Il calcio vive di emozioni. Le squadre crescono, si fermano, ripartono. A volte si rompono. È quello che sta succedendo all’Atalanta, che oggi, più che con gli avversari, sembra lottare contro se stessa. Da tempo a Bergamo non si vedeva una squadra così nervosa, così fragile mentalmente, in cui ogni errore è amplificato e ogni scelta sembra quella sbagliata.
Gian Piero Gasperini è sempre stato un maestro nella gestione dei gruppi: duro quando necessario, innovativo nella tattica, severo con chi non segue le sue indicazioni. Ora, però, il suo approccio inflessibile sta mostrando delle crepe evidenti. La sensazione è che il clima di tensione, palpabile domenica scorsa contro la Lazio, stia prendendo il sopravvento su qualsiasi considerazione tecnica.
La fotografia di questo momento difficile sta tutta nella scena confusa del cambio tra Ederson e Lookman, una situazione ai limiti del surreale. L'errore, che sembrava più adatto a un torneo dilettantistico che alla Serie A, è il sintomo di una confusione generale che sta contagiando il gruppo. Una squadra di alto livello non può permettersi di perdere lucidità in questo modo. Serve chiarezza, serve tranquillità, servono soprattutto responsabilità precise, perché certi errori sono inammissibili a questi livelli.
C’è poi il fattore ambientale: al Gewiss Stadium non si vince più. Non segnare da quattro partite casalinghe consecutive è un dato che pesa come un macigno sulla fiducia di giocatori e tifosi. Le prestazioni altalenanti dei giovani talenti non bastano a spiegare una crisi che è, prima di tutto, mentale e collettiva. Perché questa Atalanta, per qualità e talento, vale molto di più di quello che sta mostrando in campo in questo inizio di 2025.
La vera sfida adesso è ritrovare l'unità del gruppo. E in questo senso, Marten de Roon potrebbe avere un ruolo decisivo. Il centrocampista olandese, leader morale di questa squadra, deve farsi carico di ricucire lo strappo interno e riportare equilibrio emotivo nello spogliatoio. Una cena, un incontro, una chiacchierata lontano da occhi indiscreti potrebbe essere la soluzione ideale per far ritrovare coesione a un gruppo che sembra aver smarrito la strada.
In tutto ciò, c’è una certezza su cui l'Atalanta può ancora appoggiarsi: Marco Carnesecchi. Se i nerazzurri sono ancora aggrappati alla zona Champions è grazie alle sue parate, alle sue mani ferme che hanno evitato tracolli peggiori. Il paradosso è che il miglior giocatore in questo periodo sia proprio colui che dovrebbe essere il meno sollecitato. È lui, oggi, il simbolo della resistenza nerazzurra.
Non tutto è perduto, la classifica dice che l’Atalanta può ancora raggiungere l'obiettivo stagionale. Ma prima di inseguire la Champions, Gasperini e i suoi uomini devono ritrovare loro stessi. La crisi può essere l’opportunità per rinascere, per dimostrare di essere davvero grandi. Altrimenti, il rischio è che quest'epoca dorata finisca con il sapore amaro di ciò che poteva essere e non è stato.
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