Ci sono città che ti entrano dentro e non escono più. Per Honest Ahanor quella città è Genova. Dai microfoni di Rai Sport, dal ritiro della Nazionale italiana a Coverciano, il difensore dell'Atalanta ha parlato del rapporto viscerale con il capoluogo ligure, dove è cresciuto calcisticamente e umanamente: «Nonostante non sia nato proprio a Genova, ho sempre vissuto lì. La reputo casa mia, il mio posto felice, il mio ambiente dove riesco a essere tranquillo e spensierato».
IL GENOA CHE FORMA GLI UOMINI PRIMA DEI CALCIATORI - Il cammino di Ahanor nel vivaio rossoblù non è stato solo tecnico. È stato un percorso di valori, di una mentalità che il difensore nerazzurro porta con sé anche adesso che gioca in Serie A e ha già assaporato il profumo della Champions League. Quando gli chiedono quale sia il segreto del settore giovanile del Grifone, la risposta è netta: «Umiltà, il duro lavoro e il sacrificio, il non dar mai niente per scontato. E questo all'interno di un contesto come Genova, che non è una città grandissima, porta i ragazzi ad avere attaccamento alla maglia molto più stretto. Porta al voler sempre migliorare. Questa è una cosa che contraddistingue il Genoa e tutto l'ambiente». Parole che risuonano come una dichiarazione d'affetto e come un tributo a chi lo ha formato, prima ancora che come un'analisi di scouting. Il suo saluto al Grifone, quando nell'estate del 2025 si trasferì all'Atalanta, era già stato una finestra su questo legame — «questo non è un addio, è soltanto un arrivederci» — e quella frase torna in mente ascoltando le sue parole di oggi, come ricordato nell'articolo dedicato al commiato di Ahanor dal Genoa.
LA NAZIONALE, I VECCHI COMPAGNI E L'EMOZIONE DEL RITROVARSI - Il ritiro azzurro ha riservato ad Ahanor anche un'emozione personale: quella di ritrovare in maglia azzurra persone conosciute nel proprio percorso di crescita. «Aver ritrovato persone che ho avuto nella mia vita in un ambiente del genere è qualcosa di bello», ha confessato. Una frase breve che racconta molto: il calcio come filo rosso che unisce le stagioni di una vita, dalla cantera rossoblù alla prima convocazione in Nazionale maggiore — un esordio già raccontato nei dettagli nell'articolo dedicato alla prima volta in azzurro di Ahanor e Inácio.
GENOVA, LA CITTÀ DELLE ETNIE CHE SI MISCHIANO - C'è però un piano ulteriore nel racconto di Ahanor, che va oltre il calcio e tocca l'identità di una città. Genova come luogo di incontro tra culture diverse, come contenitore capace di trasformare la differenza in risorsa: «La caratteristica bella è che tutte queste etnie riescono a concedersi molto bene portando poi un'armonia serena che ritrovi sui campi e in qualsiasi altro ambito». E cita Sayf, un punto di riferimento nel mondo musicale genovese, come esempio di un percorso simile al suo: persone cresciute in quella stessa miscela di origini diverse e appartenenza comune. «Penso alla musica e a Sayf, molto simile a me e a molti altri ragazzi. E avere una città che ti permette di mischiare queste etnie in modo bello e pulito, secondo me i risultati li trovi». Una riflessione che spiega, forse meglio di qualsiasi statistica, perché il Genoa continui a sfornare talenti: non solo perché li allena bene, ma perché li fa crescere in un ambiente che li rende persone complete. Come Honest Ahanor, che a diciotto anni porta già con sé tutto questo peso leggero.
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