Dopo la grande delusione bisogna rimboccarsi le maniche e cominciare a pensare a come poter arrivare al Mondiale. Perché pensare a due edizioni consecutive senza l’Italia è da folli, pensare a due edizioni senza l’Italia campione d’Europa non ha neanche aggettivi.
Inutile ora continuare a piangere o ad accusare. Posto che bisogna sempre ricordarsi quello che si diceva 4 mesi fa, ora ci sono altri 4 mesi per correggere il tiro e pensare a cosa dover fare (o sperare) per non perdere l’appuntamento clou del 2022.
Bisogna farlo tutti: dalla Figc, alla Lega, al ct, ai giocatori, tifosi, opinione pubblica. Lasciare quindi alla sfortuna il meno possibile, anche se poi nel calcio conta anche quella. E allora cominciamo a dire che che se la Nazionale ha bisogno di spazio e di tempo bisogna trovarlo. A costo di dover fare un turno infrasettimanale in più, a costo di dover veder “sparire” i propri giocatori per una settimana intera e non poterli allenare. Tirare via insomma tutte quelle infrastrutture e pregiudizi che accompagnano sempre il lavoro di Mancini (o dei vari ct che lo hanno preceduto) ogni volta che c’è un raduno. C’è bisogno di fare degli stage? Che si facciano. C’è bisogno di fare un miniritiro prima dello spareggio: pronti. E che nessuno, dai tifosi ai presidenti, provi a dire che non serve, che i giocatori vengono pagati dai club, che si perde il ritmo ecc ecc. Tutte cose che abbiamo sentito a vario titolo in questi anni. Che non sono certamente la causa della mancata qualificazione azzurra, ma che ora certamente non servono (come polemiche).
Non troveremo un bomber di razza o un difensore invalicabile in questi 4 mesi. Ce li abbiamo già. Sono quelli che l’azzurro lo hanno vestito fino a ieri sera e che a luglio hanno messo tutti in fila. Non è vero che l’Italia non ha il bomber: si chiama Ciro Immobile, segna meno in Italia che con la Lazio, ma è uno dei più prolifici negli ultimi anni in Europa (e quindi nel mondo). Abbiamo delle ali complete e complementari: Chiesa, Insigne e Berardi sono fra i più completi attaccanti esterni in giro per l’Europa. Non saranno i migliori, i top assoluti, ma certamente sono forti. E lo hanno dimostrato sia in Nazionale che in Europa. Abbiamo una generazione di centrocampisti di altissimo livello: Barella, Jorginho, Verratti, Pellegrini, Locatelli (senza dimenticare gli altri come Pessina, Cristante): due su 4 erano infortunati, uno era stanco e l’ultimo (proprio quello a cui avremmo portato a casa il pallone d’oro e che il nostro lo riceverà lo stesso) ha sbagliato due rigori determinanti dopo che li aveva praticamente messi tutti prima. Continueranno così secondo voi fino a marzo? Certo che no: Pellegrini e Verratti recupereranno, Barella tornerà ad essere devastante e Jorginho si dimenticherà gli errori perché soltanto chi osa sbaglia. Idem in difesa dove Chiellini (peraltro in queste due infortunato) e Bonucci sono due professori, ma dove gli associati danno amplissime garanzie. E poi magari ci sarà Spinazzola.
Ma soprattutto ci sarà (anzi ci dovrà essere) quella mentalità che Mancini, anche in questo momento buio, non ha mai abbandonato. Quella sfrontatezza che ci ha permesso (anche con la fortuna perché no, mica è un peccato dirlo) di vincere in Inghilterra. Bisogna recuperare quella e la fiducia. Invece di pensare al 2017, bisogna pensare al 2021. Non serve un’Italia che ha paura ma un’Italia che ha coraggio. E se in questo contesto poi ci sarà qualche ragazzo che nel frattempo esplode ben venga, come è successo per Raspadori, per esempio.
Poi per il futuro dovremmo pensare a prescindere al decreto crescita e ai correttivi da mettere per evitare l’invasione di stranieri che potrebbero limitare la crescita dei nostri azzurri. Personalmente non credo che questo possa frenare la crescita di un campione, ma di un movimento sì. E questo a prescindere da tutto non ce lo possiamo permettere. Deve chiaramente essere un percorso parallelo: è vero che il Qatar è un urgenza, ma non deve far dimenticare anche le altre necessità.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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