Rimpiangere è un esercizio sterile, reagire è un dovere delle grandi squadre. L'Atalanta ha scelto la seconda via, decidendo di non medicare le ferite di Pisa e Bilbao con le lacrime, ma con una prova di forza debordante. Il 4-0 rifilato al Parma non è solo un risultato rotondo, è una seduta psicanalitica collettiva che scaccia i fantasmi della settimana passata e rilancia le ambizioni di classifica in vista dello scontro diretto contro il Como. La Dea torna a correre e i numeri fanno spavento: con 22 punti raccolti da fine novembre, solo l'Inter (28) ha tenuto un passo migliore. Palladino ha trasformato la rabbia in energia cinetica, sbriciolando la resistenza di un avversario che, fino a ieri, aveva fatto dell'arte di "imbruttire" le partite in trasferta la sua arma migliore.
MURO DI GOMMA E RITMO SCUDETTO - Il risultato finale potrebbe ingannare chi non ha visto la gara, perché dietro la goleada c'è la firma decisiva di Marco Carnesecchi. L'estremo difensore si conferma il custode indiscusso dei sogni nerazzurri, intervenendo come un deus ex machina nei due momenti topici del match: prima un miracolo su colpo di testa di Benedyczak dopo sei minuti, poi una parata di piede su Pellegrino nella ripresa che ha impedito al match di riaprirsi sull'eventuale 2-1. Due flash di classe pura che hanno permesso alla Dea di gestire l'inerzia e di collezionare il sesto clean sheet della gestione Palladino. Quando il portiere para e l'attacco segna, il calcio diventa un gioco semplice.
SCACCO MATTO TATTICO: LA MOSSA DEL CAPITANO - La partita è girata definitivamente quando l'ambizioso piano tattico di Cuesta – un uomo contro uomo a tutto campo – si è infranto contro la lettura del centrocampo orobico. La chiave di volta - spiega La Gazzetta dello Sport - è stata l'avanzamento di Marten De Roon sulla linea della trequarti a disturbare la fonte di gioco Estevez, lasciando a Ederson il compito di braccare Keita. Una mossa che ha mandato in tilt il Parma, già in sofferenza sulla fascia dove Valenti è stato letteralmente martellato da Charles De Ketelaere. Proprio dal pressing alto e dalla qualità individuale sono nati gli errori fatali degli ospiti: Britschgi e Circati hanno steso il tappeto rosso prima al rigore chirurgico di Gianluca Scamacca (nato da una magia di Zalewski) e poi al raddoppio dello stesso De Roon, innescato dal solito CDK.
L'ABBONDANZA AL POTERE: JACK SI SBLOCCA, NIKOLA NON SI FERMA - Se la Dea è stata cinica nello sfruttare gli errori altrui (perdonandosi anche due errori marchiani sotto porta per il possibile 3-0), è nel finale che si è vista la profondità della rosa. Le sostituzioni di Palladino hanno avuto un impatto devastante, spegnendo il tentativo di rimonta ducale. Protagonisti assoluti Mario Pasalic e, soprattutto, Nikola Krstovic. Il montenegrino è in uno stato di grazia totale (cinque gol e un assist nelle ultime cinque uscite): prima ha servito su un piatto d'argento il primo gol atalantino di Giacomo Raspadori – un tap-in facile che sblocca mentalmente l'ex Napoli – e poi si è messo in proprio per il poker definitivo.
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LA STERILITÀ DUCALE E I DUBBI DI CUESTA - Dall'altra parte, il Parma esce dalla New Balance Arena con le ossa rotte e tanti interrogativi. La scelta di rinunciare inizialmente a Pellegrino (esigenza fisica o calcolo errato?) ha pesato come un macigno su un attacco che vanta il triste primato di secondo peggiore del campionato e che è rimasto a secco per la dodicesima volta su 22 gare. Cuesta ha provato a giocarsela a viso aperto, ma è stato punito dalla differenza di cilindrata e dalla sterilità offensiva dei suoi.
Ora l'Atalanta può guardare avanti con il petto in fuori. Domenica c'è il Como, e sarà una sfida tra macchine da gol. Ma con questa solidità e queste alternative, a Bergamo nessuno ha intenzione di frenare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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