L'Atalanta non fa sconti e impartisce una vera e propria lezione di calcio sul rettangolo verde del Via del Mare. La compagine bergamasca, magistralmente guidata in panchina da Raffaele Palladino, ha sfoggiato una supremazia tecnica e un'intelligenza tattica di fronte alle quali il Lecce si è dovuto semplicemente arrendere, travolto dal peso di una manovra avvolgente e dalla qualità schiacciante dei singoli interpreti.
LA MOSSA STRATEGICA DELL'ASSALTO - Il vero capolavoro del tecnico campano si è materializzato fin dai primissimi istanti di gara. La chiave tattica assoluta è stata la spiccata capacità di riempire l'area di rigore avversaria con una densità impressionante di uomini, coinvolgendo costantemente i centrocampisti e i braccetti difensivi. L'emblema di questa coraggiosa e dirompente filosofia è incarnato dalla prima rete: un inserimento fulmineo da «attaccante vero» firmato da Giorgio Scalvini, encomiabile nel farsi trovare pronto all'appuntamento con il gol e a spaccare in due la partita.
LO SCACCHIERE E I DUELLI SULLE CORSIE - Per arginare l'onda d'urto orobica, l'allenatore salentino Eusebio Di Francesco si è affidato a un abbottonato 4-2-3-1. A protezione dell'estremo difensore Wladimiro Falcone, la linea arretrata ha visto schierati Danilo Veiga, Lukas Siebert, Tiago Gabriel e Zinedine Ndaba. In mezzo al campo diga formata da Ylber Ramadani e Ousmane Ngom, mentre sulla trequarti l'incursore Youssouf Fofana aveva il duplice compito di legare i reparti e abbassarsi in copertura, innescando le ali Balthazar Pierotti e Lameck Banda a supporto del terminale di movimento Walid Cheddira. La risposta nerazzurra si è invece poggiata sul rodato 3-4-2-1: Marco Carnesecchi tra i pali, scudato dal terzetto composto da Berat Djimsiti, Scalvini e Sead Kolasinac. A macinare chilometri sui binari esterni ci hanno pensato Davide Zappacosta e Lorenzo Bernasconi, con Marten de Roon ed Ederson dominatori della cabina di regia. In avanti, il ruolo di punta centrale è stato affidato al grande ex Nikola Krstovic, illuminato dalle giocate di Charles De Ketelaere e Nicola Zalewski.
IL DOMINIO NELL'UNO CONTRO UNO - Nel corso della prima frazione, la squadra ospite ha banchettato sulla catena di destra, sfruttando l'intesa devastante tra uno straripante Zappacosta e i continui, imprevedibili tagli centrali del talento belga. Nonostante i timidi tentativi dei padroni di casa di pungere in ripartenza, la differenza tecnica nell'uno contro uno è parsa incolmabile. – come analizza L'Eco di Bergamo – la ripresa si è trasformata in un saggio di gestione dei ritmi, impreziosito da folate offensive letali. Il raddoppio è nato sull'asse della perfezione assoluta: un perentorio inserimento da mezzala del mediano brasiliano, la lucida rifinitura del trequartista ex Milan e il fiuto inesorabile del bomber montenegrino.
LA PANCHINA D'ORO E IL TRIS - Con gli avversari ormai alle corde e spuntati in avanti, il vortice delle sostituzioni non ha minimamente scalfito l'assetto nerazzurro. L'ingresso in campo di Odilon Kossounou ad affiancare Scalvini e Kolasinac ha blindato la retroguardia, mentre in avanti ha spiccato l'ottimo impatto del neo-entrato Giacomo Raspadori. Lanciato nella mischia assieme a Ibrahim Sulemana, l'attaccante della Nazionale ha dimostrato tutta la sua duttilità, giostrando con enorme qualità prima da esterno sinistro e poi chiudendo il match da centravanti puro.
Un rotondo tris che spazza via ogni dubbio residuo: la squadra è matura, spietata ed è pronta a riabbracciare l'affetto del proprio pubblico per la prossima battaglia tra le mura amiche della New Balance Arena.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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