Le ferite aperte spesso trasformano un animale braccato in un predatore ancora più imprevedibile. È questo il paradosso tattico e psicologico che l'Atalanta si troverà di fronte sfidando una Lazio incerottata, nervosa, ma incredibilmente viva. Maurizio Sarri arriva alla sfida contro i nerazzurri con un'infermeria affollata e una tifoseria in aperta contestazione contro i vertici societari per un mercato invernale giudicato insufficiente. Eppure, guai a sottovalutare i capitolini: i recenti segnali lanciati in campionato e in Coppa Italia raccontano di un gruppo che ha saputo compattarsi proprio nel momento di massima difficoltà, aggrappandosi a nuove certezze e a uno spirito di sopravvivenza fuori dal comune.

ASSENZE PESANTI - Rispetto alla squadra che nel girone d'andata strappò uno scialbo pareggio a reti bianche contro la gestione Juric, mancano all'appello quattro pilastri. Zaccagni e Pedro sono fermi ai box per infortunio, Romagnoli sconterà un turno di squalifica, mentre Guendouzi ha salutato la compagnia a gennaio. Quattro tegole che avrebbero affossato chiunque, ma non questo gruppo. Il carattere della rosa è emerso con prepotenza nel pirotecnico due a due in casa della Juventus (con la beffa del pari subita al novantaseiesimo dopo il doppio vantaggio firmato in ripartenza da Pedro e Isaksen) e nella clamorosa rimonta di Bologna in Coppa Italia, culminata con la qualificazione in semifinale ai rigori che li vedrà opposti proprio alla Dea. Sono la prova provata di una squadra che, nonostante le sole tre vittorie a fronte di cinque pareggi e due sconfitte nelle ultime dieci uscite, possiede valori assoluti difficili da scalfire.

IL TRADIMENTO DEL SARRISMO - Dimenticate la ragnatela di passaggi - analizza a raggi 'X' i biancocelesti L'Eco di Bergamo -, il possesso palla asfissiante e la linea difensiva piazzata a metà campo. Per necessità e virtù, Maurizio Sarri ha dovuto ripensare i suoi dogmi. Il modulo di base resta il tridente, ma l'abito è decisamente più abbottonato: il baricentro è fisiologicamente più basso e i terzini, solitamente ali aggiunte nel credo del tecnico toscano, restano bloccati senza avventurarsi in sovrapposizioni continue. Questo assetto più conservativo ha trasformato i capitolini in una macchina da ripartenza insidiosissima, capace di assorbire la pressione avversaria per poi sprigionare in campo aperto tutta la velenosità dei suoi esterni.

L'EX MALDINI E I NUOVI VOLTI - Il vero grimaldello tattico di questo nuovo corso è un volto noto a Bergamo: Daniel Maldini. Schierato da «falso nueve» contro Juventus e Bologna, l'ex nerazzurro si abbassa costantemente sulla trequarti per svuotare l'area e innescare gli inserimenti brucianti delle mezzali. A beneficiarne sono soprattutto Kenneth Taylor a sinistra e Dele-Bashiru a destra. Proprio l'olandese ex Ajax, arrivato a gennaio per puntellare la mediana, ha già dimostrato personalità da vendere: sempre titolare in campionato, ha persino trovato la via del gol contro il Genoa. Ad accendere la luce in transizione ci pensano poi le accelerazioni di Isaksen e la mobilità offensiva garantita da elementi duttili come Noslin e Dia, pronti a dare più di un grattacapo alle retrovie orobiche.

L'Atalanta è avvisata: si troverà di fronte un avversario meno brillante esteticamente rispetto al passato, ma decisamente più cinico e compatto. La chiave del match passerà dalla capacità dei nerazzurri di non farsi ingolosire dal possesso palla sterile, evitando di prestare il fianco a quelle letali ripartenze che hanno già fatto tremare la Juventus. Servirà pazienza, equilibrio e la consapevolezza che questa Lazio non muore mai.

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Sezione: L'avversario / Data: Sab 14 febbraio 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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