La mental coach che ha reso Jacobs leggenda, ma non solo. In una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport la mental trainer dei campioni Nicoletta Romanazzi svela come ha aiutato tanti campioni di diverse discipline e tra questi c'è anche Davide Zappacosta dell'Atalanta che non si è mai nascosto pubblicamente a sottolineare l'importante percorso e lavoro svolto con la professionista.
ZAPPACOSTA E IL POTERE DELLA MENTE – Tra gli atleti di primo piano che hanno scelto di affidarsi al metodo di Nicoletta Romanazzi figura anche Davide Zappacosta, esterno dell’Atalanta. Lo stesso calciatore nerazzurro, in occasione della presentazione del libro «Entra in gioco con la testa» della mental coach, aveva raccontato il 7 maggio 2022, quanto fosse stata determinante nel superare uno dei momenti più complicati della sua carriera: «Dopo il grave infortunio subìto ai tempi della Roma, la rottura del crociato, facevo fatica ad accettare mentalmente ciò che era accaduto. È stato allora che, su consiglio del mio agente, ho iniziato un percorso con Nicoletta Romanazzi: grazie a lei ho scoperto una parte fondamentale di me che nemmeno conoscevo, capendo che l’infortunio era strettamente collegato a un blocco mentale. Ho imparato quanto sia decisivo che mente e corpo viaggino sempre in sintonia. Per noi professionisti, continuamente sotto pressione e spesso criticati, mantenere la giusta lucidità mentale è fondamentale, specialmente nei momenti di difficoltà, quando basterebbe un niente per mollare». Parole che confermano ulteriormente quanto il ruolo di Romanazzi sia ormai un valore aggiunto imprescindibile per molti sportivi d’élite.
IL SEGRETO DIETRO L'ORO DI JACOBS – Quando Marcell Jacobs, poco prima della finale olimpica dei 100 metri a Tokyo, era convinto di non farcela, la sua mental coach Nicoletta Romanazzi gli disse semplicemente: «Respira, ricorda perché sei qui, ricordati chi sei». Quei venti minuti furono decisivi per regalare all’Italia un oro storico. Romanazzi, che segue Jacobs da anni, racconta il suo mestiere, un ruolo che va ben oltre la motivazione: «Molti ancora pensano che faccia solo discorsi incoraggianti, invece aiuto gli atleti a gestire le emozioni, a usare al meglio il proprio potenziale e a superare limiti mentali».
QUANDO JACOBS VOLEVA RINUNCIARE – L’aneddoto più emblematico riguarda proprio Jacobs, che la mattina della finale olimpica aveva condiviso con lei le proprie ansie: «Mi inviò una foto della prima pagina della Gazzetta dello Sport con scritto "L’uomo dei sogni", accompagnata prima da entusiasmo e subito dopo da emoticon terrorizzate. Dopo la semifinale mi chiamò dicendo che non aveva più energie. Lo feci concentrare sul respiro, sui suoi punti di forza e sul sogno che aveva da bambino. Il resto è storia».
SUPERARE LO SCETTICISMO – Oggi il ruolo del mental coach è riconosciuto anche grazie a campioni come Jacobs, che non hanno avuto paura di svelarne il valore. Tuttavia, alcuni atleti preferiscono ancora mantenere segreto il percorso fatto insieme: «Inizialmente Jacobs non era convinto e aveva rifiutato diverse proposte simili. In tanti ancora provano imbarazzo o vogliono mantenere il proprio vantaggio competitivo nascosto. È una questione culturale: alcuni considerano debolezza farsi aiutare, invece è pura forza».
I CAMPIONI CHE SI AFFIDANO A LEI – Tra i clienti più famosi di Romanazzi figurano atleti di varie discipline. Oltre a Jacobs, ci sono Luigi Busà e Viviana Bottaro nel karate, oltre a Zappacosta nel calcio Mattia Perin e Matias Vecino nel calcio, Luca Marini nel motociclismo e Marvin Vettori nell’UFC: «Sono ragazzi che vivono sotto pressione enorme, continuamente sottoposti a stress, tensione e sforzi fisici. Se non imparano a gestire tutto questo mentalmente, finiscono per crollare o farsi male».
LA TRAPPOLA DEL SUCCESSO – Nel prossimo libro Romanazzi affronterà un tema poco trattato: i rischi legati al successo. «Molti atleti sognano per tutta la vita di raggiungere una medaglia d’oro o un titolo mondiale. Ma quando ci arrivano, anziché felicità provano vuoto e confusione: il sogno si è esaurito e il mondo pretende che continuino a vincere. Serve una grande consapevolezza per evitare questo cortocircuito emotivo».
LO SPORT HA BISOGNO DI CAMBIARE – Un ambito su cui Romanazzi vorrebbe intervenire maggiormente è quello della preparazione degli allenatori: «Purtroppo, troppi coach usano ancora il dolore e la paura come leva motivazionale. È un errore gravissimo che crea danni enormi, perché svuota gli atleti di entusiasmo e motivazione».
VINCERE È QUESTIONE DI FOCUS – Una delle lezioni più efficaci riguarda il modo in cui la mente affronta gli ostacoli. «Quando tiri un rigore, se hai paura vedi il portiere enorme. Bisogna imparare a guardare soltanto lo spazio libero della porta. È lo stesso lavoro fatto con Luca Marini nelle gare motociclistiche: prima guardava solo gli avversari davanti a lui, poi gli ho insegnato a concentrarsi sugli spazi per superarli. Ha funzionato immediatamente».
CONOSCERE SE STESSI PER VINCERE – In fondo, il lavoro di Nicoletta Romanazzi è tutto qui: «Più una persona impara a conoscersi e a rispettarsi, più potrà sentirsi libera e felice. Non vale solo nello sport, ma nella vita di tutti».
Vincere, dunque, non è questione di muscoli, ma di equilibrio mentale. E la vera forza, per chi vuole diventare campione, sta tutta nella capacità di conoscersi fino in fondo.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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