L'eco sorda della disfatta tedesca rimbomba ben oltre le mura di Zingonia, trasformandosi nel rintocco funebre di un intero movimento calcistico. Se l'Italia di Rino Gattuso trema all'idea di mancare la qualificazione al terzo Mondiale consecutivo, la Dea incarna perfettamente la crisi d'identità delle nostre squadre di club. Sotto il Muro Giallo, la truppa di Raffaele Palladino si è sciolta come neve al sole, ritrovandosi ora aggrappata a una speranza che profuma di disperazione.

L'APATIA SOTTO IL MURO GIALLO - Non è servita la moviola per certificare l'inferiorità vista in Germania. I nerazzurri sono scesi in campo distratti al pronti-via, svuotati e rassegnati a galleggiare in una spettrale zona di mezzo. Il Borussia Dortmund, una volta annusata la debolezza orobica, si è limitato a gestire i ritmi senza mai sentirsi realmente minacciato. Un atteggiamento remissivo inaccettabile per chi, solo nel 2024, faceva tremare l'Europa sollevando il trofeo continentale. Ora, per evitare una prematura eliminazione e strappare il pass per gli ottavi, servirà un clamoroso tre a zero nella gara di ritorno.

IL MAL COMUNE CHE NON È MEZZO GAUDIO - La caduta atalantina non è un incidente isolato, ma l'espressione più evidente di un declino strutturale. Juventus e Inter hanno subito lo stesso trattamento umiliante, spazzate via rispettivamente dal Galatasaray a Istanbul e dal Bodo/Glimt in Norvegia. Essere teste di serie nel tabellone dei playoff si è rivelato un boomerang letale: il rischio concreto è di assistere al prossimo turno di Champions senza nemmeno un'italiana in corsa. Un disastro sportivo inaudito nella formula moderna, un vuoto che non si verificava dalla lontana stagione 2003-2004.

LO SPETTRO DI UN PASSATO RECENTE - Chi predica ottimismo ha forse la memoria corta. Già dodici mesi fa il calcio italiano aveva assaporato l'amaro calice degli spareggi: i bianconeri si arresero al Psv, il Milan al Feyenoord e proprio l'Atalanta sbatté il muso contro i belgi del Bruges. Avversarie provenienti da leghe un tempo considerate minori, che fecero poi da semplice comparsa contro le vere corazzate europee. La prospettiva odierna conferma questo inesorabile ridimensionamento: mentre inglesi, spagnole e tedesche si preparano a fare incetta di qualificazioni, l'Italia intera resta appesa a un filo sottilissimo.

L'ULTIMA CHIAMATA PER LA STORIA - C'è solo una scintilla a cui Luciano Spalletti, Cristian Chivu e lo stesso tecnico atalantino possono ancora aggrapparsi: la forza della disperazione e il fattore campo. La Dea giocherà il match di ritorno nella propria bolgia, un palcoscenico che deve spingere a un'impresa epocale. Nel passato, ribaltoni da antologia hanno dimostrato che nulla è perduto finché la palla rotola. Per cancellare questo incubo collettivo, l'Atalanta ha il dovere di gettare il cuore oltre l'ostacolo e tentare la partita perfetta nei novanta o centoventi minuti a disposizione.

Non si tratta più soltanto di salvare il cammino in coppa o di incassare i preziosi milioni europei, ma di difendere la dignità di un sistema sull'orlo del baratro. Ribaltare i tedeschi significherebbe riaccendere la luce in un tunnel buio, dove Bergamo, e l'intero panorama calcistico nazionale, rischiano di smarrirsi definitivamente.

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Sezione: Champions League / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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