Igor Protti non usa giri di parole: «Mi è stato trovato uno sgraditissimo ospite». Con questa espressione l’ex attaccante racconta la malattia che lo ha colpito in una lunga ed emozionante intervista a La Gazzetta dello Sport, affrontata con lo stesso coraggio che lo ha reso celebre in campo. Dopo la scoperta, i cicli di chemio e i ricoveri, Protti non ha rinunciato a tornare al Picchi di Livorno per ricevere l’abbraccio della sua gente: un giro di campo, lacrime e applausi infiniti.

L’AFFETTO DEL CALCIO - «Non mi aspettavo così tanto amore – confessa –. I messaggi sono arrivati anche da tifosi di squadre contro cui avevo giocato derby accesissimi: Pisa, Spezia, Lecce, Roma. Il calcio è una comunità, e nei momenti bui sa stringersi come una famiglia».

I RICORDI DA BOMBER - Capocannoniere in tre categorie diverse (Serie A, B e C1), Protti ricorda con orgoglio e un pizzico di amarezza i momenti più intensi: «Avrei scambiato volentieri il titolo di capocannoniere col Bari nel ’96 con la salvezza della squadra». E ancora: «Essere l’ultimo a segnare con la 10 del Napoli in A fa effetto, ma io con Diego non c’entro nulla».

MODELLI E CARATTERE - «Da ragazzino ammiravo Rivera, poi da attaccante guardavo a Vialli e Hughes: combattenti generosi. Un giornalista di Bari mi disse che Lautaro mi ricordava: mi ha colpito». L’umiltà resta un marchio di fabbrica: «A 11 anni chiesi il pallone dei Mondiali, mio padre muratore mi portò in cantiere per capire cosa significava guadagnarlo. Dopo una settimana dissi che non lo volevo più».

L’UOMO OLTRE IL CALCIO - Protti non è mai stato solo calciatore: beneficenza, teatro, iniziative culturali. «Il calcio dà notorietà e la possibilità di fare del bene. Dentro di me c’è sempre stato un po’ del dottore e del meccanico che sognavo da bambino: aggiustare e aiutare».

L’ULTIMA SFIDA - La lotta alla malattia è descritta con crudele lucidità: «Questa partita è diversa, qui l’avversario non ti guarda negli occhi ed è già 3-0 per lui. Ma io so che combatterò, con l’aiuto dello staff medico e della mia famiglia allargata. Quello che mi pesa di più è far soffrire i miei cari».

L’uomo dei gol impossibili e delle esultanze memorabili oggi affronta il rivale più sleale. Ma la sua grinta, l’amore della famiglia e il sostegno di un calcio intero sono la sua forza. Igor Protti non smette di lottare.

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Dom 31 agosto 2025 alle 12:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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