ATALANTA-FROSINONE 4-4 (p.t. 3-2)
1' e 17' Schmid (F), 12' e 45' Krstovic (A), 33' rig. Ederson (A), 48' Calò (F), 50' Elmas (A), 83' Terzic (F)

Un pareggio che lascia più interrogativi che certezze e l'uscita dal campo di Maurizio Sarri accompagnata dai fischi della Curva Nord. Al termine del 4-4 tra Atalanta e Frosinone alla New Balance Arena, Andrea Riscassi, inviato di Rai Sport, ha analizzato la serata nerazzurra ai microfoni di Bergamo TV. Un intervento senza filtri, che spazia dalla pazienza del pubblico ormai esaurita a una squadra con la coperta corta, dall'impatto deludente dei subentrati al peso di un mercato importante che non sta dando i frutti sperati, fino alla domanda più delicata: è arrivato il momento di prendere una decisione sull'allenatore?

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Andrea, ci si interroga, anche dopo l'uscita di Sarri tra i fischi della Nord, se si debba continuare con questo allenatore.
«Non lo so. Lo stadio è stato molto paziente in questi mesi, direi che ha dato sostegno fino alla fine, e mi ricorda un po' l'anno scorso, quando fischiò alla fine di Atalanta-Sassuolo. Anche oggi ci sono prove difficilmente leggibili: non so come l'avete commentata in studio, ma allo stadio è un po' sconcertante seguire l'Atalanta, nel senso che si ha l'impressione che ogni volta che gli avversari attaccano facciano gol, e questo non è rassicurante. Oggi il Frosinone ha meritato il pareggio e, se la partita fosse durata altri cinque minuti, avrebbe vinto. Mi sembra che la coperta della Dea sia corta: quando difendiamo bene non riusciamo ad attaccare, oggi ha attaccato bene e non ha difeso. Non so se cambiando l'allenatore le cose cambierebbero. Però è chiaro che c'è qualcosa che non funziona, e se arriva Tudor si torna alla difesa a tre, boh. Francamente è una stagione in cui faccio fatica a decifrare le partite, e anche un po' a raccontarle. Non guardo tanto al risultato: pareggiare con il Frosinone ci sta, perché il Frosinone sta facendo una buona stagione. Ma pareggiare così è francamente un po' sconcertante».

Alcuni giocatori chiamati in causa nell'ultimo quarto d'ora, come Scamacca e Samardžić, non sono riusciti a incidere come chi avevano sostituito: dovevano entrare per fare la differenza nel momento più delicato della partita.
«Sì, guardate dall'altra parte come è entrato Terzić: è entrato, ha fatto gol, ha lottato. Capisco che non debba essere facile stare in panchina e guardare gli altri, ma se ti chiamano nell'ultimo quarto d'ora, nell'ultimo quarto d'ora devi mangiare l'erba, e non mi pare che sia stato così. Domenica scorsa, con il Milan, chi è entrato ha spinto tanto; oggi no. Non è colpa di chi è subentrato, però è chiaro che, nel momento in cui tu sei fresco e gli altri no, se entri così… Questo al netto del fatto che le scelte sono obbligate, perché si infortuna un giocatore a partita, e anche questo non è normalissimo: ogni partita, nel primo tempo, vedi qualcuno che fa il segno del cambio. Mille partite, tutto quello che volete, anche la Juve e altre squadre hanno tanti giocatori fuori, però è una stagione così. E in stagioni così, secondo me, o butti dentro i ragazzi, Idele e chi per esso, un po' di ragazzi dell'Under 23, e punti su di loro, oppure è uno stillicidio».

Così però si mortifica anche uno dei mercati più importanti della storia dell'Atalanta, considerando tutto quello che il club ha investito soprattutto nell'ultima settimana, tra Rowe e gli altri.
«Anche oggi Rowe ha avuto praticamente un tempo di inserimento più lungo, però… che voto date a Rowe? Nel senso che la sua presenza è impalpabile, non incide. Mi pare che la campagna acquisti sia stata molto forte, che gli stipendi siano altissimi, e poi arriva il Frosinone, che guadagna meno della metà e corre il doppio».

Un'ultima domanda, risposta flash: secondo te è arrivato il momento di prendere una decisione sull'allenatore?
«Penso di sì. Nel momento in cui perdi tutte queste partite, o comunque pareggi in questo modo, qualche riflessione a Zingonia va fatta. Non so se cambiando l'allenatore le cose cambierebbero, però è chiaro che c'è qualcosa: se lo stadio fischia l'allenatore è un segnale. Ne parlavamo le altre volte: prima erano quelli che stavano a casa a scrivere sui social appena dopo il triplice fischio, adesso è lo stadio. Questi pagano per venire, vanno in trasferta, quelle poche che gli lasciano fare, e vengono qua: per cui va ascoltata anche la piazza, perché la piazza è importante».

Un'analisi dura, che fotografa un momento delicatissimo per la Dea: una squadra che segna tanto ma concede troppo, subentrati che non incidono, un mercato importante che non sta pagando e un pubblico che, dopo mesi di pazienza, ha iniziato a far sentire la propria voce. Per Riscassi la riflessione a Zingonia è ormai inevitabile, a prescindere da quale sarà la decisione finale.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 17:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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