Da sogno impossibile per generazioni di tifosi a immagine da raccontare ai nipoti: Dublino resta la notte che ha cambiato tutto. Claudia Esposito, giornalista bergamasca e responsabile delle esclusive di TuttoAtalanta.com, intervistata da goal.cy, il portale sportivo di Philenews, ha rivissuto la notte di Dublino che ha cambiato per sempre la storia nerazzurra e il peso che quel trofeo ha lasciato sulle aspettative di Bergamo.

Che cosa ha significato per i bergamaschi la vittoria dell'Europa League nel 2024? Come ricordi personalmente quella notte e i festeggiamenti che seguirono?
«La conquista dell'Europa League è stata il momento più grande della storia dell'Atalanta, la realizzazione di un sogno che per generazioni di tifosi sembrava impossibile. A Dublino affrontavamo il Bayer Leverkusen, una squadra imbattuta da 51 partite consecutive. Eppure, con una prestazione straordinaria e l'indimenticabile tripletta di Ademola Lookman, abbiamo conquistato il trofeo più importante della nostra storia. Ricordo perfettamente quel giorno. Non ero a Dublino, ho visto la finale a casa, in televisione, ma già nelle ore precedenti al fischio d'inizio c'era un'atmosfera speciale, un misto di ansia, entusiasmo e incredulità per quello che stavamo vivendo. Ero uscita con i miei figli a cercare le maglie dell'Atalanta, perché volevamo vivere ogni istante di quella notte storica. Migliaia di bergamaschi erano partiti per Dublino, mentre tantissimi altri hanno seguito la partita insieme nelle piazze della città: a Bergamo erano stati allestiti due maxischermi, con circa 15.000 tifosi radunati in centro, e altri schermi erano presenti nei paesi della provincia. I festeggiamenti sono stati indimenticabili: la città si è riempita di bandiere nerazzurre e di tifosi di ogni età. L'immagine più emozionante, però, è stata quella del pullman scoperto con i giocatori e la coppa per le strade di Bergamo, circondato da una folla immensa. Per anni avevamo visto scene così soltanto in televisione, quando le grandi squadre italiane festeggiavano trofei importanti. Questa volta, invece, le immagini erano nostre: era la nostra squadra, la nostra città, e stavamo vivendo qualcosa che fino ad allora avevamo soltanto sognato. Non è stato solo un successo sportivo: è stato un sogno condiviso diventato realtà, che resterà per sempre nel cuore dei bergamaschi».

Quanto ha cambiato quel trofeo l'Atalanta come club? Ha alzato le aspettative dei tifosi e cambiato il modo in cui la squadra affronta le competizioni europee?
«Credo che la vittoria dell'Europa League abbia alzato soprattutto le aspettative delle nuove generazioni. I tifosi dell'Atalanta non hanno mai abbandonato la squadra, nemmeno nei periodi più difficili: i più anziani hanno vissuto la retrocessione in Serie C, anni di Serie B, promozioni e retrocessioni in serie e stagioni di Serie A passate a lottare per la salvezza, senza mai smettere di sostenerla. I più giovani, invece, sono cresciuti nella straordinaria era di Gian Piero Gasperini, con un'Atalanta che giocava stabilmente in Europa, capace di battere grandi club e di conquistare un trofeo internazionale: è inevitabile che le aspettative siano cambiate. Dopo la partenza di Gasperini, anche una stagione di transizione rischia di essere vissuta come una delusione, ed è quasi incredibile se si pensa che fino a pochi anni fa partecipare alle coppe europee era un sogno, mentre oggi rischia di essere dato per scontato. Distinguerei però i tifosi dal club. Non credo che l'Europa League abbia cambiato radicalmente il modo in cui l'Atalanta affronta le competizioni internazionali: il club è cresciuto molto, ha acquisito esperienza, fiducia e ambizione, ma ha conservato la propria identità. Oggi l'Atalanta è una realtà importante del calcio italiano ed europeo, ma mantiene lo spirito della squadra di provincia, l'atmosfera familiare e un legame fortissimo con il territorio. È cresciuta senza dimenticare da dove è partita».

L'Atalanta regala una piccola maglia ai neonati del territorio: quanto è profondo il legame tra il club e la vita quotidiana e l'identità dei bergamaschi?
«È un'iniziativa bellissima, che crea il senso di appartenenza al club fin dalla nascita. Il legame tra Bergamo e l'Atalanta è profondissimo: una passione che si tramanda di generazione in generazione, spesso di padre in figlio. C'è un'espressione che rende perfettamente questo rapporto: a Bergamo non si dice semplicemente "vado allo stadio" o "vado a vedere la partita", ma "vado all'Atalanta". Antonio Percassi, presidente dell'Atalanta, ha avuto un ruolo determinante in questo: è un imprenditore lungimirante, ma soprattutto un uomo profondamente legato ai colori nerazzurri. Ha giocato nell'Atalanta da giovane e ha sempre vissuto la squadra con autentica passione, comprendendo quanto sia importante rafforzarne il legame con il territorio e con le nuove generazioni: le maglie ai neonati sono un esempio di questa visione. Anche i successi sportivi hanno rafforzato il senso di appartenenza. In passato era abbastanza comune tifare Atalanta e avere anche una grande squadra italiana del cuore; oggi l'Atalanta stessa è diventata uno dei club importanti del calcio italiano ed europeo. Così molti bambini nascono indossando i suoi colori, crescono tifandola e se li portano nel cuore per tutta la vita».

Un orgoglio che passa di padre in figlio e che oggi, finita l'era di Gasperini, deve fare i conti con un'asticella altissima. Nell'integrale c'è spazio anche per la ferita del Covid e per la sfida al Pafos.

LEGGI QUI → L'intervista integrale di Claudia Esposito a goal.cy su TuttoAtalanta.com

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Sezione: Interviste / Data: Gio 15 ottobre 2026 alle 12:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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