Un muro invalicabile al centro della difesa e una serenità disarmante davanti ai microfoni. Dopo aver arginato con successo le offensive dei campioni d'Italia, Isak Hien si presenta ai microfoni di DAZN per analizzare i momenti chiave del vibrante successo in rimonta dell'Atalanta sul Napoli. Il centrale svedese non si sottrae alle domande sul tanto discusso contatto in area con Rasmus Hojlund, offrendo la sua lucida versione dei fatti senza alimentare facili polemiche. Oltre al singolo episodio, l'ex Verona ripercorre le tappe di un duello fisico rusticano e affascinante con il centravanti danese, per poi soffermarsi sull'incredibile tenuta mentale di un gruppo capace di trasformare ogni caduta in un immediato trampolino di lancio, spinto dalla fiducia incondizionata trasmessa da mister Raffaele Palladino. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Isak, c'è un episodio che sta facendo molto discutere ed è il contatto in area di rigore con Hojlund. Qual è la tua visione dal campo: c'erano gli estremi per il fischio arbitrale?
«Personalmente non amo particolarmente soffermarmi sugli episodi arbitrali al termine di una partita, preferisco sempre parlare di calcio giocato. Tuttavia, visto che mi viene chiesto direttamente, rispondo con assoluta sincerità: per me il fallo era netto. L'avversario mi ha trattenuto per le braccia in modo evidente; avevo letto perfettamente la traiettoria e la direzione del pallone, se non fossi stato trascinato a terra in quel modo sarei sicuramente intervenuto per prendere la sfera. Ripeto, so che nel calcio le opinioni possono divergere e qualcuno potrebbe sostenere il contrario, ma dal campo la mia sensazione è stata quella di aver subìto una trattenuta irregolare».

Al netto di quell'episodio specifico, che tipo di duello è stato quello ingaggiato con l'attaccante danese per tutti i novanta minuti? Una vera e propria battaglia fisica.
«È sempre estremamente complicato e stimolante misurarsi contro attaccanti di questa caratura. Hojlund è un centravanti veramente forte e completo: sa attaccare la profondità con una rapidità impressionante, ma è altrettanto abile nel venire incontro per legare il gioco, togliendoti punti di riferimento continui. Questo rende il lavoro di marcatura molto più difficile. Nonostante la complessità della sfida, ritengo di aver disputato un'ottima partita, così come l'ha fatta lui. È stata una gara dura, spigolosa, fatta di duelli rusticani, ma ho dato il massimo per la squadra dall'inizio alla fine».

Sotto la gestione Palladino, l'Atalanta ha mostrato una caratteristica impressionante: dopo ogni sconfitta, eccezion fatta per lo zero a zero di Como in inferiorità numerica, avete sempre risposto immediatamente con una vittoria. Qual è il segreto di questo orgoglio e di questa forza reattiva?
«Il segreto principale risiede nel lavoro psicologico che fa il mister. Palladino è stato straordinario nell'infonderci sempre una fiducia totale e incondizionata, specialmente nei momenti più delicati che seguono una sconfitta. È risaputo che perdere una partita, magari importante come quella di Champions League, rischia di togliere certezze e minare l'autostima di un gruppo. Lui, invece, ha la grande capacità di mantenere l'ambiente sereno e di farci credere ciecamente nei nostri mezzi. Questa compattezza e questa capacità di rialzarci immediatamente sono, a mio avviso, la più grande e bella dimostrazione di forza del nostro gruppo».

Poche parole ma cariche di peso specifico. Il baluardo svedese spegne le polemiche con il pragmatismo tipico dei grandi difensori, blindando tre punti d'oro e certificando l'assoluta unità di intenti tra lo spogliatoio e la guida tecnica nerazzurra.

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Sezione: Interviste / Data: Dom 22 febbraio 2026 alle 18:44
Autore: Daniele Luongo
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