La delusione è un sentimento palpabile, ma non deve mai trasformarsi in rassegnazione. È questo il fermo e maturo mantra che Davide Zappacosta ha voluto trasmettere a tutto l'ambiente orobico nelle concitate fasi del post-partita, dopo aver visto sfumare punti preziosissimi sul prato della New Balance Arena. Nonostante un dominio territoriale prolungato contro la Juventus, i ragazzi guidati in panchina da Raffaele Palladino hanno pagato a carissimo prezzo la mancanza di cinismo, incassando un verdetto amaro che impone un'immediata ma costruttiva riflessione in vista del cruciale rush finale di stagione.
LA DITTATURA DEI DETTAGLI E IL MURO OSPITE - Quando il livello della contesa si alza vertiginosamente, il confine tra il trionfo e la caduta si assottiglia in modo spietato. Il laterale non cerca alcun tipo di alibi e punta lucidamente il dito sulla scarsa cattiveria offensiva mostrata dalla squadra al momento di capitalizzare la mole di gioco. «Ovviamente quando giochi con squadre di un certo livello bisogna essere bravi nei dettagli. Dovevamo essere più decisivi sottoporta e sfruttare molte occasioni», ha ammesso con grande onestà intellettuale. Un copione tattico che, a dire il vero, lo spogliatoio aveva ampiamente preventivato, aspettandosi un avversario abbottonato, chiuso a riccio e pronto a speculare sulle ripartenze per inaridire ogni linea di passaggio lombarda.
L'EPISODIO CHIAVE E IL DRIBBLING SULL'ARBITRO - La rete subita ha rappresentato il vero spartiacque psicologico dell'incontro, scombinando di fatto i piani d'assalto dell'Atalanta. Il generoso tentativo di reazione si è poi andato a infrangere contro un muro difensivo maestoso nel negare la profondità. «Il loro gol ci ha portato qualche difficoltà. Non è mai facile trovare spazi quando giochi contro la Juve. Sicuramente potevamo fare qualcosina in più», ha sottolineato amaramente l'esterno. – come riporta Tuttomercatoweb – interrogato sul presunto e contestatissimo fallo di mano in area bianconera, il giocatore ha preferito mantenere un rigoroso aplomb istituzionale, sgonfiando sul nascere ogni potenziale e sterile polemica: «Non ho rivisto l'azione quindi non vorrei sbagliare nei giudizi».
UNA STAGIONE DA INCORNICIARE E L'ELOGIO AL GRUPPO - Al netto della cocente amarezza collettiva per l'occasione sfumata, il rendimento individuale del fluidificante resta uno dei fiori all'occhiello di questa appassionante annata. Stuzzicato sull'ipotesi che questa possa essere la sua miglior parentesi calcistica dal ritorno all'ombra di Città Alta, il diretto interessato ha risposto con grande umiltà e spirito di squadra. Pur non nascondendo la viva soddisfazione per il percorso di crescita personale intrapreso, ha voluto immediatamente dirottare i meriti sul collettivo, ribadendo che simili traguardi e attenzioni mediatiche non sarebbero mai arrivati senza l'indispensabile aiuto di tutto lo spogliatoio.
NESSUN LIMITE VERSO ROMA E LA COPPA ITALIA - Il fitto calendario non ammette pause per le recriminazioni e impone di voltare pagina all'istante. La ghiotta occasione per l'immediato riscatto si chiama Lazio, in una semifinale di Coppa Italia che assume ora i contorni di un crocevia a dir poco vitale per le sorti e le ambizioni del club. Zappacosta, tuttavia, rifiuta categoricamente l'idea di dover tirare i remi in barca in campionato o di dover scegliere su quale obiettivo puntare le proprie fiches: «Noi non ci poniamo dei limiti. Abbiamo ancora tanti punti a disposizione». Il monito per l'imminente trasferta nella Capitale è dunque perentorio: si andrà all'Olimpico per imporre il proprio gioco, con l'intento di vincere e dare fondo a ogni singola stilla di energia fino al fischio finale dell'ultimo match stagionale.
La sfortunata battuta d'arresto contro la corazzata torinese brucia, ma la fame di gloria di questa rosa è tutt'altro che sazia. La rincorsa europea e l'inseguimento alla coppa nazionale passano ora dalla capacità di incanalare questa rabbia sportiva per trasformarla in cinismo puro.
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