Il vento del Sud ha spazzato via i dubbi e rilanciato prepotentemente le ambizioni continentali dell'Atalanta. Nella profonda propaggine salentina, la compagine orobica ha vissuto un pomeriggio pasquale da incorniciare, scacciando i fantasmi delle proverbiali amnesie contro le squadre di bassa classifica e dimostrando sul rettangolo di gioco una maturità che profuma di rinascita europea.
LA SCALATA DAL BARATRO - Per comprendere appieno il peso specifico del successo pugliese, occorre riavvolgere il nastro della memoria a quel drammatico 23 novembre. In quella gelida serata, bagnata dalla rovinosa sconfitta contro il Napoli all'esordio sulla panchina di Raffaele Palladino, i bergamaschi annaspavano malinconicamente al tredicesimo posto: quattordici punti di ritardo dalla capolista Roma, otto dal Como e sette dalla Juventus. – come analizza L'Eco di Bergamo – il panorama odierno è radicalmente mutato e la rincorsa ha del miracoloso. Il baratro ha lasciato spazio a un orizzonte luminosissimo, con i giallorossi distanti una sola lunghezza, i lariani a meno cinque e i bianconeri a meno quattro, prossimi avversari chiamati a sbarcare sabato sul prato della New Balance Arena per un crocevia infuocato.
LE CERTEZZE TATTICHE E IL JOLLY OFFENSIVO - La sfida del Via del Mare ha confermato la solidità dell'assetto tipo forgiato dal tecnico campano. Una scacchiera fluida, capace di gestire i ritmi e colpire con feroce cinismo. A rubare l'occhio è stato senza dubbio il pieno recupero di Giacomo Raspadori, apparso finalmente brillante dopo i recenti e noiosi acciacchi. L'attaccante si candida a risorsa inestimabile per il rush finale: la sua estrema duttilità gli permette di svariare dalla corsia mancina, offrendo soluzioni e strappi alternativi rispetto a Nicola Zalewski, fino a ricoprire il ruolo di punta centrale con caratteristiche diametralmente opposte alla pura fisicità di Nikola Krstovic o del lungodegente Gianluca Scamacca. A questo ventaglio di opzioni si uniscono le garanzie assolute e immutabili fornite da un caposaldo come Mario Pasalic.
LE RIVINCITE DEI NAZIONALI E IL NUOVO TOLOI - La logorante sosta internazionale non ha scalfito, ma anzi esaltato, le individualità nerazzurre. Charles De Ketelaere ha smaltito in fretta le scorie della trasferta transoceanica con il Belgio sfoderando una prestazione d'autore. La copertina, tuttavia, spetta di diritto a Giorgio Scalvini, che ha saputo trasformare in sana rabbia agonistica la clamorosa e amara eliminazione mondiale patita con l'Italia, vissuta peraltro senza calcare il campo per un solo minuto. Il gioiello della retroguardia ha interpretato alla perfezione l'inedito ruolo di «braccetto d'assalto», siglando una rete da centravanti puro e ricordando da vicino le incursioni palla al piede che resero celebre il miglior Rafael Toloi, unendo raffinate qualità da mezzala a un'invidiabile solidità difensiva.
MOTORE INESAURIBILE E IL CALENDARIO DI FUOCO - Il primo, insidioso caldo stagionale non ha minimamente mandato in fuorigiri il motore atalantino. La tenuta atletica esibita in terra pugliese da incursori instancabili del calibro di Davide Zappacosta, Marten de Roon ed Ederson certifica inequivocabilmente l'eccellente lavoro fisico svolto a Zingonia durante la pausa. Una condizione straripante che fungerà da carburante vitale per affrontare un trittico da brividi: dopo l'incrocio casalingo contro la Vecchia Signora, i lombardi voleranno nella Capitale per sfidare la Roma, prima di ospitare la Lazio per la decisiva e attesissima semifinale di Coppa Italia.
Al netto dei sanguinosi e incalcolabili rimpianti per i passi falsi contro Verona e Pisa, la fiamma continentale arde ora più viva che mai. La squadra è padrona del proprio destino e si prepara ad azzannare un finale di stagione assolutamente vietato ai deboli di cuore.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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