C'è un dettaglio nascosto nel comunicato con cui questo pomeriggio, poco prima delle 15.45 di lunedì 15 giugno, l'Atalanta ha annunciato il suo nuovo allenatore. In mezzo al palmarès luminoso — oltre ottocento panchine tra i professionisti, un'Europa League, uno Scudetto — c'è una riga che parla d'altro: Maurizio Sarri, nato a Napoli, cresciuto in Toscana, ha trascorso «una parentesi nei primi anni dell'infanzia anche nella Bergamasca». Un'inezia biografica, in apparenza. Eppure è il genere di coincidenza che dà alle giornate come questa il sapore di un destino che si compie, non di una semplice firma su un contratto triennale fino al 2029.

La conferma è arrivata prima ancora dell'ufficialità, con la spontaneità che a Bergamo si preferisce ai protocolli. Il presidente Antonio Percassi, primo a uscire dalla riunione iniziata a Zingonia in tarda mattinata, ha risposto a chi gli chiedeva del nero su bianco con un cenno affermativo e una soddisfazione che non si curava di nascondere. L'accordo che nessuno poteva fermare covava da settimane, ma vederlo materializzarsi ha avuto comunque la forza di un evento. Fuori dal centro sportivo, intanto, un gruppo di anziani tifosi aspettava dal primo mattino con gli sgabelli e tutto il necessario per affrontare la lunga attesa sotto il sole, solo per dare il benvenuto al nuovo allenatore. Uno striscione diceva tutto: «Con fiducia nel nuovo inizio, un benvenuto al Ds e a Maurizio». Quella fiducia, espressa da chi il calcio lo vive sulle gambe e non sui social, è il vero atto inaugurale dell'era Sarri.

Stiamo parlando di un ritorno, non di un arrivo. La coppia con Cristiano Giuntoli che fece grande il Napoli rinasce a Bergamo, e questo è il filo più evidente: insieme, in riva al Golfo, i due hanno scritto pagine che cambiarono il modo in cui l'Italia intera guardava al gioco offensivo, fino ai 91 punti del 2017-18 ancora imbattuti. Ma il filo bergamasco è più sottile e più antico. È quello di un bambino che, prima della Toscana che lo avrebbe formato come uomo e come allenatore, mosse qui i primi passi. Dalla Seconda Categoria aretina al tetto d'Europa con il Chelsea, dal Sansovino salito in tre anni dall'Eccellenza alla C2 fino al Tricolore con la Juventus: la carriera del Comandante è la storia di una scalata pazientissima, fatta gradino dopo gradino, senza mai bruciare le tappe. È esattamente il tipo di percorso che a Bergamo si rispetta, perché somiglia a quello del club.

Resta sospesa, sullo sfondo di questa giornata di festa, la domanda che tutti i tifosi si portano dentro. Allo stesso Percassi, all'uscita da Zingonia, è stato chiesto se sarà possibile trattenere Marco Palestra per un altro anno. «Vediamo. Vediamo», ha risposto il presidente, limitandosi a un sorriso. Il cantiere è aperto, e Sarri lo erediterà con tutta la sua complessità: una rosa da ridisegnare, un'identità di gioco da reinnestare, l'eredità ingombrante di chi a Bergamo ha costruito un'epopea. Ma oggi non è il giorno delle domande tattiche. Oggi è il giorno in cui un uomo di sessantasette anni, che ha vinto ovunque sia andato, torna a varcare i cancelli di una terra che lo aveva conosciuto bambino. Certi cerchi si chiudono. Altri, più segreti, si riaprono.

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LE PRIME FOTO A ZINGONIA

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Sezione: Primo Piano / Data: Lun 15 giugno 2026 alle 19:14
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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