Un traguardo storico in una giornata amara. Nel 4-4 con il Frosinone alla New Balance Arena, Davide Zappacosta ha superato Glenn Strömberg, il capitano dei capitani della storia nerazzurra, nella classifica delle presenze in Serie A con la maglia dell'Atalanta, firmando anche un assist e sfiorando il gol. In conferenza stampa, però, l'esterno ha messo da parte i numeri personali per analizzare con lucidità il momento della Dea: la delusione dei tifosi, la mancanza di personalità e cattiveria nei frangenti decisivi, il calo fisico della ripresa e la necessità di difendere di più da squadra contro avversari di qualità come quelli allenati da Alvini. Un discorso da leader, in linea con le richieste di Sarri.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Davide, giornata particolare, perché hai superato per presenze in Serie A Glenn Strömberg, il capitano dei capitani dell'Atalanta. Da leader di questa squadra, come ci si risolleva in un momento come questo?
«Credo che non ci sia altro modo se non rimanere compatti e cercare di dare qualcosina in più, perché attualmente il campo sta dicendo che quello che stiamo facendo non basta, e quindi sono convinto che si possa fare qualcosina in più. Io per primo. Dobbiamo cercare di capire in che momento siamo ed essere responsabili e intelligenti. Credo che tutti quanti dobbiamo dare qualcosina in più, e l'unico modo per farlo è lavorare, rimanere compatti ed essere squadra».

I tifosi vi hanno sostenuto per tutti i novantacinque minuti, poi alla fine è arrivato qualche fischio: evidentemente anche la piazza si aspetta qualcosa di più. Secondo te qual è il problema più grosso in questo momento? È fisico, mentale, oppure non riuscite a mettere in campo quello che vi chiede il mister?
«In realtà capiamo perfettamente la delusione, le sensazioni e il morale dei tifosi, perché siamo i primi a essere delusi e i primi a voler cambiare le cose. Io non parlerei di problema, più che altro parlerei, come sempre, di squadra: dobbiamo capire che quello che stiamo facendo in questo momento non basta. E non si parla solo di impegno, si parla un po' di tutto. Probabilmente in alcuni momenti della partita viene a mancare un pochino di carattere, di personalità, che forse ti permetterebbe di gestire meglio certi frangenti. Anche oggi la squadra ha comunque mostrato carattere, perché ha ripreso la partita per due volte e siamo andati in vantaggio, poi però nel secondo tempo, quando probabilmente c'era bisogno di un pizzico di personalità, di cattiveria e di grinta in più, siamo venuti a mancare. E ovviamente abbiamo concesso a loro il pallino del gioco e ci hanno messo in difficoltà».

A volte sembra che abbiate un po' timore di perdere la partita. Oggi l'Atalanta ha reagito, ma poi c'è stato un calo fisico: come l'hai vista dal campo?
«Come ho detto prima, nel primo tempo ho visto una squadra che ha mostrato carattere, che ha ripreso la partita e che probabilmente stava anche meglio di loro. Poi nel secondo tempo, non so, un po' il calo fisico, e forse questo ha inciso anche sulla personalità, sulla fiducia nel voler prendere palla e nel voler giocare un pochino di più. E ovviamente, quando non hai mai il pallino del gioco in mano e gli avversari sono costantemente vicino alla tua area di rigore, è inevitabile che ti mettano in difficoltà, perché anche le altre squadre hanno qualità, e oggi loro davanti ne avevano tantissima. Ripeto, probabilmente in questo momento ci stanno mancando un pochino di personalità e carattere nei momenti importanti della partita».

Hai parlato di carattere e personalità. Aggiungo un altro termine, identità, usato da Alvini quando ha detto che il suo Frosinone non vuole aspettare le partite, ma determinarle: può essere questo che manca oggi all'Atalanta, come avveniva in passato? In certi momenti, come nel finale di oggi, la squadra appare più timorosa.
«Io credo che la squadra abbia capito quello che chiede il mister e che abbia una sua identità. È ovvio che, quando affronti squadre di questo tipo, loro cercano di portare la partita dalla propria parte sfruttando le loro qualità, ed è probabilmente quello che è mancato a noi: avremmo potuto gestire un pochino meglio la palla, abbassare un pochino i ritmi, invece ci siamo fatti condizionare dal loro modo di giocare e probabilmente abbiamo portato la partita su un terreno che in questo momento ci penalizza. È ovvio che loro hanno un'identità molto forte, cercavano tanti duelli, e nel secondo tempo probabilmente il nostro calo fisico ha portato la partita dalla loro parte».

Oggi un assist e un gol sfiorato giocando sulla fascia destra, ma all'inizio hai forse sofferto Ghedjemis, che ha creato pericoli fino all'ultimo: è stata questa una chiave della partita? Era difficile marcarlo?
«Io credo che loro, specialmente in attacco, abbiano giocatori di qualità elevata, che hanno messo in difficoltà un po' tutte le squadre. E soprattutto, essendo una squadra che ti porta a giocare nei duelli individuali, nell'uno contro uno, riuscivano a isolare molto bene i loro giocatori di qualità. È ovvio che in Serie A, quando affronti giocatori che hanno tecnica e rapidità nell'uno contro uno, in campo aperto non è mai semplice. Diversi loro giocatori offensivi ci hanno messo in difficoltà, però secondo me bisogna essere un pochino più intelligenti e più bravi, in queste situazioni, a difendere maggiormente da squadra, ad aiutarsi un pochino di più. Penso che non ci sia altra strada, quando affronti giocatori così».

Autocritica, senso di responsabilità e voglia di cambiare le cose: nel giorno del sorpasso a Strömberg, Zappacosta parla da uomo spogliatoio e indica nella personalità il tassello mancante di questa Atalanta. Con il campionato che non concede pause, la Dea è chiamata a dimostrare in fretta di aver capito il messaggio del suo leader.

© Riproduzione Riservata

© foto di TuttoAtalanta.com
Sezione: Interviste / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 18:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture