La notte di Dortmund lascia in dote un passivo pesante, ma non scalfisce l'orgoglio e l'ambizione di un gruppo abituato a scalare le gerarchie del calcio europeo. Dopo il 2-0 incassato al cospetto del "Muro Giallo", Raffaele Palladino si presenta ai microfoni di Sky Sport con il volto di chi ha già metabolizzato la sconfitta ed è pronto a tracciare la rotta per l'impresa. Il tecnico nerazzurro analizza con chirurgica lucidità gli errori tecnici e tattici che hanno condizionato soprattutto la prima frazione di gioco, rifiutando categoricamente l'alibi delle assenze illustri. Dalla frizione a bordo campo con l'omologo Niko Kovac fino al confronto costruttivo con gli opinionisti in studio, l'allenatore campano disegna l'identikit della sfida di ritorno: serviranno coraggio, maggiore fluidità di manovra e il calore incandescente del popolo bergamasco per trasformare un passivo insidioso in una notte da leggenda. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, l'approccio alla gara non è stato dei più brillanti e subire una rete a freddo ha inevitabilmente incanalato l'inerzia del match. A livello tattico, cosa non ha funzionato nel piano partita iniziale? E, col senno di poi, ritiene che siano mancate l'imprevedibilità e la qualità di giocatori come Raspadori e De Ketelaere, o magari il peso specifico di Scamacca?
«Sinceramente preferisco non parlare di chi stasera non era a nostra disposizione, perché gli infortunati restano tali e non devono rappresentare una scusa. Il nostro dovere è concentrarci esclusivamente sulle risorse che abbiamo in campo e analizzare la prestazione di chi ha giocato. È innegabile che incassare la rete dell'1-0 pronti, via abbia complicato terribilmente i nostri piani, specialmente contro una formazione dotata di grandissime individualità e abilissima ad attaccare la profondità. Sull'azione del primo gol ci siamo fatti sorprendere proprio da una verticalizzazione, seguita da un cross laterale che abbiamo letto e marcato decisamente male all'interno della nostra area di rigore; lì dovevamo essere molto più attenti. Analizzando la prima frazione, ritengo che ci sia mancata la necessaria pulizia tecnica. Abbiamo commesso troppi errori in fase di palleggio, finendo per imbottigliarci esattamente nei lati del campo dove loro volevano spingerci per chiuderci le linee. Sapevamo che avrebbero attuato questa strategia, ma abbiamo difettato in ordine e precisione. Nel secondo tempo, invece, l'atteggiamento è cambiato radicalmente: abbiamo alzato il baricentro, gestito la palla con maggiore fluidità, trovato nuove linee di passaggio e attaccato lo spazio con più movimenti. La sensazione dal campo era che potessimo far male in chiave offensiva, ma ci è mancato il guizzo decisivo, l'ultimo passaggio e un pizzico di qualità negli ultimi trenta metri. Tuttavia, non dobbiamo disperare: abbiamo archiviato il "primo tempo" di questa doppia sfida, ora ci aspetta il "secondo tempo" in casa nostra. Se loro sono stati capaci di segnarci due reti, noi abbiamo tutte le carte in regola per restituire il favore. La squadra ci crede fermamente, ne abbiamo già parlato nello spogliatoio; ora analizzeremo gli errori e prepareremo la gara di ritorno con un'intensità feroce.»
Prima di passare la linea allo studio, abbiamo notato un momento di tensione a bordo campo al fischio finale proprio con l'allenatore avversario, Niko Kovac. Può spiegarci cosa è successo esattamente in quei frangenti?
«Non è successo nulla di clamoroso, ma è una questione di principio. Io sono un allenatore a cui non piace assolutamente protestare o sbracciarsi in panchina, preferisco lasciare agli arbitri la serenità di decidere, accettando i verdetti nel bene e nel male. Al contrario, dalla panchina del Dortmund c'è stata una protesta continua e sistematica per ogni singolo fallo fischiato o situazione dubbia. Al termine della gara ho semplicemente fatto notare questo aspetto, ribadendo che la classe arbitrale va lasciata lavorare in tranquillità.»
Raffaele, complimenti per la lucidità. Avete palesemente sofferto l'atletismo e la rapidità dei tedeschi. Nella ripresa, pur dominando territorialmente, è mancata la fantasia per scardinare la loro difesa. Inoltre, in vista del ritorno, mi preoccupa molto la vostra scelta di difendere accettando sistematicamente l'uno contro uno contro i loro attaccanti. Come pensa di ovviare a questo problema?
«Mister Capello, condivido pienamente la sua attenta disamina. I loro attaccanti sono formidabili, ma devo dire che sono rimasto particolarmente impressionato anche dai loro due centrocampisti, che abbinano una fisicità debordante a una qualità tecnica purissima. Hanno davvero un pacchetto completo. Però la nostra identità è questa e la nostra mentalità ci impone di giocare sempre con coraggio, anche nell'accettare i duelli individuali a tutto campo. Oggi ci abbiamo messo coraggio e abbiamo testato direttamente la loro reale forza sul campo, comprendendo al contempo fin dove può spingersi la nostra. Il discorso qualificazione è ancora assolutamente aperto. Siamo perfettamente consapevoli che rimontare un doppio svantaggio non sarà un'impresa semplice, ma io ci credo con tutte le mie forze e, cosa ancor più importante, i miei ragazzi ci credono. Tra sette giorni giocheremo nel nostro stadio, spinti dalla passione inesauribile dei nostri tifosi. L'atmosfera al Gewiss Stadium sarà una bolgia clamorosa, esattamente come lo è stata quella di Dortmund questa sera. Il bello del calcio risiede proprio in queste sfide epiche e nella magia delle rimonte.»
A livello fisico il Borussia Dortmund è sembrato molto più tonico. Quello che mi ha convinto meno della vostra prestazione è stata l'eccessiva lentezza nella circolazione del pallone, un fattore che ha puntualmente agevolato il loro pressing asfissiante.
«È un'osservazione giustissima, che si applica soprattutto al nostro primo tempo. Siamo stati troppo lenti e compassati nello sviluppo della manovra, finendo per risultare estremamente leggibili e prevedibili per la loro linea di pressione. Abbiamo manovrato troppo poco la palla per vie centrali, mentre avremmo dovuto consolidare il possesso all'interno del campo per poi stanarli e attirare la loro pressione. Ci è mancata la capacità di alternare con i giusti tempi le giocate dentro e fuori, e i nostri esterni a tutta fascia hanno attaccato troppo poco la profondità. Sono consapevole che diverse cose non hanno funzionato come speravamo, ma ci siederemo con i ragazzi in sala video per analizzare ogni singola lacuna. Non dimentichiamoci mai del valore dell'avversario: il Dortmund è attualmente secondo in Bundesliga, a soli sei punti da una corazzata come il Bayern Monaco. Questo certifica che hanno basi solide e campioni di livello internazionale. Noi, però, vogliamo continuare a confrontarci con queste eccellenze. L'obiettivo primario, ora, è preparare la grande rimonta. Sarà dura, ma proveremo a ribaltarla sfruttando ogni nostra arma tattica, tecnica e nervosa, trascinati dalla bolgia del nostro stadio.»
Raffaele, analizzando i dati, alla fine il Dortmund non ha creato così tante occasioni nitide. Nonostante la loro supremazia territoriale iniziale, sono stati letali sulle uniche due vere chance avute. Se al ritorno troverete più coraggio e un po' più di qualità negli ultimi trenta metri, ritengo ci siano ampi spazi per compiere la rimonta.
«Zvone, tu sei stato un numero dieci di classe cristallina, uno dei più grandi, e hai l'occhio clinico per notare quando manca la giocata di qualità negli ultimi metri. Hai assolutamente ragione. Il dispiacere per il risultato c'è ed è forte, ma guardando l'andamento effettivo della gara, i numeri dicono che il Dortmund ha calciato in porta solamente due volte, trovando altrettanti gol. Sono stati spietati, di un cinismo esemplare. Ed è proprio su questo aspetto che ho battuto il tasto parlando con la squadra a fine partita: dobbiamo rimanere positivi e crederci. Sappiamo di dover fronteggiare avversari dotati di una velocità impressionante, ma coltiviamo il sogno concreto di passare il turno. E se alla fine del doppio confronto non dovessimo farcela, dovremo comunque uscire dal campo con la certezza di aver dato tutto, di aver sudato la maglia fino all'ultima goccia e di averci provato con dignità. Non scordiamoci che affrontare queste notti europee accelera incredibilmente il processo di maturazione del nostro gruppo. Abbiamo in rosa tantissimi giovani talenti; penso a Bernardoni, che stasera ha esordito in uno stadio monumentale come questo. Sono esperienze inestimabili che ci faranno crescere sotto ogni punto di vista.»
Un Palladino combattivo, analitico e per nulla rassegnato. Il tecnico archivia la delusione dell'andata trasformandola in benzina per il motore nerazzurro, lanciando un guanto di sfida che infiamma già l'attesa per il ritorno. Il Gewiss Stadium si prepara a vestirsi a festa: la Dea crede fermamente nell'ennesima impresa della sua gloriosa storia europea.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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