Un'estate intera per pensare al successore di Stefano Pioli, poi Paulo Fonseca. Prima era stato Julen Lopetegui, ma la sommossa popolare del tifo milanista ha fatto fare più d'un passo indietro alla dirigenza. Primo campanello d'allarme. Poi i sondaggi con allenatori più costosi, più onerosi. Un occhio al portafogli. Secondo campanello d'allarme. Poi, Paulo Fonseca. Un'estate intera a cercare acquisti e rinforzi per il progetto, da parte di Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada, con l'ombra di Zlatan Ibrahimovic ad aleggiar lontana tra Stati Uniti e Milanello, col non meglio precisato ruolo di 'boss'. Joshua Zirkzee, acqua. Lo sguardo del ds verso la Francia, da anni terra di caccia e di scoperte. Niente da fare. Arriva un centravanti d'esperienza, di talento, di carisma, Alvaro Morata. Arrivano altri giocatori di indubbia qualità, perché Strahinja Pavlovic è un difensore di livello internazionale e lo stesso dicasi per Youssouf Fofana in mediana e se vogliamo pure per Emerson Royal come terzino, per quanto in casa Tottenham si racconta che i tifosi stiano ancora celebrando la cessione visti gli ultimi fasti del giocatore in rossonero. Avrà modo per farli ricredere, gli si augura. Ma in questo Milan?
Tanti acquisti, tanti campioni. Ma non è una squadra.
Il punto che a Milanello non hanno considerato è la costruzione di una squadra. Di acquisti funzionali. Prendete i due difensori centrali titolari contro il Liverpool: Tomori e Pavlovic sono, presi singolarmente, due ottimi giocatori. Ma l'algoritmo probabilmente non ha spiegato (quando i numeri non bastano) che insieme non funzionano. Perché sono simili, perché manca chi sappia costruire. Perché quando l'avversario pressa alto, soprattutto in Europa, soprattutto una grande squadra, allora impostare dal basso è un suicidio tattico. E col Liverpool lo si è visto. Non sono funzionali (funzionali, la parola magica!) l'uno all'altro. A Emerson manca la fase difensiva e i limiti tattici di Calabria sono stati evidenziati a lungo in questa stagione. E Theo Hernandez? Eccessi di ego e personalità a parte, è uno dei migliori del mondo nel ruolo ma tatticamente un allenatore dovrebbe impostare una squadra capace di supportarlo e sopportarlo tatticamente, anche quando si spinge in avanti. E questo Milan non lo fa. Rapidamente, il centrocampo: Fofana col Liverpool (gli esami sono sempre contro le big) ha dimostrato che a due non ha il passo per tenere gli Szoboszlai, è una straordinaria mezzala a tre. E Loftus-Cheek nei mediani non funziona, così come Reijnders dietro la punta (o da vertice) al cospetto di volanti più dinamici e rapidi di lui. E poi la trequarti: Stefano Pioli aveva pensato pensato un reparto capace di sopportare maggiormente l'indolenza tattica e supportare l'immenso talento tecnico di Leao e le caratteristiche certamente più offensive di Pulisic. Ma giocare contro il Liverpool con tutte queste frecce ha spaccato in due il Milan. Un errore tattico gravissimo, un errore di costruzione della squadra difficile da perdonare.
L'incomprensibile ruolo di Ibrahimovic. Perché a pagare deve essere solo Fonseca?
Già. "Il boss". Finché Zlatan Ibrahimovic era calciatore, ovvero uno dei migliori al Mondo, il carattere, le uscite e le sortite erano parte del personaggio. Erano una sua straordinaria sfaccettatura. Oggi che indossa giacca e cravatta, però, stonano completamente col ruolo. Gatti, gattini, boss, silenzio. Tutte storture che poco hanno a che vedere con una figura dirigenziale che piuttosto dovrebbe portare equilibrio e chiarezza. E allora il dubbio viene: se tutto questo manca, se le scelte sul mercato non hanno costruito una squadra funzionale, se l'allenatore designato non è stato capace di schierare in campo, finora, una formazione equilibrata, se la gara col Liverpool è un preoccupante ennesimo campanello d'allarme… Perché a pagare dovrebbe essere solo Paulo Fonseca in vista del derby del week-end?
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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