Il panorama calcistico continentale sta per emettere una sentenza spietata per i nostri colori. Cullarsi nelle dolci illusioni di un'espansione tricolore nell'Europa che conta si è trasformato, nel giro di poche e disastrose notti, in un esercizio ai limiti del grottesco. L'intero movimento della Serie A, con le sue ammiraglie in clamoroso affanno, si ritrova ora a lottare per la mera dignità e sopravvivenza, costretto ad accantonare i calcoli trionfalistici per guardare in faccia una realtà cruda. Restare orfani di rappresentanti equivarrebbe a posare una pesante lastra di marmo sulle ambizioni di rinascita dell'intero sistema.

IL SOGNO INFRANTO E LO SCATTO TEDESCO - Fino a qualche settimana fa, le speranze italiane convergevano sull'intrigante bonus introdotto dalla nuova formula Uefa, che garantisce una poltrona extra in Champions League alle due nazioni con il coefficiente stagionale più florido. Oggi, questa prospettiva appare chimerica. L'Italia annaspa in quinta posizione, staccata dalla vetta. Alle spalle dell'irraggiungibile capolista, la bagarre per l'ultimo pass utile vede la Germania dettare il passo con un lieve margine sul sorprendente Portogallo, mentre la Spagna osserva sorniona dal quarto posto, pronta a calare assi del calibro di Barcellona, Real e Atletico. Sulla carta, il ritardo tricolore dai teutonici è di un solo punto, ma le dinamiche del campo rendono la scalata proibitiva: i tedeschi procedono spediti con sei club in corsa, mentre noi rischiamo di ritrovarci con la metà degli effettivi. Un gap incolmabile, acuito dal minor peso specifico garantito dai punti rastrellati tra Europa e Conference League.

LA DITTATURA FINANZIARIA DELLA PREMIER - Se la seconda casella è terra di conquista - spiega La Gazzetta dello Sport -, il primo posto è già stato blindato in cassaforte dal calcio d'oltremanica. L'Inghilterra domina con un coefficiente siderale, forte delle sue sei squadre approdate comodamente agli ottavi. Questa supremazia incontrastata non è altro che la traduzione sportiva di un'egemonia economica ormai totale. Uno strapotere che minaccia di atrofizzare l'intero ecosistema calcistico: a maggio potranno anche essere i marziani del Psg o del Real Madrid ad alzare il trofeo, ma nel frattempo il sistema britannico continuerà a fagocitare decine di milioni, scavando un solco che assume contorni sempre più umilianti per il resto del continente.

QUATTRO SORELLE AL SICURO, MA FINO A QUANDO? - Davanti a questa debacle stagionale, sorge spontaneo il terrore di un ridimensionamento strutturale: la Serie A rischia di perdere anche il diritto di iscrivere quattro formazioni alla competizione regina? Per il momento, la risposta è un confortante no. Il paracadute è offerto dalla graduatoria assoluta calcolata sull'ultimo quinquennio, dove l'Italia siede saldamente al secondo posto, dietro all'Inghilterra ma davanti alla Spagna, con un abisso di diciassette punti sulla Francia quinta (il regolamento tutela in blocco le prime quattro federazioni). Il tesoretto del passato, dunque, ci blinda.

Tuttavia, ignorare questa preoccupante inversione di tendenza sarebbe imperdonabile. Se l'emorragia di risultati dovesse persistere, le fondamenta stesse del nostro calcio finirebbero per sgretolarsi nel lungo periodo. Serve invertire la rotta fin da subito, per evitare la drammatica prospettiva di ritrovarci improvvisamente «dove non ci saremmo mai aspettati». Un ritornello amaro che il calcio italiano conosce già, e che ha il dovere di non ripetere.

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Sezione: Champions League / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 10:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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