In meno di un mese Igor Tudor ha rianimato la squadra con due vittorie, un pareggio e un quarto posto riacciuffato dopo i numerosi balbettii di una stagione tuttavia ancora da decifrare.
La Juve vista col Lecce ha fatto però quello che era necessario fare per convincersi di poter prendere il sopravvento: passare in vantaggio e raddoppiare prima che l'avversario si risvegliasse, in modo da approfittare del ko del Bologna e in attesa del doppio mezzo regalo arrivato poi dal derby della capitale.
La ciliegina sulla torta sarebbe stata chiudere la partita con un terzo gol – magari con Vlahovic – o forse gestire la 200esima vittoria allo Stadium con meno rischi nel momento in cui sono venute a mancare le energie. La Juve perfetta, è giusto però sottolinearlo, non la si può improvvisare in poche settimane, neppure immaginandola senza difetti fin troppo evidenti per qualsiasi allenatore.
Sincerità - Prima della partita Tudor si era manifestato battagliero con quella tipica determinazione di chi ha plasmato il carattere proprio con quella maglia, seppure in un contesto storico molto diverso. Le partite si vincono solo indossando il “casco” e “pedalando” come se si trattasse di una “finale”. E certe partite, infatti, si sudano nel prepararle e nel non perderle per aver lasciato qualcosa al caso. La difesa resta il reparto al quale non si può chiedere molto di più in questo momento, se non maggiore attenzione sulle palle inattive. Le assenze pesavano e pesano ancor di più da quando alla lista degli indisponibili si è aggiunto il nome di Gatti, anche se ha semplificato le scelte dei 3 difensori da schierare. Kalulu ne è la certezza anche in chiave riscatto. Kelly la scommessa di scorta, anche per l'anno prossimo, aspettando lo slovacco Hancko e i recuperi di Bremer e Cabal. Attorno a Veiga l'incertezza non solo del prezzo. Il centrocampo è tornato invece a comandare il gioco costringendo finalmente gli avversari a rincorrere e non viceversa, liberando estro e creatività di almeno due giocatori come Yldiz e Gonzalez, relegati in passato a rimanere troppo lontani dall'area. Il più giovane ci ha guadagnato metri e gol, due consecutivi in casa con Genoa e Lecce, l'argentino spazio e sacrificio per far esplodere l'esperienza tenuta fin troppo nascosta. Sono loro due i giocatori a cui la cura Tudor è entrata già in circolo. E poi Vlahovic e Koopmeiners sempre un po' meno imperfetti della stessa Juve. Non ultimo Di Gregorio, pronto a metterci guantoni e faccia da giocatore senza paure.
Cambi – Quello che non ha convinto è stato l'atteggiamento dei subentrati. Ai più non sembrava vero, ma a mettere in risalto l'insoddisfazione è stato lo stesso Tudor nel corso della conferenza stampa post Lecce. Oltre la buona prestazione per un tempo e mezzo, con dentro i gol di Koop, Yldiz e addirittura i due assist di Vlahovic, ci si era fossilizzati sui dieci minuti finali in cui la Juve ha rischiato di buttare all'aria il successo pieno. Secondo mister T la responsabilità più grande è stata dei subentrati – chi più e chi meno – che hanno approcciato con poca cattiveria, convinti di poter approfittare dei propri egoismi per sfangarla senza obblighi. Da Kolo Muani a Conceicao, passando da Weah e Cambiaso, ed escludendo Savona per mancanza di prove, i cambi hanno aggiunto e convinto poco l'allenatore che sa di suo come preparare le mosse per la prossima trasferta di Pasquetta a Parma. Il quarto posto è stato raggiunto in tre tappe, nella prossima si spera addirittura nell'allungo. Bologna-Inter e Milan-Atalanta le partite da guardare fingendo di non fare calcoli prima di giocarsela a Parma. Solito appuntamento del lunedì con Cose di Calcio XL su @Radiobianconera per fare riflessioni e analisi insieme a voi.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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