La cavalcata inarrestabile dell'Atalanta prosegue senza ostacoli sotto il caldo sole del Salento, confermando una metamorfosi sportiva entusiasmante. I ragazzi di Raffaele Palladino liquidano la pratica Lecce con un tris perentorio, trasformando una potenziale trappola di fine stagione in una vera e propria passeggiata di salute. Un tre a zero senza appello che certifica lo stato di grazia dei nerazzurri, ora clamorosamente a un solo punto di distanza da quel sesto posto che, fino a pochi mesi fa, sembrava un miraggio irraggiungibile.
L'INIZIO CONTRATTO E LA SVOLTA VERTICALE - Il pomeriggio pugliese era iniziato con una prima mezz'ora di apparente e fisiologico equilibrio. I padroni di casa, orchestrati dal tecnico Eusebio Di Francesco, avevano provato a soffocare le fonti di gioco orobiche affidandosi alla pressione alta delle mezzali, in particolare Youssouf Fofana e Ousmane Ngom, ben scortati dai lanci di Ylber Ramadani. Tuttavia, i palesi limiti tecnici palesati dalla mediana leccese hanno gradualmente spianato la strada al cambio di passo ospite. Intuito il copione e accantonato il palleggio sterile, la Dea ha ordinato maggiore verticalità: un'intuizione tattica premiata dall'accelerazione di Davide Zappacosta, sapientemente rifinita dalla classe di Charles De Ketelaere. Un tracciante perfetto che ha permesso a Giorgio Scalvini di inventarsi un gol da centravanti navigato: dribbling secco in area e destro incrociato letale per spezzare l'equilibrio.
IL DOMINIO NELLA RIPRESA E I CAMBI LETALI - – come analizza La Gazzetta dello Sport – l'intervallo non ha fatto altro che acuire il divario tecnico in campo, aprendo letteralmente il gas della macchina bergamasca. Dopo un gol giustamente annullato dal direttore di gara Federico La Penna a Ederson per un fuorigioco millimetrico su linea tracciata dal difensore Tiago Gabriel, il raddoppio è arrivato con inesorabile puntualità. Ancora una volta è stato il fantasista belga a dettare i tempi per Nikola Krstovic, sfuggito a un disattento Jonas Siebert e spietato nell'incrociare a rete. La mazzata finale è stata poi servita dai subentrati, a dimostrazione di una rosa profonda e letale. Gli ingressi di Mario Pasalic e Giacomo Raspadori hanno mantenuto altissima l'intensità orobica, con quest'ultimo lesto ad arrotondare il punteggio raccogliendo l'ennesima respinta del disperato Wladimiro Falcone, nettamente il migliore tra i suoi, al netto di un successivo contatto dubbio in area tra il brasiliano Ederson e Pierotti, non sanzionato dall'arbitro.
IL DISASTRO SALENTINO E LA CRISI DI TALENTO - Il tracollo interno del Lecce apre ferite profonde, non solo sulla lotta per non retrocedere, ma sull'intero sistema calcistico nostrano. L'undici titolare giallorosso presentava un solo calciatore italiano (il già citato portiere) a fronte di una vera e propria legione straniera apparsa inadeguata dal punto di vista dei fondamentali. Nonostante gli accorati appelli della vigilia di Di Francesco («Dovremo vincere più duelli possibili»), la squadra è sprofondata sotto il peso di passaggi elementari sbagliati, cross sballati e una totale assenza di sana cattiveria agonistica, senza mai impensierire la Dea. Neppure la girandola dei cambi, con gli inserimenti confusionari di Omri Gandelman, Balthazar Ndri e Nikola Stulic (chiamato a rilevare il fantasma dell'attacco Walid Cheddira e lo spento Lameck Banda), è servita a smuovere lo zero dalla casella dei gol fatti, certificando una squadra a secco in sedici uscite. Unica nota di cronaca fisica, le ammonizioni comminate a Berat Djimsiti e all'esterno Zappacosta.
LA VOLATA CHAMPIONS E GLI SCONTRI DIRETTI - Tutt'altra aria, rarefatta e intrisa di grandi ambizioni, si respira invece a Bergamo. Il condottiero Palladino ha impresso un ritmo folle alla sua creatura: nel solo anno solare 2026, la formazione lombarda ha raccolto ben trentuno punti, un bottino in condivisione col Como e secondo solo allo schiacciasassi Inter. Questa marcia trionfale ha ricucito uno strappo che pareva incolmabile nei confronti della Roma di Claudio Ranieri, autrice lo scorso anno di un amaro controsorpasso ai danni del mister campano. Ora, prima di riabbracciare il catino ribollente della New Balance Arena, il calendario propone due spareggi infuocati contro la Juventus e gli stessi capitolini: centottanta minuti per scrivere la storia e arpionare definitivamente il treno continentale.
L'Atalanta ha ripreso a volare, coniugando solidità difensiva e cinismo offensivo. Con questo spirito di abnegazione e questa qualità di palleggio, il traguardo europeo non è più soltanto una speranza, ma un obiettivo tangibile da azzannare senza pietà.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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