Piove sul bagnato nel complicato rapporto tra Mario Balotelli e il suo Brescia. Secondo quanto riferito da La Gazzetta dello Sport, l'attaccante avrebbe chiesto a sua volta la risoluzione del contratto. Una mossa che è anzitutto una risposta a quella di Cellino, dato che è stato per primo il club a notificare la richiesta di risoluzione al suo attaccante per avvenuta retrocessione, che però non è ancora aritmetica e infatti già impugnata da Balo. Il quale ha poi però seguito la stessa strada del Brescia, in una diatriba legale sempre più aspra. E tutto nasce dalla busta paga di marzo.

7 giorni pagati. Secondo la rosea, il club lombardo avrebbe indicato, e quindi pagato, alla voce "giorni lavorati" del mese di marzo soltanto sette giorni. E sarebbe curioso capire quali, dato che il 9 Balotelli ha giocato 77 minuti da titolare nel 3-0 incassato a Reggio dal Sassuolo. Al di là di questo "dettaglio", SuperMario avrebbe replicato alla busta paga molto magra chiedendo la risoluzione del contratto per inadempimento, con pagamento di tutte le mensilità fino al 30 giugno 2022. La stessa strada, appunto, già seguita dal Brescia. Tutto all'indomani del pesantissimo 6-0 incassato dall'Inter.

È una questione di soldi. Se entrambi vogliono la risoluzione, perché è tutto così complicato? È una domanda che potrebbe essere lecita, ma non è così semplice: tutto ruota, come potete immaginare, attorno allo stipendio del giocatore. Se venisse accolta la richiesta del Brescia, infatti, la società dovrebbe pagare a Balotelli soltanto lo stipendio maturato fino al 30 giugno. Viceversa, se a spuntarla dovesse essere il numero 45, le Rondinelle dovrebbero onorare il contratto fino a giugno 2022, a meno che Mario non trovi prima un'altra squadra. A dirimere la questione, se ovviamente le indiscrezioni del quotidiano milanese troveranno conferme, ci dovrà pensare il Collegio arbitrale.

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Gio 02 luglio 2020 alle 09:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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