non un peso, a patto di arrivarci con la benzina giusta.
L'INFORTUNIO E IL VERO JASHARI - Il capitolo più delicato riguarda il debutto italiano, condizionato dal problema al perone: «Le cose non sono andate come mi aspettavo perché ho giocato poco. Non erano queste le mie aspettative appena arrivato». Da qui la richiesta, esplicita ma mai polemica, di spazio e regolarità. E una promessa che suona come una firma in calce al proprio talento: «Quando sarò al top, sono sicuro che renderò felici i tifosi e aiuterò la squadra con le mie qualità».
CONVIVERE CON LUKA MODRIĆ - Il prolungamento del contratto del croato, per molti osservatori, avrebbe dovuto complicare i piani dello svizzero. Lui rovescia il ragionamento senza esitare: «Per me non è assolutamente un problema. Anzi, è una bellissima notizia». Sulla possibilità di coesistere in mediana la risposta è tranchante — al cento per cento, dice — e si appoggia a un riscontro già raccolto sul campo: «A Perth contro l'Inter credo di essere riuscito a fare alcuni movimenti, con e senza palla, grazie alla presenza al mio fianco di Modrić». Del compagno colpisce soprattutto un tratto caratteriale, che il giocatore associa direttamente all'identità del club: «La cosa che ho percepito fin dal primo giorno è che vuole sempre vincere e questo dna è importante perché è anche il dna del Milan».
LE VOCI DI MERCATO: ATALANTA E JUVENTUS - Durante il Mondiale il suo nome è finito nel mirino di Atalanta e Juventus, ma la volontà del ragazzo è rimasta ferma su un punto solo, quello sentimentale: «Sono arrivato al Milan un anno fa e ho realizzato un sogno perché il mio cuore è sempre stato rossonero». Alla suggestione di un addio non ha mai concesso spazio, pur senza nascondere la condizione che rende davvero pieno il legame: «Nel calcio però sei davvero felice soprattutto quando giochi». Un messaggio limpido alla dirigenza, chiuso con una formula che sa di richiesta e di fiducia insieme: «Ho tanta fiducia che anche il club senta la stessa cosa». Quel nome, intanto, era rimasto a lungo nelle liste di chi cercava qualità in mezzo al campo: anche a Bergamo Jashari era stato valutato con attenzione.
Resta solo la parte più difficile: trasformare in campo ciò che il bambino tifoso del Diavolo aveva immaginato. Ora dipende da lui.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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