Quando l'ultima pagina del calendario viene strappata, è inevitabile guardarsi indietro per tracciare un bilancio. E quello dell'Atalanta, al tramonto di questo 2025, restituisce l'immagine nitida di una creatura in mutazione, sospesa tra i fasti di un passato glorioso e le incognite di una ricostruzione necessaria. La fotografia finale non si discosta troppo dalla realtà attuale: l'anno solare colloca la Dea all'ottavo posto, specchio fedele di dodici mesi vissuti sulle montagne russe, tra cambi di guida tecnica – da Gasperini a Palladino, passando per la parentesi Juric – e sogni di gloria sfumati troppo presto.
I NUMERI DELLA CLASSIFICA SOLARE – I dati sono freddi, ma non mentono mai - analizza a raggi X stamane L'Eco di Bergamo -. Nelle 37 partite di campionato disputate tra l'11 gennaio e il 28 dicembre, i nerazzurri hanno messo in cassaforte 55 punti, frutto di 14 vittorie, 13 pareggi e 10 sconfitte. Una media di 1,49 punti a partita che non basta per sedersi al tavolo delle grandissime: davanti corrono la Roma (dominatrice con 82 punti), l'Inter (77) e il Napoli (75). A fare riflettere, però, è il sorpasso subito da realtà come il Bologna, ormai una certezza col sesto rendimento, e l'ambizioso Como, settimo davanti ai bergamaschi. Un ottavo posto che tiene dietro solo la Lazio e certifica la fine di un'epoca di dominio assoluto.
DALL'ILLUSIONE AL RISVEGLIO – Eppure, il 2025 si era aperto sotto una stella ben diversa. Sembra passata un'era geologica, ma lo scorso gennaio la parola "Scudetto" a Bergamo non era un tabù. Dopo l'ultima gara del 2024, la Dea guardava tutti dall'alto, appaiata al Napoli in vetta. Poi, l'ingranaggio si è inceppato: i freni tirati a Udine, il ko interno con i partenopei e il pari con la Juve hanno ridimensionato le ambizioni, portando comunque a un onorevole terzo posto finale nella stagione 2024/25. Ma il girone di ritorno aveva già mostrato le prime crepe, con un rendimento da sesta forza del campionato.
IL VALZER DELLE PANCHINE – Il resto è cronaca di una rivoluzione tecnica. L'addio di Gian Piero Gasperini ha chiuso un ciclo irripetibile, aprendo una fase di instabilità. L'avvio con Ivan Juric è stato un percorso a ostacoli, tra una pareggite acuta e sconfitte pesanti che hanno fatto scivolare la squadra in zone pericolose. L'arrivo di Raffaele Palladino, che ha ereditato una patata bollente con la squadra al tredicesimo posto, ha dato la scossa necessaria per avviare la risalita, anche se le vette della classifica restano ancora distanti e difficili da scalare nel breve periodo.
UNO SGUARDO AL PASSATO – Il confronto con gli anni precedenti è impietoso, ma serve a dare la giusta prospettiva. Il 2025 è stato nettamente inferiore al 2024 (chiuso al 2° posto con 81 punti) e lontano anni luce dal magico 2021, l'anno dei record con 94 punti e una media mostruosa di 2,1 a partita. Tuttavia, per trovare un'annata più complicata non serve andare troppo indietro nel tempo: basta riavvolgere il nastro al 2022, quando i punti furono solo 48 e il nono posto finale sancì un altro momento di crisi. Oggi come allora, l'Atalanta deve ripartire dalle sue certezze per trasformare questo 2025 di transizione nelle fondamenta di un nuovo, solido futuro.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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