Moise Kean che una manciata di secondi dopo il suo ingresso in campo dà un calcio a Gianluca Mancini e si fa espellere è il sintomo, non la causa del problema. E' il malumore di un attaccante che pensa di meritare di più. Che sperava dopo il gol con lo Spezia di trovare più spazio in campo e invece nelle ultime due gare di campionato ha raccolto solo briciole e un cartellino rosso, quello che gli porterà in dote una multa salata e ancora meno minuti in una Juventus che lui avrebbe volentieri lasciato già la scorsa estate. Ma da cui anche la prossima difficilmente riuscirà a divorziare.
Juventus, Everton, PSG e poi di nuovo Juventus. A 23 anni appena compiuti
Ha festeggiato il suo compleanno una settimana fa Moise Kean, è nato il 28 febbraio 2000 e ha già alle spalle una carriera da far invidia al 95% dei calciatori professionisti. L'esordio in Serie A arriva prestissimo, a 16 anni. E nella stagione successiva è già tempo di un prestito in Serie A per farsi le ossa: va a Verona per trovare spazio, minuti e gol. La scelta è quella giusta, ma l'Hellas non è la Juventus e quando torna in bianconero lo spazio è quello che è: c'è ancora Allegri in panchina, ci sono ancora Mandzukic e Dybala e c'è soprattutto Cristiano Ronaldo al centro dell'attacco. Il portoghese è l'attaccante che sarà chiamato a sostituire un paio d'anni più tardi, ma nel 2019 è colui che lo spinge ad andare via. E' quella la Juventus che vende chiunque per provare a ripagare l'investimento Ronaldo, che sacrifica i suoi giovani per provare (senza successo) a risanare conti disastrati. E fa lo stesso con Kean cedendolo a quell'Everton che fin da subito si rivela ambiente inadatto per il giovane e turbolento Kean. A Liverpool va malissimo: tanti titoli sui tabloid e pochi gol. L'Everton un anno dopo averlo pagato quasi 30 milioni di euro se ne libera e lo spedisce in prestito a Parigi, in quel PSG che rappresenta fin qui l'apice della sua carriera: è la stagione con più gol, l'unica conclusa in doppia cifra. Quasi mai titolare, ma un utilissimo comprimario. Diciassette reti complessive che spingono la Juventus a puntarci di nuovo nell'estate 2021. Un errore clamoroso, per Kean e per il club.
Un errore dettato dalla fretta: il ritorno in bianconero nel momento peggiore
Sono gli ultimi giorni dell'estate 2021 e la Juventus deve fare i conti con la richiesta sempre più inderogabile di Cristiano Ronaldo di lasciare Torino. Ferragosto è trascorso, Agnelli e Cherubini sono al lavoro col Manchester City e proprio mentre si sta definendo il clamoroso matrimonio tra Guardiola e CR7 ecco l'inserimento del Manchester United. Che offre di più e lo riporta a casa, il 27 agosto. Una manciata di giorni prima della chiusura del calciomercato.
A quel punto la Juve si fionda sul mercato. Deve trovare un attaccante che: a) accetta di muoversi a fine agosto, b) è sul mercato, c) è da Juventus d) è giovane. Lo screening è presto fatto, il risultato è Moise Kean. Ma è una operazione che in quel momento storico ha un prezzo non poco oneroso: è l'Everton ad avere il coltello dalla parte del manico e la Juventus (che non ha alternative) per riportare Kean a Torino spende più soldi di quelli che aveva incassato due anni prima. Anche se all'Everton Kean aveva fallito e il PSG, alla fine, aveva deciso di non puntare su di lui.
Ingaggio da 3.7 milioni di euro e altri 28 milioni che la Juve dovrà pagare in estate
Moise Kean torna alla Juventus il 31 agosto 2021 in prestito biennale oneroso con obbligo di riscatto più bonus. Una operazione che il club bianconero sconterà nella gran parte solo la prossima estate quando dovrà versare nelle casse dei toffees 28 dei 35 milioni di euro pattuiti al momento delle firme sul contratto. E dovrà farlo in una estate, la seconda consecutiva, in cui Kean chiederà di andare via perché alla Juventus continua a non trovare lo spazio che crede di meritare. Ma dove può andare? Chi lo vuole e chi può permetterselo?
Andare a dama sarà complicatissimo perché c'è da aggiungere un ingaggio che oggi si attesta sui 3.7 milioni di euro netti a stagione. Ma una soluzione andrà trovata: è il motivo per cui nelle scorse settimane Kean ha deciso di cambiare procuratore.
Ad avercela la carriera di Balotelli. E le prospettive sono meno rosee
Si associa spesso e volentieri la parabola di Kean a quella di Balotelli. Per aver attirato prestissimo le luci della ribalta, per colpi di testa che non sono conseguenza dei colpi di classe. Ma i fatti raccontano due carriera diverse: per qualità individuali, per capacità balistiche, ma anche per curriculum. A 23 anni Balotelli aveva già vestito la maglia dell'Inter, vinto da protagonista nel City di Mancini, giocato nel Liverpool e poi anche nel Milan. E nel frattempo aveva anche trascinato l'Italia fino alla finale di un Europeo con tanto di doppietta contro la Germania in semifinale. Un altro livello, con tutti i suoi limiti e i suoi rimpianti. Non esattamente la carriera di Kean che ha in una doppietta alla Lituania l'apice della sua carriera in azzurro e già da un anno e mezzo non scende più in campo con l'Italia. Con questi chiari di luna, chissà quando ci tornerà.
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