Le parole di Luca Percassi alla vigilia del Natale risuonano come un monito, non come una semplice constatazione. Ricordare da dove si è partiti – dalla Serie B del 2010, dalle salvezze con penalizzazione, fino alla cavalcata trionfale dell'era Gasperini – è un esercizio fondamentale per non perdere il contatto con la realtà. La rapidità con cui si può "tornare indietro" è un rischio concreto in un calcio che non aspetta nessuno. Tuttavia, se lo spirito deve rimanere quello provinciale e combattivo delle origini, i libri contabili raccontano una storia diversa: l'Atalanta oggi fattura e spende come una grande. Ma non sempre con la stessa efficacia infallibile del passato.
I CONTI CHE NON TORNANO – Basta analizzare le ultime tre sessioni di mercato per notare un cambio di rotta: le operazioni "sbagliate" o comunque non completamente convincenti si sono moltiplicate a fronte di esborsi monstre. Godfrey (9 milioni), Brescianini (12), Posch (prestito oneroso da 2) e Daniel Maldini (13) rappresentano investimenti importanti che non hanno ancora garantito il salto di qualità. Emblematica la situazione di Lazar Samardzic: pagato 20 milioni più 5 di bonus, l'ex Udinese non si è deprezzato, ma fatica ancora a esplodere definitivamente e a prendere in mano la squadra come il prezzo del cartellino suggerirebbe. In questo quadro a tinte grigie, il colpo Retegui rappresenta l'eccezione che livella la bilancia, l'unico vero "bingo" indiscusso.
L'ESTATE DEI DUBBI – Il trend, purtroppo, non sembra essersi invertito nell'ultima sessione estiva, quella che ha portato all'inizio dell'era Juric (poi chiusa) e all'avvento di Palladino. I 25 milioni versati per Nikola Krstovic pesano come un macigno: il montenegrino non si è espresso a livelli adeguati, finendo spesso ai margini della manovra. Anche gli esterni, storicamente punto di forza della Dea, sollevano perplessità: Zalewski (17 milioni) è partito forte per poi scivolare in panchina, chiuso da Zappacosta e Bernasconi, mentre Sulemana (17 più 4 di bonus), voluto fortemente dall'ex tecnico croato, è ancora un oggetto misterioso.
CIFRE DA CAPOGIRO – Tirando una riga, il totale fa impressione: 124 milioni di euro (bonus compresi) investiti in operazioni che, Retegui a parte, hanno portato più dubbi che certezze. Una cifra che anni fa sarebbe stata impensabile per le casse nerazzurre. La lezione è chiara: l'Atalanta ha la forza economica per sedersi al tavolo delle grandi, ma deve ritrovare quella lucidità nelle scelte che, più dei soldi, ha fatto la differenza nell'ultimo decennio. Spendere è necessario, spendere bene è vitale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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