Il rettangolo verde della Serie C emette i suoi verdetti, ma le vere sorprese arrivano dai bilanci, dove piazze storiche come Catania, Benevento e Salernitana registrano spese faraoniche, in una speciale graduatoria da cui è esentata l'Atalanta U23 assieme alle altre formazioni giovanili. Un viaggio nei meandri economici della terza divisione rivela una sproporzione evidente tra i costi di gestione e la reale dimensione della categoria, sollevando interrogativi sulla sostenibilità dell'intero sistema calcistico minore.

LE SECONDE SQUADRE NON FANNO TESTO - Prima di addentrarsi nelle cifre vertiginose dei club tradizionali, è doveroso fare una precisazione tecnica e regolamentare. Dalla speciale classifica che calcola gli emolumenti fissi, i diritti d'immagine e i premi di rendimento, vengono escluse a priori le seconde squadre iscritte al torneo. La compagine bergamasca, al pari di Juventus e Inter, segue infatti logiche aziendali e parametri di bilancio integrati direttamente con la casa madre, rendendo impossibile e fuorviante un paragone lineare con le altre realtà della Lega Pro.

IL CASO ETNEO E IL GIRONE DEI PAPERONI - Spostando la lente d'ingrandimento sui raggruppamenti canonici, emerge un divario geografico abissale. I gironi settentrionali e centrali impallidiscono di fronte ai numeri generati nel girone meridionale. Il caso più emblematico e clamoroso è senza dubbio quello siciliano: la società etnea viaggia su cifre letteralmente fuori scala per la terza serie. Tra gli oltre otto milioni alla voce stipendi e i sei milioni abbondanti destinati ai bonus, il costo gestionale complessivo sfonda l'incredibile tetto dei quattordici milioni di euro. Un investimento monstre che evidenzia una volontà disperata di bruciare le tappe verso palcoscenici più prestigiosi.

DECADUTE DI LUSSO E BUDGET MILIONARI - Alle spalle della regina incontrastata delle spese, si piazzano due nobili decadute del calcio campano, entrambe protagoniste di recenti e gloriose apparizioni nel massimo campionato. I sanniti sfiorano gli undici milioni di euro di esborsi totali, mentre i granata, precipitati nell'inferno della C dopo il dramma sportivo di due dolorose retrocessioni consecutive, si attestano su poco meno di dieci milioni e settecentomila euro. Costi elevatissimi che testimoniano in maniera inequivocabile l'enorme difficoltà di alleggerire il monte ingaggi dopo aver assaporato le luci e i contratti della ribalta nazionale.

LA ZONA CALDA NON BADA A SPESE - Anche scendendo nei bassifondi della graduatoria economica, i cordoni della borsa rimangono colpevolmente aperti. Le ben note problematiche societarie non frenano le uscite del Trapani, capace di sfiorare i sette milioni di gestione totale. Persino le realtà teoricamente più contenute non riescono a scendere sotto la soglia psicologica del milione: dai quasi tre milioni del Foggia, passando per i due milioni abbondanti di Siracusa e Giugliano, fino ad arrivare alla cifra più cauta, seppur vicina ai due milioni, registrata dalla Cavese. Nessuno si tira indietro quando in ballo ci sono gli obiettivi sportivi.

LA BOLLA PRONTA A ESPLODERE - Numeri alla mano, il calcio italiano di terza fascia si conferma un habitat dove la passione sportiva acceca sovente la fredda ragione contabile. Investire capitali a otto zeri in un torneo che non garantisce certo introiti televisivi o commerciali di primo livello assomiglia a un pericolosissimo gioco d'azzardo: o si centra l'immediata promozione, o il rischio di un rovinoso tracollo finanziario diventa una minaccia quanto mai concreta per l'intero sistema.

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Sezione: Serie C / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 08:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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