C'è un momento preciso in cui il destino di una partita cambia padrone, e al "Sinigaglia" quel momento ha i guantoni di Marco Carnesecchi. In una serata di sofferenza estrema, con l'Atalanta ridotta in dieci uomini per oltre ottanta minuti, il portiere nerazzurro si erge a baluardo insuperabile, parando un rigore decisivo a Nico Paz nei minuti finali e blindando uno 0-0 che vale oro. Eletto MVP del match, Carnesecchi si presenta ai microfoni di DAZN con il sorriso di chi ha appena realizzato un sogno d'infanzia, ma con la maturità di chi sa dividere i meriti. Tra il retroscena sull'intuizione dal dischetto – legata a un vecchio ricordo con la maglia della Cremonese – e l'elogio sincero all'avversario e ai propri compagni "guerrieri", il numero uno orobico conferma di essere non solo un talento cristallino, ma un leader emotivo di questa squadra. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Marco, raccontaci tutto di quell'istante decisivo. Perché hai scelto di tuffarti proprio lì? C'è stata l'apertura di Nico Paz, l'abbraccio con Scalvini prima del tiro, il caos sotto la curva del Como... Cosa ti è passato per la testa?
«Lo dicevo prima al capitano: questi sono i momenti che sogni fin da quando sei bambino. Mentre ero lì sul dischetto, mi è tornato in mente un flash del passato: mi ricordavo di quando giocai qui con la Cremonese nell'anno della promozione in Serie A. In quell'occasione non mi ero tuffato in quell'angolo e non ero riuscito a prenderlo. Così mi sono detto: "Stavolta buttati lì e porta a casa questo turno". Ho avuto anche un pizzico di fortuna. Però ci tengo a dire una cosa: quando usciranno le immagini, voglio mandare un grosso abbraccio a Nico Paz, perché è veramente un giocatore straordinario e mi dispiace quasi che sia capitato a lui di sbagliare. Ma quando sei in campo si pensa solamente al bene della propria squadra, quindi sono felice».

Sei stato eletto MVP, un premio meritato. Ma dalle tue parole traspare la volontà di condividerlo con il resto del gruppo, reduce da una prova di enorme sacrificio.
«Assolutamente sì. Questo premio, e ci tengo a sottolinearlo, non è solamente per me. Vedere i miei compagni mettere in campo questo spirito, vederli fare questa fatica immane per coprire l'inferiorità numerica, è un motivo di orgoglio incredibile. Siamo felici, questo punto ci aiuta a recuperare un po' delle posizioni che avevamo perso prima. Dobbiamo continuare così, con questa mentalità».

Hai fatto interventi prodigiosi anche nel primo tempo, ma il rigore alla fine pesa come un macigno. È la parata più bella della gara? E, onestamente, senti di essere nel momento migliore della tua carriera?
«Sul momento migliore direi di no, perché sono ancora giovane e ho ancora tantissimo da imparare. Guardo gli altri portieri e cerco di rubare segreti, penso che il "momento migliore" in assoluto non esista mai, perché bisogna sempre lavorare per superarsi. Per quanto riguarda la partita, credo che la parata più difficile e importante sia stata quella sul rigore alla fine. È stato il momento decisivo, la classica ciliegina sulla torta di una giornata di sofferenza e orgoglio».

Carnesecchi si congeda con l'umiltà dei grandi, ma la sua prestazione resta scolpita nella stagione dell'Atalanta. Un punto guadagnato con le unghie, con i denti e, soprattutto, con le mani del suo portiere.

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Sezione: Interviste / Data: Dom 01 febbraio 2026 alle 23:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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