Il futuro di Jonathan Rowe continua ad accendere il mercato, ma l'attaccante del Bologna non ha alcuna intenzione di preparare i bagagli. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l'inglese ha scelto di rispondere in italiano — con un'ostinazione che vale già come dichiarazione d'intenti — mentre dall'Inghilterra l'Everton bussava alla porta rossoblù ricevendo un no secco a 35 milioni. Nella Premier il suo nome circola con insistenza: prima o poi il ritorno arriverà, ma non adesso.

IL FUTURO DI ROWE - Sul capitolo mercato, l'esterno non lascia margini di interpretazione. Alla domanda se il discorso sia da considerarsi archiviato, la risposta è immediata: «Direi di sì». Poi la spiegazione, che suona come un patto con l'ambiente: «Ora sono un giocatore del Bologna, questo è un grande club con idee chiare e un nuovo progetto su cui sono concentrato al cento per cento». Nessuna porta socchiusa, nessuna ambiguità: «Mi sento parte di questo mondo, non penso ad altro e non mi interessa altro». Parole pesanti, pronunciate mentre le sirene inglesi continuano a suonare.

IL CASO BIELEFELD - C'è un episodio che a Casteldebole aveva alimentato i sospetti, ed è il rosso rimediato nel test con l'Arminia Bielefeld. Rowe ha voluto chiarire di persona: «È nato da un brutto fallo subito e un mio nervosismo legato a questioni personali». Il resto è una scusa pubblica: «Chiedo ancora scusa alla squadra, non volevo mettere in difficoltà nessuno, né tantomeno dare l'idea di voler andar via perché non è affatto così». Un modo per disinnescare la lettura che i tifosi avevano dato di quel gesto.

IL NUOVO CORSO DI TEDESCO - Il passaggio da Vincenzo Italiano a Domenico Tedesco ha cambiato parecchio, e l'attaccante ne è entusiasta: «Tatticamente mi piace la sua filosofia, mi permette di essere più libero per dare sfogo alla mia creatività». Meno gabbie, dunque, e più presenza costante nel gioco. Nel dettaglio, le consegne sono precise: «Tedesco mi chiede di cercare sempre l'uomo libero, di lavorare anche per i compagni». Il resto è aggressione: verticalità, uno contro uno, pressione sui difensori avversari e riaggressione immediata, perché — sottolinea Rowe — «recuperare palla velocemente è fondamentale».

UN TECNICO CHE PARLA SEI LINGUE - Il metodo del tecnico calabrese, lavagnetta alla mano, è quello del maniaco dei particolari: «È molto meticoloso», riconosce l'inglese, spiegando che il gruppo sta provando ad assimilare in fretta i nuovi principi. E poi c'è il dettaglio che agevola tutto, cioè la poliglossia dell'allenatore, capace di muoversi tra italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo e persino russo. Con una controindicazione che Rowe racconta con ironia: «Bisogna stare attenti a quel che si dice, capisce tutto...». Un anno fa, ammette, comunicare era decisamente più complicato.

OBIETTIVO EUROPA - L'assenza delle coppe pesa, e l'attaccante non lo nasconde: «Un po' sì, ovvio, tutti noi vogliamo giocare le coppe, specie dopo la bella esperienza della passata stagione». Da qui il traguardo dichiarato: «Quello è il nostro obiettivo primario: tornare in Europa». Ma quando si passa ai pronostici, l'asticella si alza ancora: il Bologna, secondo lui, va collocato «tra le prime cinque». Un'ambizione che rivendica senza imbarazzo: «Credo in questa squadra. Abbiamo qualità un po' ovunque». E la chiosa è quasi una sfida: «Non vogliamo porci limiti. Perché no?».

DOVBYK, CASTRO E L'ATTACCO ROSSOBLÙ - Il reparto offensivo è stato rivoluzionato. Sul nuovo arrivato, il giudizio è netto: «Per me è un top player. Ha fisico, tecnica, vede la porta», dice di Artem Dovbyk, convinto che l'ucraino abbia tutto per prendersi le sue rivincite. Diverso il tono quando si parla dell'amico partito per la capitale: «Sono felice per lui. Gli auguro di crescere ancora alla Roma perché è un ottimo giocatore e un amico», ammette a proposito di Santiago Castro, con un augurio dal retrogusto scaramantico: «Speriamo faccia bene tranne che contro di noi». Sul potenziale complessivo del pacchetto avanzato, però, nessun dubbio: «Abbiamo tante soluzioni, tutte di livello».

LO SPOGLIATOIO E I GIOVANI - Il vero patrimonio, per l'inglese, è il gruppo. Tra i compagni che lo hanno impressionato spiccano due nomi: «Pessina in primis, ha un grande futuro», mentre sul diciottenne Marco Libra la sentenza è già scritta: «Ha solo 18 anni ma tanto, tanto talento». Sul clima interno, Rowe si diverte a distribuire etichette: «Io e Ferguson siamo i più strani e non sto a spiegare il perché». Poi il quadretto si completa con Jens Odgaard nei panni del più serio e Benjamin Dominguez in quelli del più chiassoso.

LA PROMESSA SU LUCIO DALLA - Il momento più spiazzante dell'intervista arriva però quando il discorso scivola sulla città. Perché Rowe, più che ai club che bussano, sta pensando a tutt'altro: «Sto imparando il testo di "Caro amico ti scrivo" di Lucio Dalla. Sono a buon punto». E l'obiettivo è dichiarato senza esitazioni: «Quest'anno al Dall'Ara la voglio cantare anche io». Difficile immaginare un modo più efficace per giurare fedeltà a una piazza.

IL SOGNO WEMBLEY - C'è infine un filo che lega la sua infanzia al futuro. Nel febbraio 2013, a nove anni, era entrato in campo mano nella mano con un campione: «Entro con David Luiz, il capitano del Brasile. Poi vinciamo 2-1, la giornata perfetta». Quello stadio, oggi, resta un'ossessione dolce, visto che nel 2028 ospiterà la finale dell'Europeo: «La nazionale è uno degli obiettivi. Un sogno che voglio realizzare». E il palcoscenico, per un ragazzo cresciuto a due passi da lì, avrebbe un valore doppio: «Giocare a Wembley avrebbe un sapore veramente particolare».

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Sab 08 agosto 2026 alle 10:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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